Il gioco della conta di Sinéad Nolan

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

In un piccolo villaggio sulla costa irlandese, Jack e Saoirse, fratello e sorella, hanno l’abitudine di giocare nella foresta poco distante dalla fattoria dove vivono. Una sera, però, soltanto Jack torna a casa. Della tredicenne Saoirse non c’è traccia. Nel giro di pochi giorni la notizia della scomparsa è sulla bocca di tutti e il panico attanaglia l’intera comunità: Saoirse non è la prima ragazza a sparire nella foresta, e la gente del posto mormora che questa sia infestata dai fantasmi.

Il piccolo Jack, traumatizzato, si rifiuta di parlare; rivela soltanto che Saoirse è sparita durante il gioco della conta, un gioco ideato dalla madre per tenere lontane le influenze negative. Mentre la polizia locale, coordinata dall’ispettore Walter Morris, inizia a perlustrare la zona, a supporto delle indagini viene chiamata Freya Hemmings, una psicoterapeuta alle prese con un grave lutto personale a cui è affidato il compito di rompere il silenzio di Jack.

Ben presto emerge un quadro familiare tutt’altro che sereno: si delineano scenari sinistri e si riaprono vecchie ferite; ma anche i personaggi che gravitano attorno alla famiglia sembrano nascondere dei lati oscuri. La corsa per ritrovare Saoirse si fa sempre più serrata: tutti sono sospettati, e più Freya, Walter e Jack si avvicinano alla verità, più si trovano in pericolo.

Con Il gioco della conta, Sinéad Nolan firma un thriller psicologico d’esordio che costruisce la propria tensione sull’incontro tra mistero, superstizione e traumi familiari profondi.

Al centro della storia una famiglia segnata dal dolore, quella di Jack e Saoirse, inserita in una piccola comunità irlandese degli anni Novanta, circondata da una foresta che sembra estendersi ben oltre i suoi confini fisici, insinuandosi nelle paure, nelle convinzioni e nei segreti dei suoi abitanti.

Il 1995, anno in cui il conflitto nordirlandese attraversa una delicata fase di transizione, fa da sfondo a un paese diffidente verso le autorità e più incline ad affidarsi alle proprie convinzioni che alla razionalità della Garda.

Un atteggiamento che contribuisce a rendere Drumsuin un luogo chiuso, dove il pettegolezzo e le credenze popolari finiscono spesso per avere più peso dei fatti.

La narrazione procede attraverso tre voci che si alternano capitolo dopo capitolo: quella di Freya, psicoterapeuta chiamata a occuparsi del caso, raccontata in prima persona, e quelle di Jack e Saoirse, affidate invece alla terza persona. Una scelta particolarmente efficace, soprattutto nei capitoli dedicati ai due bambini, perché Nolan riesce a raccontarne pensieri e azioni senza sovrapporre lo sguardo adulto al loro modo di percepire la realtà. Ciascuna voce aggiunge così un tassello alla vicenda, offrendo una prospettiva diversa e lasciando al lettore il compito di ricomporre progressivamente il quadro.

In questo sistema narrativo il personaggio di Freya rappresenta un perfetto punto di equilibrio. È a metà tra il mondo adulto e quello infantile, tra la razionalità con cui affronta il proprio lavoro e le credenze di una comunità in cui tutti sembrano conoscere la storia della foresta. Come racconta lei stessa:

Non avevo mai avuto l’intenzione di concentrarmi su casi di questo genere, avevo iniziato casualmente anni prima nell’ambito di un’indagine criminale. Ma tra un imprevisto e l’altro, ormai ero il punto di riferimento principale della Garda per i casi più strani e complessi che coinvolgevano bambini traumatizzati.

Anche il suo passato problematico la rende particolarmente adatta a confrontarsi con una famiglia segnata dal dolore e con una vicenda nella quale il confine tra trauma, paura e realtà diventa sempre più sottile.

La foresta è infatti una presenza costante e, in qualche modo, una protagonista de Il gioco della conta.

Sinéad Nolan

Sinéad Nolan è cresciuta giocando nei boschi e sulle spiagge della verdeggiante contea di Dublino. Ha collaborato come giornalista freelance per il «Sunday World» e l’«Irish Independent», e alcuni suoi racconti sono stati selezionati per i Momaya Press Awards e i Francis MacManus Awards di RTÉ Radio.

Oltre a dedicarsi alla scrittura, esercita la professione di consulente psicologica accreditata presso la BACP nel suo studio privato a Londra. Il gioco della conta è il suo romanzo d’esordio.

Nolan la descrive con grande attenzione, trasformando gli elementi naturali in parte integrante dell’atmosfera: pioggia, vento, umidità, alberi e cielo accompagnano la narrazione e contribuiscono a costruire una tensione costante, che cresce attraverso l’atmosfera e la descrizione del paesaggio.

La foresta è anche il luogo in cui prendono forma le credenze popolari e la paura della comunità, sospesa tra ciò che può essere spiegato e ciò che sembra sfuggire alla razionalità.

La gente di qui crede che nella foresta viva una “creatura” che è l’incarnazione dei loro spiriti tormentati, una presenza terrificante che fa scomparire le persone. Il risultato è che tutti evitano la foresta

La foresta, oltre che luogo da evitare, diventa progressivamente un’ossessione, capace di alterare la percezione di chi la frequenta o anche soltanto di chi vive nelle sue vicinanze. È qui che il romanzo trova uno dei suoi equilibri più riusciti, lasciando continuamente aperta la possibilità che dietro le leggende ci sia qualcosa di diverso da ciò che la comunità vuole credere.

Ed è proprio l’ambiguità tra il mostruoso e l’umano uno degli aspetti più interessanti del romanzo. Accanto al mistero, Il gioco della conta affronta temi come i traumi infantili, il peso delle difficoltà psicologiche all’interno di una famiglia e soprattutto lo stigma che può svilupparsi in una comunità ristretta, dove il giudizio e il pettegolezzo rischiano di diventare una seconda forma di violenza.

La maggior parte della gente non crede ai mostri – perlomeno non a quelli d’invenzione. Di solito i mostri sono gli esseri umani.

L’esordio di Sinéad Nolan mostra una notevole capacità nel costruire atmosfere e nel mantenere viva l’incertezza. Più che cercare soltanto la risposta a un mistero, Il gioco della conta porta il lettore a interrogarsi sulla natura delle paure collettive e infantili, nonchè sulla facilità con cui una comunità può trasformare ciò che non comprende in una leggenda.

Un thriller psicologico che trova nella foresta il proprio cuore oscuro, ma che suggerisce, fino alla fine, che i mostri potrebbero trovarsi molto più vicino di quanto si immagini.

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