E i Carabinieri lo permettono
Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
A Nuoro è quasi l’alba. Poco oltre il carcere di Badu ‘e Carros, l’avvocata Annamaria Marras, una vecchia conoscenza del maresciallo Mirko Stankovic, lo aspetta nei pressi di una discarica abusiva. Ogni società ha bisogno di un luogo come questo, dice. Poi gli affida un incarico che Stankovic sa di non poter rifiutare. Presto dovrà indagare su un omicidio. Il suo. Quando pochi giorni dopo l’avvocata viene trovata morta nel suo studio, Stankovic capisce che quella richiesta non era il delirio di una donna spaventata.
Marras è morta, e Mirko è l’unico a sapere che la vittima aveva già previsto tutto. Costretto a coordinare le indagini, il maresciallo si mette sulle tracce dell’assassino insieme ai fedeli collaboratori Gavino Cossiga e Grazia Maria Deledda. Le ricerche li conducono nel cuore della Barbagia, terra di segreti e superstizioni, dove il legame con le radici è più forte di quello di sangue e dove sa zustissia, la giustizia, viene osservata con sospetto. Qui scopriranno che dietro la morte della Marras si nasconde una verità difficile da immaginare, legata a doppio filo a una brutta storia che risale a molti anni prima.
Con il ritmo, la tensione e l’ironia che lo contraddistingue, il collettivo di scrittura Elias Mandreu scrive un noir contemporaneo e corale che alla forza dell’indagine affianca un’umanità sfaccettata, viva e cruda come la terra che la ospita, dove i segreti sono destinati a restare sepolti molto a lungo. Se i Carabinieri lo permettono.
Se Dio vuole, seguito di Mantene s’odiu, vede l’avvocato Annamaria Marras, che nel primo romanzo era una figura ambigua, potentissima e moralmente discutibile, diventare la vittima dell’indagine e costringere Stankovic a confrontarsi con i fantasmi lasciati aperti dal precedente romanzo.
Il secondo capitolo dedicato al maresciallo Mirko Stankovic approfondisce e trasforma le conseguenze della prima indagine, mettendole al centro della seconda.
Chi ha letto Mantene s’odiu ricorda bene la Marras, capace di muoversi con naturalezza in quella zona grigia dove diritto, potere e convenienza finiscono uno sopra l’altro.
Era uno dei personaggi più enigmatici del primo romanzo e proprio per questo la sua morte assume un valore simbolico.
Cade una figura che sembrava conoscere troppo, vedere troppo e custodire segreti destinati a non emergere mai.
È come se il romanzo precedente continuasse a vivere nelle pagine di questo secondo capitolo, dimostrando che nessuna scelta resta davvero confinata nel passato.
L’omicidio dell’avvocato è il punto di partenza di una storia che intreccia una vecchia rapina, segreti sepolti da decenni, interessi economici, memorie collettive e quella particolare idea di giustizia che appartiene alla Barbagia.
In questa terra la legge dello Stato e quella non scritta della comunità convivono in un equilibrio fragile, e i Mandreu sfruttano questo conflitto per costruire una tensione costante, dove il passato continua a reclamare il proprio conto.
«Ma in questo posto, ogni cosa ha in genere più di una chiave di lettura e niente può essere compreso appieno se lo si guarda da un solo punto di vista…»

Elias Mandreu
È il nome di un collettivo composto da Andrea e Mauro Pusceddu e da Eugenio Annicchiarico.Ha pubblicato i romanzi Nero riflesso, Dopotutto e partecipato alle antologie Giallo Sardo e Giallo sardo 2, curate da Francesco Abate e edite da Piemme.
In Se Dio vuole, gli autori affrontano il tema della verità.
La verità giudiziaria non coincide quasi mai con quella morale, e i personaggi si muovono continuamente in quella zona grigia dove ciò che è legale non sempre è giusto e ciò che è giusto non sempre può essere dimostrato. Nessuno dei due riesce davvero a prevalere, e proprio da questa tensione nasce buona parte della forza narrativa.
Mirko Stankovic è un protagonista decisamente riuscito. È impulsivo, ironico, spesso insofferente alle regole, ma profondamente umano e, insieme all’appuntato Cossiga “il presidente” e all’appuntata Grazia Maria Deledda, forma un trio che difficilmente si dimentica. Il tutto seguito dal PM Savier, che sembra leggere nella mente di Stankovic, manco fosse un indovino.
Quell’uomo aveva la dote snervante di leggere nei pensieri altrui e completarne le frasi. O almeno questa era l’impressione sgradevole che Mirko aveva ogni volta che ci aveva a che fare.
Anche la Sardegna continua a essere protagonista.
Le montagne della Barbagia, i piccoli paesi, le campagne, le strade isolate e perfino le discariche diventano simboli di una memoria che non si lascia cancellare.
Tutto sembra conservare le tracce di ciò che è accaduto. La terra osserva, custodisce e, prima o poi, restituisce ciò che qualcuno aveva cercato di nascondere. È una Sardegna lontana dalle immagini da cartolina, raccontata con un realismo che alterna durezza e poesia, dove il paesaggio entra nella psicologia dei personaggi fino a diventarne parte integrante.
Un tratto che ormai sembra caratterizzare la narrativa dei Mandreu è la costruzione temporale.
La storia procede attraverso continui salti tra presente e passato e ogni ritorno indietro aggiunge un tassello indispensabile, modifica la percezione degli eventi e costringe il lettore a rimettere continuamente in discussione ciò che credeva di sapere.
I Mandreu sembrano avere una fiducia enorme nell’intelligenza del lettore: infatti, questa è una struttura narrativa che richiede attenzione, ma che viene gestita con equilibrio e naturalezza, senza mai generare confusione. Il lettore scopre il passato nello stesso momento in cui lo scopre Stankovic e questo fa sì che il passato non interrompa mai il ritmo, ma diventi esso stesso parte dell’azione.
Leggere questo secondo volume avendo ancora negli occhi le premesse del primo permette di apprezzare appieno la maturazione della trama e la tridimensionalità della visione degli autori.
Se Dio vuole si conferma così un seguito all’altezza, regalando una lettura travolgente, intelligente e finemente calibrata, capace di intrattenere e di lasciare una traccia profonda nella memoria del lettore.
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