Il gioco di Valerio Marra

Il gioco Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Elia ha quattordici anni, troppi sensi di colpa e una paura che lo paralizza: finire dentro uno di quei biglietti. A Vallepiana, ogni estate, la festa di San Michele e il Palio delle contrade accendono il paese tra sfide, rivalità e segreti di famiglia. Ma quando la statua del santo cade durante la processione, qualcosa si rompe nell’aria. Poco dopo compare un biglietto anonimo. È l’inizio di un percorso di indizi e indovinelli che svela, uno dopo l’altro, i segreti più nascosti del paese. I biglietti si moltiplicano. La comunità si spacca tra paura e morbosa curiosità. Gli adulti perdono la testa, si accusano, si tradiscono.

Ed Elia, che osserva tutto con gli occhi spalancati di chi sa di avere qualcosa da nascondere, capisce prima degli altri che quel gioco non è un gioco. È un conto alla rovescia. Al suo fianco, come sempre, c’è Gilda, sua sorella gemella, silenziosa e considerata “diversa” da tutti: c’è chi dice che sia un po’ lenta e c’è chi è molto più duro e cattivo, quando parla di lei. Mentre i loro genitori e tutto il paese scivolano verso una vera e propria caccia alle streghe, i due fratelli devono trovare il coraggio di guardare la verità negli occhi, anche quando fa male.

Valerio Marra firma un romanzo brillante, percorso da una tensione elettrica, che invita a una corsa a perdifiato di lettura e diverte come un libro-gioco. Un meccanismo geniale, che ricorda per temi e felicità d’invenzione grandi esempi della letteratura, da Stephen King a Niccolò Ammaniti.

«Vallepiana aveva i suoi modi per ricordarti che ogni segreto, prima o poi, torna a bussare.»

Con grande abilità e potenza descrittiva, Valerio Marra apre il romanzo tratteggiando Vallepiana e i suoi abitanti attraverso l’occhio attento e la voce di Elia, protagonista e narratore della vicenda.

Quattordici anni, un peso sull’anima troppo grande per la sua età.

La Cosa, quella che non nominavo mai nemmeno nella mia testa, tornò a muoversi, lenta

Elia rappresenta il crocevia attraverso cui il lettore entra in contatto con il paese, la sua famiglia e i suoi segreti: i genitori, la sorella gemella Gilda, considerata dai compaesani semplicemente e brutalmente “ritardata”, e una comunità che osserva, giudica e ricorda.

La scelta della narrazione in prima persona permette un immediato coinvolgimento, favorendo l’immersione nella storia e offrendo uno sguardo privilegiato sui pensieri e sulle emozioni del protagonista.

Lo stile è fortemente immaginifico e sensoriale: l’autore punta molto sulle descrizioni, accurate ed efficaci, che riproducono non solo immagini, ma anche suoni e odori, stimolando i sensi del lettore e restituendo pienamente l’atmosfera del paese attraverso la lente del Palio, sospeso tra credenze popolari e religione

L’aria sapeva di brace, di fritto e di zucchero filato e lungo il marciapiede i camion degli ambulanti borbottavano con i generatori accesi (…) A Vallepiana, la festa di San Michele dura tre settimane e inizia a fine febbraio, spesso mentre il carnevale non è ancora finito. Così, tra maschere e preghiere, finiscono per mescolarsi santi e diavoli.

Nel corso del racconto, lungo e dettagliato, Elia si rivela poco alla volta.

Il lettore scopre un ragazzo vittima di bullismo, ma soprattutto custode di un segreto che gli pesa sull’anima come una colpa granitica, quasi impossibile da affrontare e da sgretolare

ci sono giorni in cui si cresce senza volerlo solo perché non si può tornare indietro

Attraverso la caratterizzazione dei personaggi, fisica e psicologica, viene delineata anche la vita di questo paese di provincia, dove tengono banco segreti e racconti, leggende popolari e pettegolezzi, religione e superstizione.

Valerio Marra

È uno scrittore e saggista italiano. Lavora e vive a Roma ed è laureato in Scienze per l’investigazione e la sicurezza presso l’Università degli Studi di Perugia. È autore, tra gli altri, dei romanzi La donna del lago (2019) e Una notte buia di settembre (2021) e del saggio La storia di Roma in 100 delitti (2022).

Marra dimostra una notevole cura nella scelta delle parole e dei dettagli: bastano pochi tratti per rendere immediatamente riconoscibili figure come ‘o Tappo, Davide lo Scheletro o Braciola, personaggi che contribuiscono a dare spessore e autenticità al microcosmo di Vallepiana.

Anche la pioggia diventa una presenza costante e silenziosa

Il cielo era basso e grigio

Le condizioni meteorologiche accompagnano e riflettono l’atmosfera plumbea e vagamente opprimente che permea le pagine del romanzo. Un paese che sembra muoversi in blocco ogni volta che compare un nuovo bigliettino della misteriosa caccia al tesoro che si svolge parallelamente al Palio, aggiungendo tasselli a una verità nascosta e portando alla luce segreti che molti preferirebbero lasciare sepolti. Vallepiana finisce così per assumere i contorni di un personaggio collettivo, unito da paure, reticenze e silenzi.

Scritto bene, con descrizioni minuziose e accurate sia dei personaggi sia dell’ambiente, narrato in prima persona e costruito attraverso salti temporali che favoriscono una struttura narrativa a puzzle, Il gioco presenta indubbi punti di forza.

Le descrizioni rappresentano infatti uno degli aspetti più riusciti del romanzo, contribuendo a costruire un’ambientazione vivida e credibile.

Al tempo stesso, però, questa attenzione al dettaglio finisce talvolta per rallentare il ritmo narrativo, attenuando la tensione e diluendo quel senso di urgenza che la vicenda potrebbe suscitare.

Se la costruzione dell’ambientazione risulta particolarmente efficace, il coinvolgimento emotivo procede invece in modo più graduale.

I personaggi appaiono credibili e ben delineati, ma il romanzo sembra privilegiare l’affresco corale della comunità e dei suoi segreti rispetto all’approfondimento emotivo dei singoli protagonisti.

Pur essendo presentato come un thriller psicologico, Il gioco sembra muoversi in una direzione differente.

La componente del mistero è certamente presente e alimenta la curiosità del lettore, ma non costituisce il vero fulcro della narrazione.

L’attenzione dell’autore appare piuttosto concentrata sull’indagine dei rapporti familiari, dei segreti che attraversano la comunità e dei pregiudizi che segnano la vita della provincia meridionale alle soglie del nuovo millennio.

Per questo motivo il romanzo si avvicina forse maggiormente a un noir di provincia o a un romanzo di formazione venato di mistero, dove l’enigma rappresenta soprattutto uno strumento per esplorare dinamiche umane, sociali e culturali.

Una lettura solida e ben scritta, che trova il proprio punto di forza nella costruzione dell’atmosfera e del contesto umano più che nella suspense, e che offre uno spaccato interessante della provincia e delle sue contraddizioni

D’altronde a Vallepiana le disgrazie non si evitavano: si coprivano.

Salottometro:

3,5
Il gioco Salotto Giallo

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