Recensione di Barbara Terenghi Zoia
SINOSSI
La sera del 3 settembre 1992, sul battello che solca le placide acque del lago d’Iseo, Pietro Rota rivede il profilo imponente di Montisola dopo dodici anni di assenza.
Fuggito a Milano con l’ambizione di diventare un grande giornalista, le cose non sono andate come sperava e lui si ritrova a collaborare con una scalcinata rivista scandalistica specializzata in cronaca nera.
Quello non è il trionfale ritorno a casa che aveva sempre sognato, ma la richiesta d’aiuto del padre non gli ha lasciato scelta.
Emilio Ercoli, l’uomo più ricco dell’isola, è stato ucciso in maniera feroce e i sospetti degli inquirenti si concentrano su Nevio Rota.
Tra i due, è risaputo, non correva buon sangue e diversi indizi puntano contro di lui. Convinto dell’innocenza del padre, Pietro si mette a investigare in via informale per scagionarlo, insieme al vigile urbano Cristian Bonetti.
Legatissimi fin da bambini, avevano a lungo formato insieme a Betta un terzetto indissolubile, ma i rapporti fra loro si erano guastati poco prima della sua partenza e ora Pietro è costretto a fare i conti con le conseguenze di quella rottura.
Le ricerche dei due amici svelano come, dietro la maschera dell’integerrimo benefattore, Ercoli nascondesse diversi scheletri nell’armadio, e Pietro non tarda a convincersi che la chiave per risolvere l’enigma della sua morte vada individuata in uno di quegli scheletri. Il problema è capire quale.
Mentre le maglie della giustizia si stringono inesorabilmente attorno a Nevio e le domande senza risposta si accumulano, a Pietro e Cristian non resta che continuare a scavare alla ricerca della verità, che forse giace sepolta in un’epoca tanto remota quanto oscura: i torbidi anni della Repubblica di Salò, durante i quali Junio Valerio Borghese, il “principe nero” al comando della famigerata Decima Flottiglia Mas, aveva fatto di Montisola una sorta di feudo personale.
Nel suo nuovo romanzo, La montagna nel lago, De Michelis dipinge un ritratto sulle aspettative personali della vita, sulle amicizie vere o presunte tali, sulla disillusione dei sogni e il fallimento all’interno della cerchia familiare.
Il protagonista è Pietro, fuggito da Montisola per via del difficile rapporto col padre che, dopo la morte prematura della madre, lo ha fatto crescere sentendosi trascurato, trasandato, tanto da diventare vittima di bullismo da parte degli altri ragazzini del posto.
Questa condizione ha fatto nascere in lui una grande fame di sapere e di riscatto sociale.
Pietro ha solo due amici veri, Cristian ed Elisabetta, detta Betta, un’amicizia solida che però, a un certo punto, per via di una situazione particolare, s’incrina.
Per Pietro è un segno del destino, l’occasione giusta per andarsene dal paese dove è nato e cresciuto e dove sente di non avere più legami, spinto dalla voglia di cercare un futuro migliore che accomuna tanti ragazzi cresciuti in provincia.
La montagna nel lago inizia con il ritorno forzato di Pietro a Montisola, per aiutare il padre accusato di aver ucciso l’uomo più facoltoso del paese, Emilio Ercoli.
Compagni di pesca da ragazzi i due, a causa di dissapori, non si sono più parlati fino alla sera prima della scomparsa di Ercoli, quando hanno avuto una discussione molto animata.
Un fatto che appare troppo debole come movente per un delitto feroce ed efferato, per un uomo che è stato seviziato e ucciso quasi come se fosse stato giustiziato.
Grazie alla scrittura coinvolgente di De Michelis, Il lettore entra nella storia accompagnando Pietro in questo ritorno a casa, dopo essersi lasciato alle spalle una vita in città simile a una discesa negli inferi, fatta di vizi e di aspettative irrealizzate.
Nonostante siano passati dodici anni, Pietro si sente fragile, insicuro e fuori posto, prova le stesse sensazioni di quando era soltanto un ragazzino, aggravate dalla consapevolezza di non aver trovato in città quello che desiderava.
Si sente un fallito, senza amicizie né amori su cui contare, con un lavoro come reporter per un giornale di quart’ordine che gli permette appena di sopravvivere.
Non sa che tipo di accoglienza aspettarsi dai suoi ex amici e da suo padre.
Non è ancora sceso dal battello ma vuole solo scappare, di nuovo, questa volta soprattutto da sé stesso.
La montagna nel lago è ambientato a Monte Isola, un piccolo borgo tra i più belli d’Italia affacciato sul Lago d’Iseo, che diventa coprotagonista del romanzo, con i suoi piatti tipici, come i persici e le alborelle stese a seccare al sole.
Senza dimenticare il paesaggio:
Nella luce estenuata del crepuscolo, una vaga foschia azzurrognola sfuma il profilo dei rilievi montuosi da cui è incorniciato il lago d’Iseo, facendo risaltare ancora di più l’imponente massa verde cupo che ne occupa il centro. Montisola, la montagna nel lago.
E ancora
il gabbiano si libra alto nel cielo, lasciandosi trasportare dal vento ad ali spiegate. Da lassù il Sebino -l’altro nome del lago d’Iseo – appare come un nastro azzurro srotolato.

Jacopo De Michelis
Si è laureato a Milano in filosofia teoretica.
È stato traduttore dal francese (tra gli altri di Jules Verne e George Simenon), curatore di collane e antologie e consulente editoriale.
Oggi vive a Venezia, dove è responsabile della narrativa di Marsilio Editori. Insegna presso la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, dove è titolare della cattedra di narratologia.
Da sempre interessato alle nuove tecnologie e al loro rapporto con l’editoria e la letteratura, è stato tra i fondatori nel 1994 del primo sito letterario italiano, http://www.fabula.it, e il primo in Italia a realizzare un booktrailer come mezzo di promozione e comunicazione editoriale.
Ha esordito nella narrativa con il romanzo La stazione (Giunti, 2022). Tra gli altri titoli, La montagna nel lago (Giunti, 2024).
De Michelis ha fatto un lavoro incredibile di ricostruzione storica per tutto il canovaccio della trama, che affonda le sue radici negli anni della Repubblica di Salò con riferimento in particolare alla “Decima Flottiglia Mas”.
Questa divisione della Marina, attiva dal 1943 al 1945, fu comandata da Junio Valerio Borghese, che strinse accordi e alleanze con la marina militare nazista.
Una divisione famigerata che si macchiò di terribili crimini di guerra, tra cui la tortura di partigiani o di civili presunti tali.
E proprio a questi atti orrendi lo scrittore fa riferimento durante il racconto, capitoli della nostra storia recente dimenticati o pressoché sconosciuti narrati in un intreccio che dosa sapientemente fatti storici e altri di pura invenzione.
La storia è raccontata dal punto di vista del protagonista, ad eccezione dei capitoli dedicati alla vita di Pietro sull’isola prima di andare a Milano, descritti in terza persona.
Lo stile di scrittura conferisce alla narrazione un ritmo frenetico e serrato, e i sospettati, invece di diminuire, aumentano ad ogni capitolo.
Pietro, per scovare il vero colpevole, deve fare i conti non soltanto con le poche risorse che ha a disposizione, ma anche con i troppi scheletri che la gran parte degli abitanti del paese sembra nascondere bene nell’armadio.
Il presente è inesorabilmente legato a doppio filo con un passato che in tanti vorrebbero solo dimenticare.
La montagna nel lago è un thriller imperdibile e mozzafiato, condito da mezze verità e pochi indizi visibili, dove il colpevole e la verità si svelano solo a lettura ultimata.
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