Il libro di Nicola Lagioia e il film di Edoardo Gabbriellini
A cura di Samuela Moro
TRAME
LIBRO
«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell’incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?» “Le parole di Nicola Lagioia ci portano dentro il caso di cronaca più efferato degli ultimi anni. Un viaggio per le strade buie della città eterna, un’indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull’istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo, o chi potevamo diventare.
Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo più giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile.
È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l’attenzione, sconvolgendo nel profondo l’opinione pubblica ed è la natura del delitto a sollevare le domande più inquietanti.
È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l’omicidio come un caso di possessione.
Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l’intero mondo che li circonda. Nicola Lagioia segue questa storia sin dall’inizio: intervista i protagonisti della vicenda, raccoglie documenti e testimonianze, incontra i genitori di Luca Varani, intrattiene un carteggio con uno dei due colpevoli. Mettersi sulle tracce del delitto significa anche affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo. Una città che in quel momento non ha un sindaco, ma ben due papi.
Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere”.
FILM
Luca ha ventitrè anni. Vive in una famiglia che lo ha adottato e che lo ama. Si muove con i suoi amici tra la periferia e il centro e ha una fidanzata con cui vive un amore giovane ma importante per entrambi. Luca sta cercando la sua strada, in un’età in cui tutto sembra ancora possibile e al tempo stesso già perduto, e in questa ricerca vive una doppia vita. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.
Ci sono storie che il tempo lascia intatte.
A dieci anni dal delitto di Luca Varani, quella storia continua a interrogare chi la incontra, per la brutalità con cui è stata consumata e soprattutto per l’assenza di una risposta capace di spiegare come un gesto tanto atroce possa essere stato compiuto.

È da questa impossibilità che nasce La città dei vivi di Nicola Lagioia, e proprio da qui riparte oggi il cinema.
Pubblicato nel 2021 e definito da molti un capolavoro, il libro di Lagioia è il risultato di un lavoro di ricerca enorme e minuzioso. Il grande interesse suscitato dalla vicenda ha trovato negli anni nuove forme di racconto: tra queste anche il podcast La città dei vivi, scritto da Nicola Lagioia con Alessia Rafanelli e prodotto da Chora Media, che ha riscosso un grande successo.
L’autore segue il caso, raccoglie documenti e testimonianze, incontra i testimoni, ricostruisce le carte processuali, gli interrogatori, gli scambi di messaggi e le pubblicazioni sui social.
Soprattutto, prova ad avvicinarsi a ciò che sembra impossibile da comprendere: la natura del male e quel punto di rottura oltre il quale una persona può trasformarsi in carnefice.
Ogni cosa era sospesa tra armonia e disordine, bellezza e noncuranza, socialità e sfacelo. Poi, però, tutto aveva preso a scivolare rapidamente verso la parte notturna.

Nicola Lagioia
Nicola Lagioia è uno scrittore italiano che ha a lungo diretto il Salone del Libro di Torino. Autore di Poesia on-line, volumetto allegato all’Annuario della poesia italiana curato da Giorgio Manacorda (Castelvecchi, 2001), per minimum fax (per cui dirige “nichel”, la collana di narrativa italiana) ha pubblicato nel 2001 il suo primo romanzo, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi).
Per Fazi ha pubblicato il saggio Babbo
Natale. Ovvero come la Coca Cola ha colonizzato il nostro immaginario collettivo (2009). Ha pubblicato racconti in varie antologie: Patrie impure (Rizzoli 2003), La qualità dell’aria (minimum fax, 2004) che ha curato assieme a Christian Raimo, Semi di fico
La Roma raccontata da Lagioia diventa parte integrante della storia. È una città malata, degradata, corrotta, attraversata dalle droghe e dalle disuguaglianze, e insieme desiderata, amata, capace di offrire a chi la vive una libertà che altrove sembra impossibile.
Dentro questa Roma si muovono tre famiglie distrutte da una tragedia e una moltitudine di persone convinte di conoscere Luca, gli assassini, la notte in cui tutto è accaduto.
Ognuno ha una propria versione dei fatti, mentre la vittima finisce quasi inevitabilmente per essere schiacciata dal racconto degli altri.

È proprio qui che il film La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, nelle sale dal 1° ottobre dopo la presentazione del 4 settembre al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti, compie la sua scelta più significativa. Liberamente ispirato al libro, sposta il cono di luce. Lagioia cerca di entrare nella mente dei carnefici nel tentativo di comprendere l’incomprensibile; Gabbriellini sceglie invece di riportare Luca al centro.
Luca ha ventitré anni. Ha una famiglia che lo ama, degli amici, una fidanzata, una vita ancora da costruire. Sta cercando la propria strada e la propria identità, vivendo quella fase della vita in cui tutto sembra ancora possibile e, nello stesso tempo, già perduto.
Il film restituisce spazio a questa umanità, prima che la cronaca la cancelli dietro la figura della vittima.
Il regista affida questo sguardo a un linguaggio asciutto e naturalistico e insieme lirico, nel quale il suggerimento acquista più forza dell’immagine esplicita. “
Questo film non offre alcuna spiegazione per la tragedia, nessuna intuizione e nessuna teoria sugli adolescenti o sulla società di oggi
spiega Gabbriellini.

Il suo è un racconto di formazione interrotto, attraversato da una distanza pudica e da una scelta precisa:
Non c’è violenza esplicita in nessun movimento e in nessuno sguardo. Solo tenerezza.
Libro e film diventano così due modi diversi di avvicinarsi alla stessa ferita. Uno cerca il punto in cui nasce il male, l’altro restituisce un volto e una vita a chi quel male lo ha subito.
E forse è proprio questo che rende ancora così inquietante la storia di Luca Varani: dopo dieci anni, la domanda resta lì, intatta, davanti a noi.
Come può accadere qualcosa che, fino a poco prima, sembrava semplicemente impossibile?


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