Recensione di Monica Truccolo
SINOSSI
Una scritta rossa sul portone della chiesa di Montone, un pittoresco paesino ai piedi dell’Appennino umbro, preannuncia l’efferato omicidio di don Lucio Bessa, il parroco della comunità.
Pochi giorni dopo, sempre a Montone, Santo Bianconi, giornalista della Gazzetta dell’Umbria, viene mandato fuori strada mentre indaga proprio su quel caso, e finisce in coma.
Per l’ispettore della questura di Perugia Domenico Montemurro, Santo è quasi un fratello; mentre la sua vita privata va in pezzi, si getta perciò in quel l’indagine nella quale ha molto da perdere e poco da guadagnare, con una frenesia che sfiora l’ossessione.
Ad aiutarlo, più giovane di lui, c’è l’agente Nicola Russo.
Ma quella che all’inizio sembra un’inchiesta su un’infermiera che condanna a morte i malati terminali si trasforma ben presto in una discesa agli inferi disseminata di cadaveri.
I nuovi omicidi sembrano quasi delle punizioni divine, e a Montone richiamano alla memoria una maledizione: la regola del tre, secondo la quale in paese non si muore mai da soli, ma tre alla volta.
Un thriller d’esordio teso e potente che richiama le atmosfere cupe e inquietanti di True Detective e disegna con precisione una provincia italiana dove la superstizione si intreccia con la diffidenza e l’avidità.
Con la prima indagine dell’ispettore Domenico Montemurro, Roberto Rossi trascina il lettore in un vorticoso ottovolante di emozioni e colpi di scena, scandagliando i lati più oscuri delle relazioni e dei sentimenti umani: amore, amicizia, gelosia, vendetta.
Roberto Rossi esordisce con un libro di forte impatto, che cattura subito l’interesse del lettore, giocato tra misteri, suspense e omicidi efferati.
Spense il motore e la radio. Aprì lo sportello, e il silenzio lo avvolse. Con il buio e senza gli schiamazzi delle comitive, la Rocca gli apparve come un luogo tetro e ostile. Si guardò intorno e fu assalito da una sensazione di vuoto. Era solo. Lui e il niente.
Siamo sull’Appennino Umbro, a Montone, in un caratteristico borgo dalla tipica atmosfera medievale.
Qui, a morire per primo è don Lucio, il parroco del paese.
Lo scenario che l’Ispettore Montemurro si trova davanti, più che un atroce delitto, sembra un’esecuzione in piena regola.
Sarà poi la volta di un conte e poi di un giudice; mentre l’intricatissima indagine procede, ci sarà un susseguirsi di spaventosi omicidi che sembrano di origine religiosa.
Il modus operandi del serial killer, infatti, è caratterizzato dal lasciare dopo ogni omicidio un messaggio a sfondo biblico.
La trama appare intricata e contorta; nel suo fluire si scoprirà che tutto ebbe inizio quarant’anni prima, con la carneficina di una famiglia: madre, padre e la loro piccola bambina.
Solo il figlio maggiore si salvò.
«Sì, il delitto è avvenuto qui» rispose Saponara, indicando le macchie scure a terra. «Don Lucio era arrivato quassù con il suo motorino. L’abbiamo trovato proprio qui fuori. Un Boxer Piaggio verde.»
La storia è intensa, l’atmosfera inquietante e tenebrosa, tanto da insinuarsi nella mente del lettore e travolgerlo.
Attraverso le pagine del libro si scopre che gli omicidi sono legati a tradizioni medievali, risalenti addirittura all’epoca dell’Inquisizione; quindi, con scenari cruenti descritti minuziosamente ed episodi macabri particolareggiatamente narrati.
«Secondo te perché uno dovrebbe crocifiggere un uomo per poi cospargetelo di cherosene?»
«Rabbia» fu la risposta di getto dell’agente.
I personaggi sono numerosi, ma ognuno di loro rappresenta un tassello utile ai fini della storia, nessuno escluso.
I loro nomi e i soprannomi sono essenziali per poter seguire la vicenda.
Forte di una struttura complessa ma perfettamente narrata, la trama si dipana a poco a poco, svelando esecrabili segreti.

Roberto Rossi
Roberto Rossi (Perugia, 1971) è giornalista professionista.
Ha scritto e lavorato per Radio24, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, l’Unità, occupandosi di economia, politica e cronaca.
Oggi vive a Foligno, dove realizza e gestisce progetti di comunicazione per enti e imprese.
Nel 2011, ha pubblicato per Rizzoli il libro d’inchiesta Bidone nucleare.
Rossi tiene un ritmo serrato e coinvolgente, attirando l’attenzione del lettore con colpi di scena sapientemente architettati che tengono alta la tensione.
E la fiamma arse finché divenne fuoco. E il fuoco si convertì in rogo. E il rogo si trasformò in pira.
La “regola del tre”, questa maledizione secondo la quale non si muore mai da soli, ma almeno tre alla volta, inserisce un fattore di superstizione che pervade tutta la storia, rievocando paure ataviche mai sopite e la superstizione profonda e inestirpabile a essa collegata.
Le interconnessioni tra i personaggi sono spinose e complesse: una combinazione di amicizia e odio, gelosia, verità crudeli da scoprire, vendetta e amore.
«Don Lucio non sarà il solo.» disse allora l’edicolante. «Ce ne saranno altri. E’ la regola del tre» aggiunse facendo gorgogliare la voce. «E’ il castigo che affligge questo paese da quando massacrarono i Feligetti. Da allora, Dio punisce chi imbratta il suo nome. Tre alla volta.»
La prosa dell’autore è icastica e suggestiva, capace di rappresentare sia i luoghi che le personalità dei protagonisti. L’epilogo? Dovrete arrivare alla fine del romanzo e lo vorrete scoprire il prima possibile.
Cosa mancava adesso? Una ragione, si disse. Doveva solo capire il perchè. Perché tutta quella ferocia? Cos’era a muovere le leve di quella rabbia? Vendetta, si disse. Una vendetta tremenda.
Salottometro:


Roberto Rossi ha accettato di rispondere per noi di Salotto Giallo ad alcune domande in una interessante intervista a cura di Monica. Trovate l’articolo e l’intervista completa a questo link.

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