Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
«Lava sopra lava. Tutto si pitta di nero.»
Ottobre 2018. Mentre l’Etna oscura il cielo con una pioggia di cenere che ricopre ogni cosa, un duplice omicidio sconvolge la costa siciliana nei pressi di Acireale. Sotto la lingua delle vittime, un misterioso rito: due monete d’argento con inciso il simbolo della Theta.
L’ispettore Luigi Traversa, in fuga da un passato che non smette di tormentarlo, si ritrova immerso in un’indagine che affonda le radici in un vecchio caso del 2002. Tra regolamenti di conti, antiche leggende e l’ombra di un male ancestrale che scende dalla “Montagna”, Traversa dovrà scoprire se ha il coraggio di calarsi nel fondo del pozzo. Perché è solo lì, dove non c’è più né sole né luna, che si nasconde la verità.
In Theta Infelix Rosario Russo costruisce un giallo che parte seguendo le regole più classiche del genere.
Un duplice omicidio, un ispettore chiamato a indagare, una serie di piste che si aprono e si intrecciano e, naturalmente, un passato che torna a bussare alla porta e personaggi con storie personali abbastanza forti da non restare semplicemente sullo sfondo del caso.
«Potrebbero raffigurare il simbolo del Theta Infelix. Si tratta di un segno convenzionale utilizzato nell’epigrafia latina per indicare il decesso di una persona. Una metafora di morte, insomma.»
Luigi Traversa è forse quello che più di tutti deve trovare un equilibrio. Veneto trasferito in Sicilia, si è lasciato alle spalle qualcosa che ancora lo tormenta e prova a ricominciare, anche sentimentalmente, con Nerina, una commessa che lavora in un negozio di abbigliamento.
Il suo rapporto con la nuova terra non è quello di chi la conosce da sempre e questo contribuisce a renderlo un osservatore particolare, capace di muoversi dentro una realtà che deve ancora imparare a comprendere.
Quella terra era un trionfo di follia e ragione, grandezza e miseria, eroismi e meschinità. Vita e morte. Luigi sospirò e si chiese se un giorno sarebbe riuscito a capirla per davvero, quell’isola.
Attorno a lui Russo inserisce personaggi molto diversi fra loro.
Antonio Lorefice porta sulle spalle un debito di riconoscenza verso zio Tano, ex capo clan ormai in pensione che considera quasi un padre, mentre la sua relazione con Gemma, una prostituta di cui è innamorato, aggiunge un’altra dimensione alla sua vicenda personale.
Si pentì di aver pensato proprio a quella parola. Che significava “perbene”? Chi era perbene, e chi poteva giudicare gli altri, tracciar una riga dritta mettendo di qua quelli buoni, educati, e di là quelli socialmente riprovevoli?
Sonia Orlando, vice ispettrice e madre single di Matteo, è forse il personaggio che più racconta la fatica di stare in piedi quando tutto il resto sembra perdere senso.
Il lavoro è diventato il suo appiglio, l’unica cosa capace di darle una direzione mentre fuori dall’ufficio cerca, con risultati non sempre semplici, di rimettere insieme la propria vita.
Personaggi che possiedono debolezze, desideri, rapporti complicati e soprattutto qualcosa da perdere. Le loro storie si incrociano con quella principale senza prendere completamente il sopravvento e permettono al romanzo di mantenere una dimensione umana anche quando la vicenda si fa più oscura.
La criminalità organizzata attraversa la storia con la sua rete di rapporti, riconoscenze e vecchi legami.
Il duplice omicidio acquista un peso particolare anche perché una delle vittime è il figlio di un boss latitante, e questo cambia immediatamente la prospettiva dell’indagine.
Per Lorefice, poi, la presenza di zio Tano rende tutto ancora più delicato. Quello che sulla carta dovrebbe essere un semplice caso da risolvere si intreccia con una figura alla quale è legato da un rapporto quasi filiale.
Russo riesce così a raccontare una mafia fatta anche di rapporti personali, fedeltà, debiti e silenzi, dove le relazioni possono contare quanto le gerarchie e dove il passato continua a condizionare il presente.
E poi c’è la Sicilia.

Rosario Russo
Rosario Russo (1986) è nato a Catania, vive e lavora ad Acireale. Laureato in Storia, nel 2019 pubblica il romanzo poliziesco Quattordici spine (Algra Editore), mentre nel 2020 è la volta di Effetti collaterali (Algra Editore), raccolta di sei racconti siciliani di genere e prima creatura della collana editoriale SiciliaNiura.
Nel 2022 è presente nell’antologia Giallo Siculo (Delos Digital) con il racconto Impressioni di settembre.
Quella di Russo è una terra concreta, fatta di persone, contraddizioni e linguaggio, ma anche di memoria e credenze che arrivano da molto lontano.
Da lì, la decisione di punire i colpevoli col simbolo della Theta, in omaggio a coloro che per primi avevano considerato ‘a Muntagna un contenitore di magia e morte.
L’Etna domina il romanzo con la sua presenza imponente. La Montagna influenza l’atmosfera della storia e sembra quasi custodire qualcosa che appartiene a un tempo precedente ai suoi stessi protagonisti.
Le antiche credenze diventano così parte integrante del mistero e contribuiscono a creare quell’incertezza fra ciò che gli uomini raccontano e ciò che realmente è accaduto.
Placare la rabbia dei demoni col sangue dei colpevoli
Anche il dialetto utilizzato nei dialoghi ha un ruolo importante. Russo non lo risparmia e, proprio per questo, riesce a dare alle conversazioni una voce riconoscibile e profondamente legata al territorio.
È una scelta che può richiedere un minimo di attenzione a chi non ha familiarità con certe espressioni, ma restituisce ai personaggi un’immediatezza che una lingua completamente standardizzata probabilmente avrebbe attenuato.
«Caliti juncu ca passa la china».
«Ah, adesso sì che mi è tutto chiaro», fece l’ispettore sollevando le mai.
Theta Infelix è un romanzo che non rinuncia alla dimensione più umana dei suoi protagonisti.
La componente mafiosa, il passato che ritorna, l’Etna e le credenze legate alla Montagna costruiscono un’atmosfera particolare, mentre l’indagine rimane il filo che tiene insieme tutto il resto.
Russo costruisce un giallo classico, e lo arricchisce con un’ambientazione fortemente caratterizzata e con personaggi che hanno una vita anche oltre le pagine dell’inchiesta.
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