Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Monica Truccolo
Oggi ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Filippo Venturi.
Filippo Venturi (Bologna, 1972) è uno scrittore e gestore di una trattoria in centro a Bologna. Laureato in Giurisprudenza, esordisce nella narrativa nel 2010 e nel 2012 scrive il suo primo romanzo, Forse in Paradiso incontro John Belushi, la cui copertina è disegnata da Luca Carboni. Il libro è dedicato a Bologna, città nella quale le storie e i personaggi di Venturi trovano vita e ispirazione. È una Bologna a cui lo scrittore, per sua esplicita dichiarazione, “deve tutto” e per la quale, non a caso, si cimenta nei due campi dove lei eccelle: l’arte e la cucina. Venturi è infatti scrittore e oste e dal 2016 tiene su La Repubblica la rubrica Dietro al banco, attraverso la quale recensisce i suoi clienti.
Nel 2024 Filippo Venturi pubblica per la collana il Giallo Mondadori il libro Il delitto della finestrella, letto e recensito da Monica Truccolo a questo link. In occasione di questa pubblicazione, abbiamo chiesto all’autore di rispondere ad alcune domande per Salotto Giallo.
Salotto Giallo: Zucchini, il personaggio principale del libro, è un uomo divertente, ironico e scherzoso e fa lo stesso lavoro del suo ideatore! In cosa vi assomigliate e cosa invece vi distingue?
Filippo Venturi: I punti di contatto tra me ed Emilio Zucchini sono tanti. Siamo entrambi bolognesi, di mezza età (anche se ora io sono un po’ più vecchio, perché per lui il tempo non passa…), entrambi ristoratori totalmente devoti alla tradizione della cucina bolognese, perspicaci sul lavoro, nella “lettura del cliente”, dal quale siamo maniacalmente incuriositi. Anche il nostro percorso è simile: nasciamo e cresciamo nella nostra città, che lasciamo sempre controvoglia. Ci laureiamo in giurisprudenza, senza seguire la carriera forense, entrambi abbiamo avuto la nonna miglior cuoca del mondo, che ci ha trasmesso la passione per la cucina. Ah, entrambi abbiamo fatto i deejay’s…
Forse Zucchini è nato per essere Filippo Venturi che non ha messo su famiglia. Libero, indipendente, solare nelle relazioni sociali, eppure così ombroso quando c’è da mettersi in gioco, restio a fare scelte di vita.
Zucca è il classico bolognese che non si butta, che non cerca sorprese, per cui la vita va bene così, immutabile.
Tra noi si è creata una simbiosi particolare negli anni. Inizialmente lui era un mio alter ego. Per renderlo credibile agli occhi del lettore, mi sono basato sulla mia esperienza quotidiana e ho finito forse col guardarmi troppo dentro.
Ora credo di essere io il suo. Lo mando avanti al posto mio, perché è più bravo di me con la gente, ne ha più voglia. Ormai non so più se sia lui a ispirarsi a me o viceversa. Quando Zucca non c’è, mi manca e lo vado a cercare.
Salotto Giallo: Zucchini collabora in maniera ufficiosa con la polizia, eppure il suo rapporto col commissario Iodice è tutt’altro che sereno, sfociando spesso in battibecchi esilaranti. Il suo lavoro nella trattoria è stato fonte di ispirazione per costruire questo tipo di relazione?
Il “povero” commissario Iodice è un poliziotto sgangherato. Lo deve essere. Ahi-lui, gli tocca la parte dell’antieroe, perché l’eroe è Zucchini.
Rispetto ai primi casi, oggi lo trovo più simpatico. Meno malvagio e più maldestro. Una sorta di Ispettore Zenigata per Lupin III. Non è un caso si sia ammorbidito.
Io ho rispetto per le forze dell’ordine e sono quasi dispiaciuto nel dover dipingere Iodice in questo modo.
Non c’è un’ispirazione nella realtà, se non che a me piace giocare con i ruoli. Creare confusione. Un po’ come è la vita di tutti i giorni. Non sai realmente chi siano i buoni e chi i cattivi. Non è retorica dire che avvertiamo questa contraddizione quotidianamente, sentendo le notizie dei media.
Salotto Giallo: Nel romanzo tratta il tema della transizione di genere, argomento spinoso e di cui si discute molto. Quali sono i motivi alla base di questa scelta e perché inserire una tematica così delicata all’interno di un giallo?
Filippo Venturi: Mi ricollego alla risposta di cui sopra, perché credo sia l’esempio di scuola delle contraddizioni cui faccio riferimento.
C’è gente che si riempie la bocca sull’importanza della famiglia e poi nell’ombra fa le peggior cose. E intanto ti giudica. Anche se ciò che fai, o meglio, ciò che sei, non lede minimamente i suoi diritti, ti attacca. Ne fa il suo slogan. Ma è solo paura del diverso, che rigurgita in prepotenza.
E io ripeto: chi sono i buoni e i cattivi? Mi chiedete qual è il motivo della scelta di trattare questo argomento così spinoso in un giallo? Provo a rispondere citando una frase del libro:
“C’è una canzone di una delle interpreti italiane più note, uscita qualche anno fa, che decanta la meraviglia di essere simili. Emilio, quando l’ascolta, ne apprezza la melodia, la canticchia, ma finisce con il focalizzarsi sull’esatto contrario del suo messaggio: la meraviglia è essere diversi, altroché. E ciononostante rispettarsi, accettarsi, volersi bene. Amarsi.”
Salotto Giallo: Bologna, con le sue strade e i suoi quartieri descritti dettagliatamente non è solo sfondo ma anche personaggio del romanzo, e la sua cucina diventa protagonista indiscussa. Qual è il filo che lega la buona tavola al romanzo giallo?
Filippo Venturi:
Il cibo nella lunga tradizione della narrativa poliziesca ha una grande importanza. Umanizza i caratteri dei personaggi, palesa le qualità dei nostri amati investigatori, i loro usi, le abitudini, i gusti. Contraddistingue le classi sociali, ci fa conoscere tempi e luoghi. Definisce le ambientazioni. In questo senso Bologna è unica, soprattutto per chi, come il sottoscritto, ha l’opportunità di narrare le “gesta” di un oste-detective.
Salotto Giallo: Nel romanzo Zucchini ha un rapporto di amicizia con i suoi dipendenti. È così anche per lei nella sua trattoria?
Filippo Venturi: Certo che lo è.
In ogni ambiente di lavoro (ma non solo) la serenità è l’ingrediente più importante. L’empatia è la base di ogni gruppo.
Preferisco un collaboratore meno bravo, ma con le doti giuste per lavorare di squadra a uno più abile, ma a cui non importa andare d’accordo coi colleghi.
Il segreto del successo di squadra è l’armonia. Io non sopporto le conflittualità. Quando c’è un contrasto, cerco sempre di ricucire, anche se penso di aver ragione. Quando sbaglio chiedo scusa. Lavoro ogni giorno a stretto contatto con i miei ragazzi, passo più tempo con loro che con i miei familiari, ci manca solo che non siamo amici.
Salotto Giallo: Eccoci infine alla nostra domanda di rito. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?
Filippo Venturi: Domanda di rito, ma insidiosissima.
Filippo Venturi si siederebbe con Don Winslow, suo maestro, mentore, fonte di ispirazione assoluta e gli farebbe la domanda più banale: come organizzi la tua giornata di scrittura?
Emilio Zucchini invece, che è molto più intelligente e romantico di lui, inviterebbe una donna, una delle tante brave scrittrici di cui è pieno il mondo, la porterebbe a cena e starebbe ad ascoltarla tutto il tempo.
Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista e gli da appuntamento al prossimo libro.

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