Recensione di Samuela Moro
TRAMA
La baita è nascosta così in profondità tra gli alberi che nessuno potrebbe trovarla per caso. Nessun vicino. Nessuno a cui chiedere aiuto. Mary conosce ogni rumore del bosco: il vento tra i rami, il verso degli animali, i passi di Cal quando torna al tramonto. Sa cosa deve fare prima che lui apra la porta. Sa quali parole dire, quando sorridere, quando tacere. Ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. Cal la osserva più a lungo. Si irrita per un piatto servito in ritardo, per una risposta sbagliata, per un’esitazione di troppo.
E mentre il bosco intorno alla baita sembra stringersi sempre di più, Mary comincia a ricordare frammenti della sua vita di prima. Una vita che Cal ha sepolto insieme a tutto ciò che era una volta. Poi, sotto le assi del pavimento, Mary trova delle lettere. Sono state scritte dalla donna che viveva nella baita prima di lei.
Una donna che seguiva le stesse sue regole. Ogni lettera è un avvertimento. Mary non è la prima. E se non capisce in fretta cosa è successo alla donna che gliele ha lasciate, non sarà nemmeno l’ultima…
In Non uscire dal bosco, Becca Day costruisce un thriller psicologico claustrofobico, sospeso tra manipolazione e violenza di genere e ambientato in una cornice tanto suggestiva quanto opprimente: le brughiere delle Highlands scozzesi.
Questa non è una casa piena d’amore. Ma di paura
Mary vive isolata in una baita nel bosco, sottomessa alle regole stabilite da Cal, l’uomo che condivide con lei quella vita chiusa e sorvegliata. Quando trova, sotto le assi del pavimento, le lettere di una donna che l’ha preceduta nello stesso ruolo, capisce di non essere la prima e che il tempo per scoprire cosa le sia successo potrebbe non bastarle.
Lo stile di Becca Day è serrato e si sviluppa attraverso capitoli in prima persona, una scelta che, per chi conosce anche i romanzi di Freida McFadden, può rendere inevitabile il confronto tra le due autrici e far sì che, in alcuni passaggi, l’una richiami l’altra. La tensione, tuttavia, non nasce tanto da colpi di scena o ribaltamenti improvvisi, quanto dal racconto quotidiano dei pensieri di Mary, del suo vissuto più intimo, delle sue paure e del progressivo risveglio da quel torpore indotto dalla manipolazione subita.
Ci sono stati altri momenti come quello, che ho cercato disperatamente di farmi scivolare addosso, per poter sopravvivere all’incubo. Ma ora mi sto risvegliando.
È in passaggi come questo che si misura la lenta riconquista di consapevolezza della protagonista. Sono la pittura, la scrittura e la volontà di recuperare se stessa a tenerla in vita in un mondo chiuso, scandito da una routine quasi carceraria che l’ha resa docile e rassegnata all’assenza di vie di scampo.
Il ritrovamento delle lettere e la consapevolezza di essere stata privata della propria identità segnano il punto di svolta che la spinge a voler ritrovare se stessa, a qualunque costo.
Il racconto in prima persona consente un’analisi approfondita della psicologia di Mary e permette al lettore di entrare nella sua mente, condividendone la disperazione e il progressivo ritorno alla consapevolezza.
Parallelamente, anche la figura di Cal prende forma poco alla volta, fino a essere definita pienamente verso il finale, quando l’ingresso di nuovi personaggi significativi allarga la prospettiva della vicenda e offre uno sguardo più ampio su quanto accaduto e sulle sue conseguenze.
Il rapporto tra i due protagonisti viene descritto senza ambiguità:
A lui piace chiamarlo così. Un matrimonio. Marito e moglie. Ma non lo è. È qualcosa di malato e perverso

Becca Day
Becca Day è una scrittrice inglese di thriller psicologici. Autrice bestseller in
Inghilterra, racconta il lato oscuro delle relazioni familiari e di coppia, con storie tese,
disturbanti e ricche di colpi di scena. Non uscire dal bosco è il suo primo romanzo
pubblicato in Italia.
La scrittura di Becca Day si distingue per la capacità di costruire un’atmosfera opprimente attraverso la descrizione della quotidianità di una donna la cui identità è stata cancellata e che lentamente cerca di riappropriarsene.
Il risultato è un romanzo capace di tenere alta la tensione senza affidarsi necessariamente a continui colpi di scena, ambientato in un luogo tanto sconfinato quanto capace di amplificare, per contrasto, il senso di soffocamento della storia.
Le pagine scorrono rapidamente, pur trattando temi tutt’altro che leggeri: la manipolazione, la violenza di genere fisica e psicologica, la volontà di riappropriarsi di sé e l’attaccamento alla vita, più forte di qualsiasi crudeltà subita.
Non uscire dal bosco di Becca Day si configura, in definitiva, come un romanzo cupo e teso, un vero page turner dall’atmosfera soffocante, capace di unire un’ambientazione ricercata e suggestiva a una riflessione lucida e senza sconti sui meccanismi della violenza domestica e sul difficile percorso di riconquista di sé.
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