Dietro ai cani di Michèle Pedinielli

Dietro ai cani Salotto Giallo

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

Nizza, primavera 2017. Ghjulia “Diou” Boccanera, detective testarda e fuori dagli schemi, si imbatte per caso nel cadavere di un giovane eritreo. L’inchiesta ufficiale è affidata al suo ex, il comandante Jo Santucci, ma Diou non riesce a restare a guardare.

Decisa a dare un nome a quel ragazzo e a scoprire chi l’ha ucciso, inizia una ricerca che la conduce fino a Breil-sur-Roya, piccolo paese al confine tra Francia e Italia, attraversato da rifugiati in cerca di una nuova vita.

Quegli stessi sentieri di montagna sono stati battuti in passato da altri uomini e donne in fuga. Nell’autunno del 1943, un ragazzo guida gli ebrei che scappano dai nazisti verso la salvezza. Passato e presente si intrecciano al confine italo-francese, dove ieri come oggi c’è chi rischia tutto per attraversare una frontiera.

Dietro ai cani è un giallo intenso che parla di coraggio e solidarietà. Con il suo stile ricco di energia, tra colpi di scena e risate, Michele Pedinielli racconta una storia che invita a riflettere sul destino di chi è costretto a lasciare la propria casa nella speranza di un futuro migliore.

Con Dietro ai cani  Michèle Pedinielli conferma tutto ciò che aveva mostrato in Boccanera e sotto molti aspetti lo affina e lo rende ancora più interessante.

Ritroviamo immediatamente Ghjulia “Diou” Boccanera con la sua voce ironica, disincantata e profondamente umana.

È uno di quei personaggi che non hanno bisogno di essere presentati: bastano poche pagine, una battuta, uno sguardo, un dialogo per riconoscerla.

Pedinielli continua a costruire la sua protagonista lasciando che siano le sue parole, più ancora delle descrizioni, a raccontarne il carattere.

È proprio nei dialoghi che emerge una delle qualità più sorprendenti della scrittura dell’autrice. Rapidi, affilati, spesso al vetriolo, riescono a essere nello stesso tempo divertenti e rivelatori. Ghjulia affronta quasi ogni interlocutore con un’ironia pungente che non risparmia nessuno: amici, poliziotti, sospettati e perfino le persone a cui è più legata diventano protagonisti di schermaglie verbali irresistibili.

Non si tratta però di semplici battute inserite per alleggerire il racconto.

L’umorismo di Pedinielli nasce dai personaggi stessi. È il modo in cui Diou osserva il mondo, affronta il dolore, tiene a distanza la retorica e continua a vivere senza lasciarsi sopraffare dagli eventi. L’ironia non interrompe il noir: ne diventa parte integrante. È questa forse la caratteristica più originale della serie.

Anche quando la storia affronta temi duri, la scrittura conserva una apparente leggerezza. Nel giro di poche righe si passa dal sorriso alla malinconia, dalla battuta dissacrante alla durezza della cronaca, senza mai dare al lettore la sensazione di qualcosa di artificiale.

È uno stile personale, riconoscibile, che ormai rappresenta il marchio di fabbrica di Michèle Pedinielli.

Ma Dietro ai cani aggiunge anche qualcosa di nuovo. Pur mantenendo il ritmo serrato e l’urgenza narrativa tipici del Polar francese, il romanzo sceglie di approfondire la figura di Ghjulia Boccanera. Il suo passato emerge poco alla volta, attraverso ricordi, incontri e riflessioni che si inseriscono con naturalezza nella narrazione. Non sono parentesi, ma tasselli che contribuiscono a dare ancora maggiore spessore a una protagonista già straordinariamente credibile.

È una scelta che dimostra la fiducia dell’autrice nel proprio personaggio. Se in Boccanera il piacere era quello della scoperta, qui è quello dell’approfondimento.

Pedinielli non si limita a raccontare una nuova indagine: continua a costruire, una donna complessa, ironica, fragile quando serve e capace di affrontare il mondo con una forza che nasce più dall’intelligenza che dalla durezza.

Naturalmente Dietro ai cani resta prima di tutto un polar di grande efficacia.

La vicenda prende avvio da due casi apparentemente distinti: la scomparsa di una ragazza appena maggiorenne, che Ghjulia viene incaricata di ritrovare, e l’omicidio di un giovane rifugiato eritreo, indagine affidata a Joseph Santucci, suo ex, già presente nel primo libro.

Michèle Pedinielli

Michele Pedinielli, metà corsa metà italiana, Michèle Pedinielli vive a Nizza ed è nota per i suoi romanzi noir ironici e socialmente impegnati. Ha ottenuto diversi riconoscimenti in Francia per la sua produzione. Boccanera è stato insignito del Prix Lion Noir 2019, assegnato al Festival Livre Policier de Neuilly-Plaisance ed è il suo esordio in Italia (Fandango Libri 2025)

Pedinielli dissemina con pazienza personaggi, vicende e fili narrativi che sembrano procedere autonomamente, per poi farli convergere nella seconda parte del romanzo con grande naturalezza.

L’indagine privata e quella ufficiale finiscono così per unirsi in un mosaico narrativo in cui ogni tassello trova il proprio posto senza forzature, mantenendo alta la tensione fino alle ultime pagine.

A questo si affianca un ulteriore piano narrativo, ambientato durante la Seconda guerra mondiale, che racconta la fuga degli ebrei attraverso il confine tra Italia e Francia. Inizialmente sembra una storia parallela, ma il suo significato emerge progressivamente, arricchendo il romanzo di una profondità che va ben oltre il semplice intreccio investigativo.

È proprio qui che Dietro ai cani rivela la propria ambizione.

Pedinielli utilizza il polar non soltanto per raccontare un delitto, ma per interrogarsi sul presente. Attraverso l’indagine parla di confini, di integrazione, di accoglienza, della paura dell’altro e di quelle ideologie che, ieri come oggi, possono trasformarsi in tragedie umane.

Le montagne tra Italia e Francia sono rimaste le stesse. Un tempo erano attraversate da chi fuggiva dalle persecuzioni razziali; oggi da chi scappa da guerre, fame e dittature.

Pedinielli non mette a confronto due epoche per cercare facili parallelismi, ma per ricordarci che la storia cambia protagonisti molto più rapidamente di quanto cambino i confini.

A lettura ultimata nel lettore restano soprattutto due i sentimenti, solo apparentemente opposti: indignazione e speranza. Indignazione per la violenza, per la totale mancanza di pietà e per l’incapacità di comprendere chi è diverso da noi. Speranza perché, nonostante tutto, il romanzo continua a credere nelle persone che scelgono di aiutare, di accogliere e di non voltarsi dall’altra parte. Oggi può sembrare un messaggio difficile da condividere, quasi ingenuo, ma forse è proprio l’unico che merita di essere difeso.

Con questo romanzo Michèle Pedinielli conferma il valore della serie dedicata a Ghjulia Boccanera. Il polar è costruito con precisione, i dialoghi restano tra i migliori del noir contemporaneo e la protagonista acquista ulteriore profondità.

Ma soprattutto dimostra che una grande storia investigativa può ancora raccontare il nostro presente senza rinunciare né alla tensione narrativa né all’umanità dei suoi personaggi.

Salottometro:

4,5
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