Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
A Bayeux, un tempo tranquilla cittadina della Normandia, il sangue è un debito che va pagato fino all’ultima goccia. Tutto ha inizio con un urlo nella notte. Un vecchio fabbro ucciso nella sua bottega, un corpo abbandonato su una barca alla deriva e un’unica enigmatica firma: le lettere di un nome perduto. Il commissario Pierre Planté, arrivato da Parigi in cerca di pace dai propri demoni, si ritrova suo malgrado catapultato in una scia di omicidi rituali, scoprendo ben presto che le vittime condividono tra loro un dettaglio inquietante: un gruppo sanguigno raro e un legame invisibile con una tragedia dimenticata.
Mentre la nebbia si alza sulle strade di Bayeux, Planté dovrà scavare tra i segreti di una comunità che preferirebbe dimenticare, scoprendo che la vendetta è un piatto che attraversa le generazioni. La bambina senza sangue è un romanzo intenso che scava nelle pieghe della sofferenza umana e della redenzione. Una storia di amore incondizionato, nata dal buio di una tragedia e destinata a sfidare le convenzioni e il tempo.
Come parlare de La bambina senza sangue senza anticipare più del dovuto? L’approccio giusto sarebbe riproporre la trama e approfondire personaggi e luoghi, ma quanto sarebbe riduttivo?!
Franco Monero ha regalato ai suoi lettori un altro capitolo della vita del commissario Pierre Planté e, facendolo, ha donato a perfetti sconosciuti parte delle sue emozioni e, probabilmente, dei suoi pensieri. Se non si sono letti i capitoli precedenti, niente paura: La bambina senza sangue funziona benissimo da solo. Forse troppo. Tanto da perdonare a Monero anche qualche passaggio stridente.
A proposito di stridere, Monero le storie te le racconta per suoni e immagini. Ricchissimo di onomatopee, il testo risulta fluido fino all’inverosimile. I rumori si fanno scena. Gli odori escono dalle pagine. Il fumo delle millemila Gauloises invade la stanza. La bambina senza sangue, insomma, ti scorre davanti agli occhi pervadendo tutti i sensi.
Bayeux e Parigi. Le botteghe degli anni ’60 e gli uffici della polizia. Le strade battute dalle prostitute e le corsie d’ospedale. La disperazione, le lacrime, il riscatto, la vendetta. Pantoufle.
Ecco, forse di lui mai nessuno ha parlato abbastanza. Un micio solo, sperso nell’androne di un palazzo. Un micio che occupa sì e no qualche paragrafo, ma che si fa portatore di qualcosa di ben più grande. Pantoufle è vita, normalità, fame e sete. È istinto primario. Sopravvivenza.
Cos’è la vita per chi ha perso tutto?
E per “perso tutto” non s’intende solo a livello materiale.
Cos’è dunque la vita per chi la vita se l’è tolta di dosso a furia di scelte sbagliate?
Questo è l’interrogativo chiave attorno a cui ruota La bambina senza sangue. La vita di un padre che padre non ha saputo essere fino all’ultimo; di una madre che non si arrende alla realtà di non esserlo; di un poliziotto, due, tre poliziotti che corrono, inseguono, ragionano, imprigionano tutti ma non vincono i loro fantasmi.
Era un uomo sul viale del tramonto, che non aveva più nulla da chiedere a quella vita misera e disordinata.
La bambina senza sangue è un gioco al massacro. A chi ha avuto la vita più dura. È il gioco di chi combatte per rialzarsi senza rialzarsi veramente mai.

Franco Monero
Franco Monero nasce nel 1969 ad Acqui Terme.
Gran sportivo in gioventù, alle scuole superiori detiene tutt’ora il record di assenze giustificate facendo parte delle rappresentative di calcio, atletica, pallavolo, pallamano e basket.
Lascia gli studi per inseguire un sogno che ben presto, però, gli verrà portato via.
Negli anni a venire si dedica soprattutto al disegno e alla pittura, sue grandi passioni fin da ragazzino.
Nel 1999 prende parte alle riprese del film di Guido Chiesa Il partigiano Johnny, ma è nella scrittura che trova un nuovo percorso. Così nel 2003 partecipa, con l’inedito Le verità segrete, al premio letterario l’Autore indetto dalla Maremmi Editore Firenze, a cui seguirà la pubblicazione da parte della stessa casa editrice.
Nel 2007 Franco Monero pubblica con Seneca Edizioni Torino il suo secondo legal-thriller Il lato oscuro della luna.
Nel 2008 la nascita della primogenita Sofia lo allontana per un po’ dal mondo della scrittura, ma qualche anno dopo dalla penna dell’autore fuoriesce la figura di Pierre Plantè, ispettore di polizia in una Parigi degli anni ’50, impegnato a risolvere intricati enigmi che lo porteranno a verità sconcertanti, nonché a combattere i fantasmi di un doloroso passato che puntualmente riemergeranno nella sua mente.
Così nel 2012 esce La rondine di cristallo a cui farà seguito nel 2016 Il riflesso del male (entrambi pubblicati con Robin Edizioni), thriller psicologici che tengono incollati i lettori fino all’ultima riga dell’ultima pagina.
Con la Oakmond Publishing, ha pubblicato il giallo parigino La scelta di Plantè e il racconto Il bacio un racconto d’amore e attesa ambientato nella sua città natale.
È questo il bello di Franco Monero: inserire una nota di speranza che suona un po’ disperata perché laddove scorre il sangue, e dove il sangue cessa di espletare la sua funzione vitale, spesso rimane commiserazione, non serenità, e ancora qualche scelta che appesantirà ancora una volta il bagaglio di vita da trascinarsi dietro.
Era stato il tormento a portarlo a prendere quella decisione.
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