Recensione di Katya Fortunato

Rubrica a cura di Claudia Pieri
TRAMA
Violetta detta Vetta, giornalista di viaggio romana, e Federico, l’uomo con cui divide il fardello dell’esistenza, hanno una nuova scusa per tornare nel loro altrove, Carloforte nel Sud Sardegna: l’inaugurazione del ristorante che la burbera Caterinetta ha deciso di aprire insieme alla laconica chef giapponese Misato, fondendo due culture culinarie misteriosamente simili. Entrambi hanno con l’Isola delle questioni in sospeso:
Federico deve concludere l’acquisto della casa che ha promesso a Vetta come dimostrazione del suo amore; lei vuole reincontrare gli amici isolani, soprattutto Pietro, il bel sommozzatore di tonnara che non sente ormai da diversi mesi. Per uno strano incastro di coincidenze, questa volta, non saranno i soli a partire e la cosa non li rende troppo contenti. Ma il bello dell’altrove è che non è mai uguale a se stesso e anche questa volta Carloforte ha in serbo una sorpresa per la protagonista, che non resiste allo stimolo dell’ignoto ed è sempre pronta a mettere in discussione se stessa e le proprie relazioni con il mondo.
Inevitabilmente ne uscirà cambiata, ma fino a che punto? Dopo I tonni non nuotano in scatola e Dallo scoglio si vede tutto, Carla Fiorentino ci riporta a Carloforte e tra una focaccia e un takoyaki, un bagno di notte e una scarpinata sulla falesia, ci ricorda che un sorriso al momento giusto non toglie il peso ai problemi, ma aiuta a vederli dal loro lato migliore (sempre che ce l’abbiano).
Dopo I tonni non nuotano in scatola e Dallo scoglio si vede tutto, Carla Fiorentino ci riporta nella magia sospesa di Carloforte, nel sud della Sardegna, con L’altrove è un cane bianco.
Ritroviamo Violetta, detta Vetta, giornalista di viaggio romana, e il suo compagno Federico,
l’uomo con cui divide il fardello dell’esistenza.
Questa volta la scusa per fuggire nel loro “altrove” è l’inaugurazione di un ristorante davvero singolare: quello della burbera Caterinetta e della laconica chef giapponese Misato, sorella della moglie di zio Guru.
Un sodalizio che unisce due culture culinarie apparentemente lontane e, allo stesso tempo, affini, che solo due persone come loro avrebbero potuto costruire.
Ma non è solo questo il motivo che riporta Vetta sull’isola. Federico vuole comprare casa e vuole farlo per lei.
È facile volersi bene quando non ci si conosce abbastanza. È più difficile continuare a farlo quando dell’altro si conoscono anche i segreti più inconfessabili.
Alla coppia si aggiungeranno, questa volta, Luca, amico e capo di Vetta, e Valentina, detta La Sirena, segretaria di redazione e da sempre infatuata di lui.
Ma gli eventi che mettono in moto la storia sono soltanto il pretesto per raccontare qualcosa di più profondo. Al centro del romanzo c’è infatti il percorso interiore di Vetta. La protagonista continua a essere una donna alla ricerca di sé, incapace di adagiarsi nelle certezze e costantemente spinta a interrogarsi su ciò che desidera davvero, soprattutto se quel desiderio ha il nome di Pietro.
…avevo sempre pensato che quel che ci capita dipenda dal modo in cui decidiamo di interagire con il caso. Anche il non decidere nulla, come in fondo avevo fatto io negli ultimi anni, provocava delle reazioni. Avevo sempre invidiato chi aveva ricevuto il dono di confidare in un dio o nel fato, io ero nata sprovvista e non avevo niente e nessuno con cui prendermela o su cui confidare, se non me stessa…

Carla Fiorentino
Carla Fiorentino (Cagliari, 1979) a diciannove anni lascia la Sardegna per studiare a Roma, dove si laurea in Sociologia della Letteratura e inizia subito il suo viaggio nel mondo editoriale. Dal 2021 è la direttrice editoriale di Emons. Per Fandango Libri sono usciti Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore (2018), I tonni non mutano in scatola(2020) e Dallo scoglio si vede tutto (2024). Nel 2020 ha realizzato Forty.
Il podcast che ci rivela i superpoteri dei quarantenni (Emons Record) che è diventato un libro nel 2021. Nel 2025 per Emons è uscito il libro per ragazzi Anche il diavolo si stanca.
Fiorentino racconta le crisi emotive senza trasformarle in melodramma, scegliendo un registro leggero, ironico e profondamente umano.
Le domande che Vetta si pone non riguardano soltanto l’amore, ma anche il significato delle scelte, il bisogno di appartenenza e la continua tensione tra il desiderio di restare e quello di partire.
…lottare per arrivare al nocciolo delle cose non era mai una perdita di tempo.
Anche i personaggi che ruotano attorno alla protagonista hanno una funzione precisa e riescono a entrare nel cuore del lettore. Uno su tutti: Tango.
Tango è il cane di Pietro, uno spinone bianco che funge quasi da angelo custode per Vetta.
Con la sua fedeltà e la sua empatia silenziosa, rappresenta un’ancora emotiva per la protagonista, capace di intercettarne i tumulti interiori e proteggerla nei momenti di maggiore smarrimento.
Ma la vera co-protagonista è l’isola stessa.
La scrittura della Fiorentino è così visiva che l’ambientazione fa letteralmente venir voglia di preparare la valigia e partire per le vacanze.
Tra il profumo di una focaccia calda e la croccantezza di un takoyaki, tra un bagno rigenerante
Ecco cosa ci sarebbe voluto. Acqua ghiacciata e oblio. Giornate infinite senza orologi, senza doveri, senza comandi. Tornare all’infanzia per trovare il coraggio di essere adulti.
e una scarpinata mozzafiato sulle falesie a picco sul mare, Carloforte emerge come un luogo vivo, un “altrove” che cambia insieme a chi lo attraversa e che fa desiderare di trasformarlo nel proprio altrove.
L’altrove è un cane bianco fa parte di una serie e, sebbene possa essere letto autonomamente, sarebbe un vero peccato non recuperare anche gli altri romanzi, che oltre a raccontare l’evoluzione della protagonista riescono a intrattenere con il sorriso sulle labbra.
Nessuno quanto me poteva capire che nella vita si sbagli anche quando si pensa di averne il diritto. E che gli errori, le indecisioni, le debolezze, hanno spesso un prezzo troppo alto da sostenere senza l’illusione che un domani andrà meglio.
Salottometro:


Link d’acquisto

