Il sonnambulo di Lars Kepler

Il sonnambulo Salotto Giallo

Recensione di Rosaria Sorgato

SINOSSI

Il cielo sopra Stoccolma è scuro come piombo, le strade sono deserte e i fiocchi di neve vorticano nella luce gialla dei lampioni.

È una notte di novembre e due agenti siedono in silenzio in una volante quando arriva una chiamata dalla centrale: è in corso una violazione di domicilio nella roulotte di un campeggio.

I due poliziotti giungono sul posto e la scena in cui si imbattono è qualcosa che non dimenticheranno mai più: il pavimento, le pareti e i mobili sono coperti di sangue, un uomo è stato brutalmente massacrato e il suo cadavere smembrato a colpi d’ascia.

Ma l’orrore non ha ancora finito di svelare tutti i suoi volti: a terra, ai piedi del letto a castello, c’è un ragazzo steso sul fianco, con un braccio mozzato sotto la testa a fargli da cuscino.

Il caso è estremamente complesso e quanto accaduto quella notte è solo il primo anello di una macabra catena.

Soltanto un uomo può riuscire a mettere fine a quest’incubo: Joona Linna.

E per calarsi nelle tenebre il commissario, questa volta, avrà bisogno dell’aiuto di un suo vecchio amico, l’ipnotista Erik Maria Bark.

Lars Kepler, pseudonimo dietro cui si cela la coppia di scrittori svedesi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, torna con Il sonnambulo, un thriller che si conferma nella tradizione di tensione ed efferatezza che caratterizza la loro produzione.

Con uno stile incalzante, carico di orrori, questo thriller è una corsa contro il tempo, oltre che un viaggio nei meandri più oscuri della mente umana e nelle complessità imprevedibili delle relazioni familiari.

La vicenda si apre con una scena scioccante, un omicidio in un campeggio deserto, un’immagine potente e inquietante.

Il sangue che ricopre la roulotte e la figura di Hugo Sand, trovato addormentato con un arto mozzato come cuscino, rappresentano un’immersione immediata nel terrore.

Kepler utilizza magistralmente questo incipit per introdurre il conflitto centrale nella prima parte del thriller: Hugo è vittima, carnefice o semplice testimone?

L’intreccio si sviluppa, inizialmente, attorno al mistero del sonnambulismo di Hugo, un tema che introduce elementi di psicologia e neurologia e offre un pretesto narrativo interessante per esplorare i limiti della memoria e della responsabilità.

Il romanzo indaga infatti il tema del sonnambulismo come metafora dell’inconscio e dell’incapacità di controllare le proprie azioni.

Kepler si addentra così nei territori più bui della mente umana, sollevando interrogativi inquietanti sul libero arbitrio e sulla responsabilità morale.

La comparsa di Joona Linna, investigatore esperto e intuitivo, e del controverso ipnotista Erik Maria Bark –  personaggi chiave anche in altri precedenti libri di Kepler – aggiunge spinta e profondità al racconto, trasformando l’indagine in una corsa contro un serial killer apparentemente inarrestabile.

La narrazione ha un ritmo sostenuto e i colpi di scena si susseguono con una frequenza impressionante.

Lars Kepler

Lars Kepler è lo pseudonimo dei coniugi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril.

Entrambi sono scrittori, ma nel 2009 hanno deciso di sospendere momentaneamente le loro carriere separate per scrivere un romanzo insieme.

Ne è nato il caso editoriale europeo del 2010, L’ipnotista, il romanzo che ha scalzato dalla vetta delle classifiche svedesi la trilogia di Larsson, e che ha inaugurato la fortunata e amatissima serie di romanzi con protagonista il commissario Joona Linna, tutti pubblicati da Longanesi: L’esecutore (2010), La testimone del fuoco (2012), L’uomo della sabbia (2013), Nella mente dell’ipnotista (2015), Il cacciatore silenzioso (2016), Lazarus (2018), L’uomo dello specchio (2020) e La vendetta del ragno (2022).

Sempre presso Longanesi è uscito Il porto delle anime (2015).

Una delle forze di Il sonnambulo è anche la capacità di Kepler di intrecciare il thriller psicologico con dinamiche familiari complesse, spalmate su più generazioni.

Hugo è figlio di un celebre scrittore e di una madre assente, la cui lotta contro la dipendenza si riflette sulla frammentazione del nucleo familiare.

In questo libro le scene di violenza sono dettagliate fino all’estremo, spesso crude, e immergono il lettore in un’atmosfera di panico costante.

Ne emerge un testo che, anche se efficace nel trasmettere un senso di urgenza e pericolo imminente, appare non adatto alle persone più sensibili.

Notevole anche la capacità di Kepler di delineare gli ambienti, creando immagini vivide, immediatamente percepibili, realtà tangibili e concrete che ben sanno trasmettere l’opprimente atmosfera invernale svedese.

La focalizzazione sui diversi personaggi è stratificata meticolosamente sia sui dettagli fisici che su quelli comportamentali con un approccio quasi cinematografico, enfatizzando l’importanza delle dinamiche interpersonali e suggerendo che ciò che viene detto (o taciuto) nei dialoghi è spesso carico di significati sottesi.

Il dialogo è, infatti, un elemento fondamentale nello stile di Kepler.

È fluido, realistico e serve non solo a muovere la trama, ma anche a delineare le diverse personalità e le loro relazioni, introducendo una tensione crescente che sottostà alla scena.

Questo approccio produce un effetto particolare: dietro l’apparente normalità si percepisce un sottofondo di disagio, come se la quiete fosse pronta a essere infranta in ogni momento.

La prosa è asciutta e diretta, con una sintassi prevalentemente semplice che facilita una lettura veloce e immersiva.

Tuttavia, non mancano frasi cariche di sfumature emotive che rendono più denso il significato.

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