Recensione di Cristina Casareggio
SINOSSI
L’odore dei libri si mischia alla polvere del gesso delle lavagne. Ida sa bene che la biblioteca di via Panisperna è un luogo speciale.
Da quando lavora lì la sua vita è cambiata. Tra quelle aule, rubando nozioni di fisica agli studiosi più importanti della materia, ha assaporato l’indipendenza e la libertà. Cosa non comune per una donna nell’Italia degli anni Trenta. Lì ha incontrato lo studioso Ettore Majorana di cui è diventata amica.
Lì ha incontrato Alberto e l’amore più grande che si possa provare. Ma all’improvviso tutto cambia. Il padre ha scelto per lei un marito e non le resta che celare sotto mille strati di rimorsi un grande segreto. Nel frattempo il gruppo di giovani fisici si divide, fino alla misteriosa scomparsa di Majorana.
È la fine di un’era. Sono passati tanti anni da allora, Ida ormai è una donna adulta. Eppure è a quel passato che la sua mente si aggrappa ora che il mondo sembra crollarle addosso. Per non soccombere, l’unica soluzione è tornare al tempo in cui è stata felice. Tornare con i ricordi tra quelle aule.
Tornare a coltivare la speranza che Majorana non sia morto, ma abbia solo deciso di cambiare vita, forse perché le sue ricerche scientifiche stavano diventando pericolose. Le sono giunte voci che questo sia possibile e che con Majorana ci sia Alberto. Il suo Alberto.
Forse sono solo dicerie. Ma quando il destino ti mette alla prova bastano piccole emozioni per sentirsi ancora vivi. E Ida sa che deve venire a patti con le luci come con le ombre della sua vita.
Barbara Bellomo torna dai suoi amati lettori con un romanzo importante che racconta un episodio su cui non è mai stata fatta piena luce: la scomparsa di Ettore Majorana. Ma soprattutto ricostruisce l’ambiente dell’istituto di via Panisperna in cui giovani ricercatori italiani fecero scoperte eccezionali nel campo della fisica nucleare. La biblioteca dei fisici scomparsi è la storia di una donna e della sua voglia di riscatto. Una storia di segreti, di amore, di perdono e di speranza.
Negli anni ’30 a Roma in via Panisperna presso l’Istituto di fisica dell’Università, Enrico Fermi ha guidato un gruppo di studiosi verso importantissime scoperte nel campo della fisica nucleare.
Si tratta di un gruppo di studiosi, “i ragazzi di via Panisperna”, costituito da Fermi stesso, Arnaldi, Segré, Rasetti e Ettore Majorana.
Ragazzi che forse non avevano compreso la portata delle loro scoperte ma che hanno segnato un’epoca.
A Ida il fisico ricorda un bambino che guarda incredulo Babbo Natale intento a nascondere un regalo sotto l’albero.
Partendo dalle circostanze misteriose della scomparsa di Majorana, Barbara Bellomo con La biblioteca dei fisici scomparsi scrive un romanzo che sviscera la società italiana di quegli anni.
La scomparsa di Ettore è un vero e proprio rebus. Dove trovare il bandolo della matassa?
La protagonista è Ida, una quarantenne sposata che scopre un tradimento del marito. Non si tratta del primo, ma questo è più grave perché l’amante è incinta.
Ida lascia quindi Torino per tornare dalla sua famiglia in Sicilia e ritrovare sé stessa.

Barbara Bellomo
Barbara Bellomo, laureata in Lettere, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia antica e ha lavorato per diversi anni presso la cattedra di Storia romana dell’Università di Catania. Attualmente insegna in una scuola superiore. All’attivo ha diverse pubblicazioni di storia romana.
Questo viaggio è sì un percorso lungo l’Italia, ma è anche un percorso interiore profondo. Ida vuole ritrovare la sé stessa viva e felice come era stata soltanto quando era la bibliotecaria di via Panisperna.
Il romanzo alterna capitoli al presente e capitoli al passato, portandoci a viaggiare nel tempo e nello spazio per ricostruire la vita della protagonista.
Il viaggio inizia a Torino, la città del lavoro e dell’operosità, dove tutti sono indaffarati nel fare qualcosa; una città ricca e lussuosa.
Torino le piace, la trova la città più elegante che abbia mai visto. Con le vie larghe, i palazzi ben curati, i portici chiari che la trasformano in un salotto.
Arriviamo fino in Sicilia dove Ida si rifugia a casa della madre, l’isola dei colori, dei profumi, della natura rigogliosa dove “il tempo scorre lento.”
Qui Ida rimette mano ai propri ricordi e alla propria vita. Da giovane ha sfidato la società patriarcale dell’epoca per trovarsi un lavoro, ha lottato duramente con il padre per potere lavorare.
Ida si domanda se l’uomo abbia compreso quanto forte sia il suo desiderio di uscire di casa e di sentirsi autonoma, anche se per poche ore. E cosa le bruci dentro ogni volta che pensa che le donne sono considerate solo una costola dell’uomo.
La società dell’epoca si riconosce chiaramente nella famiglia di Ida, tutti a seguire i dettami del padre, nessuno osa contraddirlo e quando Ida lo fa, diventa una “scostumata”.
E’ un “mondo di convenzioni” e una “società che considera le donne esseri marginali.”
E vent’anni dopo, quando Ida lascia il marito, la condizione purtroppo non è migliorata di molto. La donna viene quasi nascosta in casa dalla madre per evitare che in paese si sappia di lei o il perché del suo ritorno.
La biblioteca dei fisici scomparsi non è un libro di storia, ma la storia entra come protagonista nel romanzo con credibilità.
La chicca di questo romanzo è l’amore per la letteratura che affiora in ogni pagina, oltre al cameo di Sciascia, compaiono tra tanti altri: La casa in collina di Cesare Pavese, Uno, nessuno, centomila di Pirandello, Il vecchio e il mare di Hemingway.
Barbara Bellomo attraverso Ida e il suo amore per la lettura omaggia i grandi classici.
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