Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
Sul litorale tra Cozze e Polignano, nella favolosa terra pugliese, agosto e le sue temperature bollenti danno un po’ di tregua solo la mattina presto. Ecco perché il commercialista Giancarlo Gallo sceglie proprio l’alba per inaugurare l’inizio delle ferie con la consueta passeggiatina igienica del suo cocker in una riserva naturale a poche centinaia di metri dalla sua villa. Dovrebbe essere una veloce parentesi prima di una giornata in spiaggia, e invece il cagnetto gli depone ai piedi quella che a occhio e croce sembra essere una mandibola umana…
Impressione presto confermata dalla moglie, medico legale. Il cold case che ne scaturisce – Tiziana, una ventenne scomparsa il giorno della finale dei Mondiali dell’82 – piomba sulla scrivania del commissario Pasquale Cavallo, alle prese con moglie e suocera per l’organizzazione degli imminenti festeggiamenti per le loro nozze d’argento. Chi ha ucciso Tiziana più di quarant’anni prima? E perché? Più passano i giorni, più la verità sembra allontanarsi. Ma in un luogo come Cozze, dove tutti si conoscono, qualcosa inizia a emergere.
Mariantonietta digitò il numero della questura e alzò gli occhi al cielo. Il suo amabile marito quella mattina era intrattabile.
In Un caso di coscienza, un giallo con toni da commedia, il ritrovamento di resti umani riporta l’attenzione sulla scomparsa di Tiziana Decatris, una ragazza di vent’anni di cui si erano perse le tracce nel 1982.
A occuparsi del caso sarà il commissario Pasquale Cavallo, chiamato a ricostruire una vicenda rimasta irrisolta.
Il cocker, uscendo di grancassa da un trullo diroccato, lo raggiunse uggiolando di contentezza e lo omaggiò di qualcosa che, a occhio e croce, aveva tutta l’aria di essere una mandibola.
L’indagine procede attraverso testimonianze e interrogatori che finiscono per appesantire il ritmo della narrazione. Già prima della conclusione, alcuni sviluppi permettono di intuire come si siano svolti i fatti, rendendo il percorso investigativo meno avvincente. Anche l’ironia, affidata soprattutto agli scambi in dialetto pugliese, non risulta particolarmente incisiva e non riesce a dare al racconto quella vivacità che ci si potrebbe aspettare da un giallo dai toni da commedia.
«Questa non è una prova» teorizzò Salvatore Guadagno.
«Amare qualcuno non significa diventarne l’assassino.»
Tra gli aspetti più riusciti c’è il personaggio del commissario Pasquale Cavallo, un uomo perbene, onesto e scrupoloso, che affronta il proprio lavoro con serietà e senso del dovere. Nella vita privata, invece, sembra avere meno voce in capitolo e deve destreggiarsi tra le richieste della moglie e quelle della suocera, mentre i preparativi per le nozze d’argento si trasformano in un’ulteriore fonte di preoccupazione.
Il contrasto tra il commissario impegnato nelle indagini e l’uomo alle prese con le complicazioni familiari lo rende simpatico e umano, regalando alla narrazione qualche momento ironico.
Fu tutto inutile, poiché, nonostante l’accortezza e il basso profilo tenuto fino a quel momento, Lucia lo attese al varco del talamo nuziale e lo aggredì dandogli del porco, del puttaniere e perfino del pervertito.

Gabriella Genisi
Gabriella Genisi è autrice della serie del commissario Lolita Lobosco, da cui è stata tratta la fiction di successo Le indagini di Lolita Lobosco, in onda su Rai1. Per Nero Rizzoli ha pubblicato Pizzica amara (2019), La regola di Santa Croce (2021), il racconto Le guardiane del faro nell’antologia Le invisibili (2022) e L’angelo di Castelforte (2023), disponibili in BUR.
La scrittura di Gabriella Genisi è fluida e piacevole e accompagna con naturalezza lo sviluppo della vicenda.
La narrazione alterna le fasi dell’indagine alle vicissitudini personali del commissario, lasciando spazio sia alla ricostruzione dei fatti sia agli aspetti più quotidiani della sua vita. Le due componenti, tuttavia, non sempre trovano un equilibrio efficace e il racconto perde a tratti quella vivacità che avrebbe potuto rendere più coinvolgente il percorso investigativo.
Stavolta lo slip minimale con il quale lo accolse era di colore verde. Un bel verde brillante, color erba, forse, si disse Pasquale. No, ecco, era verde pisello, decise dopo aver riflettuto meglio.
La costa pugliese, con le sue atmosfere estive, fa da cornice a una vicenda in cui i rapporti di paese e i legami consolidati nel tempo possono rendere più difficile fare luce sul passato. Ricordi, silenzi e reticenze riaffiorano a distanza di anni, mostrando quanto possa essere complicato ricostruire una storia quando il tempo ha confuso le tracce e molti segreti attendono ancora di essere svelati.
«Cosa vuole che le dica, all’epoca ero solo un ragazzino. Vivevo al Nord, trascorrevo le vacanze estive sul Gargano e non avevo mai sentito nominare Cozze.»
La vicenda si intreccia con una storia del passato in cui amore, perdita e segreti si legano indissolubilmente.
Il trascorrere degli anni non cancella le conseguenze delle scelte compiute e, talvolta, proprio ciò che sembrava ormai lontano torna a interrogare le coscienze. Il titolo richiama così il peso delle responsabilità individuali e la difficoltà di fare i conti con le proprie azioni, anche quando si crede che il tempo abbia ormai chiuso ogni questione.
Una mano tremante si sollevò verso la fotografia ma poi cadde, non aveva la forza di afferrarla per portarsela alle labbra, per tenerla vicino al cuore.
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