Dove finisce il silenzio di Roberto Silvestri

Dove finisce il silenzio Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

In una lussuosa villa genovese, un magistrato è riverso sul pavimento. Morto. Accanto al corpo ci sono i suoi due figli. Per tutti è un omicidio. Per Riccardo e Rebecca è il punto di rottura di una storia cominciata molti anni prima, quando il padre uccise la moglie sotto gli occhi del figlio.

Da allora Riccardo ha fatto del controllo una forma di sopravvivenza. Rebecca ha scelto la fuga: una vita altrove, abbastanza lontana da non dover più nominare ciò che è accaduto. Ma quando Riccardo ritrova l’arma con cui suo padre uccise sua madre, il passato torna a reclamare il suo posto.

Le versioni si incrinano. Le omissioni si moltiplicano. E si riapre una domanda che nessuno aveva mai osato formulare: che cosa è stato nascosto davvero, quella notte? Tra la verticalità inquieta di Genova e le luci rarefatte della Norvegia, Dove finisce il silenzio è un thriller psicologico sull’eredità della violenza, sui segreti familiari e su tutto ciò che una famiglia può tacere, ma non cancellare. Perché la verità non assolve. Costringe solo a guardare.

Il magistrato Augusto Sforza De Vincentis, come voleva che lo chiamassero. Ora è qui, davanti a me… Non leggerà più sentenze, non ostenterà più la sua superbia, non tratterà più i figli come imputati.

Roberto Silvestri apre Dove finisce il silenzio portando il lettore immediatamente sulla scena del delitto, come nel più classico dei thriller.

Pagina dopo pagina, però, diventa evidente che il mistero rappresenta soltanto il punto di partenza di un racconto che sceglie di guardare oltre il crimine. Il thriller psicologico diventa infatti lo strumento attraverso cui indagare la mente umana e scavare nelle conseguenze dei traumi infantili, restituendo voce a quelle che, nei casi di femminicidio, vengono spesso definite “vittime collaterali”: i figli costretti a convivere con le conseguenze della violenza domestica.

Più che il delitto in sé, è proprio questo lungo percorso di esplorazione interiore a rappresentare il vero motore del romanzo.

Roberto Silvestri racconta come uno stesso trauma possa generare reazioni profondamente diverse, seguendo il percorso di due fratelli segnati da un passato comune ma destinati a elaborarlo in modi opposti.

Il femminicidio, conseguenza di una violenza domestica sistematica, diventa così il punto di partenza per riflettere sulle ferite invisibili che continuano a condizionare la vita di chi resta

Riccardo Sforza De Vincentis teneva le braccia incrociate e si proteggeva dietro un muro impenetrabile, anche se inesistente. Per nascondersi. Come aveva fatto per tutta la vita.

La struttura narrativa rispecchia questa scelta. Dopo l’apertura sulla scena del crimine, il romanzo compie un lungo passo indietro per ricostruire il passato dei protagonisti, alternando il presente a brevi flashback che riportano gradualmente alla luce ricordi, emozioni e traumi. La narrazione alterna inoltre la prima e la terza persona, contribuendo a restituire prospettive differenti e ad approfondire il vissuto dei personaggi.

Per buona parte della lettura si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti a due romanzi destinati a convergere progressivamente, fino a trovare nel delitto il punto di incontro tra la dimensione psicologica e quella thriller.

L’intera prima parte di Dove finisce il silenzio è dominata dall’introspezione e dalla costruzione psicologica dei protagonisti. È un lungo viaggio dentro l’anima di Riccardo e Rebecca, due personaggi complessi, profondamente segnati dalla violenza subita e impegnati, ciascuno a modo proprio, nel difficile tentativo di ricostruire un equilibrio.

Proprio questa attenzione alla dimensione emotiva comporta un ritmo più riflessivo e una presenza ancora marginale della componente thriller, una scelta narrativa perfettamente coerente con gli obiettivi del romanzo e sostenuta da una scrittura limpida, scorrevole, ma estremamente attenta alle sfumature psicologiche dei personaggi.

Riccardo e Rebecca non sono personaggi pensati per suscitare un’immediata empatia. Il loro vissuto li rende contraddittori, talvolta difficili da comprendere, ma proprio questa complessità rappresenta uno degli aspetti più riusciti del libro.

Le loro fragilità, le reazioni spesso opposte allo stesso trauma e le inevitabili contraddizioni li rendono autentici e profondamente credibili.

Rebecca è una donna enigmatica, dominata dalla rabbia e dal rancore, sentimenti che le impediscono di ricostruire il rapporto con il fratello

In tutti questi anni mia sorella ha costruito dentro di sé una storia completamente diversa dalla realtà e io, venendo qui, le ho dato l’occasione di raccontarla. Nei suoi pensieri io sono stato fortunato. Addirittura privilegiato (…) Mi domando perché mia sorella provi tutto questo rancore, perché abbia in seno tutta questa cattiveria

Riccardo rappresenta invece l’altra possibile risposta allo stesso trauma. Fragile, schivo e incapace di fidarsi degli altri, sviluppa un bisogno quasi ossessivo di controllare ciò che lo circonda

Quel suo maledetto bisogno di contare i passi che li portavano in qualsiasi posto

L’ambientazione accompagna efficacemente il percorso emotivo della narrazione.

Genova e la Norvegia

solo prati verdi alternati a specchi d’acqua, ponti, case di legno e qualche renna…

con due mari profondamente diversi, finiscono per riflettere gli stati d’animo dei protagonisti, contribuendo a rafforzare il contrasto tra il peso del passato e la difficile ricerca di una nuova possibilità di vita.

Solo quando il racconto torna al presente e al delitto il ritmo accelera sensibilmente, lasciando emergere con maggiore decisione la componente thriller. A quel punto le due anime del romanzo si fondono definitivamente: da una parte la tensione narrativa, dall’altra il lungo lavoro di analisi psicologica che l’ha preceduta.

Roberto Silvestri

Roberto Silvestri vive a Genova e da sempre progetta edifici pensati per la vita delle persone, mettendo al centro l’esperienza umana e i suoi aspetti più interiori. Da questo sguardo nasce il suo percorso narrativo, iniziato nel 2019 con il romanzo “Le risposte che non so darti”, menzione d’onore al Premio Letterario Città di Sarzana 2020. Sul sito http://www.robertosilvestri.it e attraverso i propri canali social racconta storie di vita contemporanea e di regioni estreme del Nord Europa, in dialogo costante con una comunità di lettori sempre più ampia.

È proprio questo equilibrio a rendere Dove finisce il silenzio di Roberto Silvestri un thriller diverso da molti altri, nel quale il mistero non rappresenta il fine della narrazione, ma il mezzo attraverso cui raccontare il peso della violenza domestica e le sue conseguenze sulle vittime che troppo spesso restano invisibili.

Alla fine, al di là della soluzione del caso, ciò che davvero resta è il ritratto di due figli costretti a convivere con un trauma destinato a ridefinire per sempre la loro esistenza

Avevi undici anni, non potevi farci niente. Tu sei stato solo un’altra vittima di quello stronzo di tuo padre…

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