L’ultima cosa che ha visto di Mary Burton

L’ultima cosa che ha visto Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Sloane Grayson, reporter specializzata in casi irrisolti, non ha mai smesso di cercare risposte. Trent’anni prima, sua madre svanì nel nulla durante un festival musicale in una remota cittadina montana della Virginia, insieme ad altre tre donne. Il promoter dell’evento fu condannato per i loro omicidi, ma i corpi non furono mai ritrovati. Per Sloane, quel caso è un’ossessione: la verità è ancora nascosta, da qualche parte, in quel luogo dimenticato.

Con lo sceriffo che chiuse il caso ormai morto, Sloane si immerge in un’indagine solitaria, interrogando famiglie distrutte e testimoni restii a rivangare un crimine che ha segnato per sempre la loro città. Ma ogni domanda riapre vecchie ferite e il killer, ancora dietro le sbarre, giura di essere innocente. E se dicesse la verità?

Tra boschi silenziosi e tombe senza nome, Sloane segue le tracce di un passato che qualcuno vuole tenere sepolto a ogni costo. Più si avvicina alla verità, più il pericolo si stringe intorno a lei: un’ombra letale la osserva, pronta a tutto per fermarla. In un gioco mortale di inganni e rivelazioni, Sloane scoprirà che la chiave del mistero è l’ultima cosa che qualcuno ha visto … e potrebbe essere anche l’ultima che vedrà lei.

«Il Mountain Music Festival e le quattro vittime sono storia antica.» «Non tutti l’hanno dimenticato.» «Scommetto che quelli che se ne ricordano si contano sulle dita di una mano.»

L’ultima cosa che ha visto è un thriller avvincente che segue Sloane Grayson, una giornalista determinata a fare luce sulla misteriosa scomparsa della madre, avvenuta trent’anni prima durante un festival musicale.

Le indagini iniziali si concentrano sull’organizzatore dell’evento, poi condannato per le sparizioni, ma il ritorno della protagonista sul caso riapre vecchie ferite e porta alla luce segreti nascosti, verità inquietanti e un pericolo sempre più vicino, in una corsa contro il tempo per scoprire cosa sia realmente accaduto.

Aveva descritto il promoter del festival, Rafe Colton. Rafe era sempre stato uno che prendeva le cose alla leggera, e dire la verità non era tanto il suo forte. «Sarà qualcosa di speciale.»

Fin dalle prime pagine, viene costruita un’atmosfera inquieta e carica di tensione. Non ci sono esplosioni di adrenalina immediate, il pericolo si insinua lentamente, quasi in silenzio, mentre il lettore segue una vicenda fatta di ricordi frammentari, segreti e verità nascoste.

L’ultima cosa che ha visto alterna i capitoli tra il 1994 e il 2025, creando un continuo confronto tra passato e presente che amplifica il mistero e la tensione narrativa.

È proprio questa capacità di creare suspense psicologica che rende la storia difficile da abbandonare. La protagonista si muove in un mondo dove nulla sembra essere come appare. Ogni incontro, ogni indizio e ogni dettaglio apparentemente insignificante contribuiscono a formare un puzzle complesso. Vengono dosate le informazioni con abilità, lasciando il lettore costantemente in bilico tra intuizione e incertezza.

La pioggia era cessata e l’aria si era riscaldata. Il fango era denso e i partecipanti al concerto erano perlopiù bagnati fradici.

Particolare rilievo assume la figura dello sceriffo Taggart, che viene caratterizzato con maggiore profondità rispetto ad altri personaggi secondari.

Il suo ruolo nelle indagini emerge in modo significativo, mostrando non solo il lato professionale legato alla gestione del caso, ma anche alcune sfumature personali che contribuiscono a renderlo più realistico e credibile.

Questa costruzione del personaggio arricchisce la narrazione e aggiunge ulteriori livelli di complessità alla vicenda investigativa.

Taggart e Paxton avevano trascorso gran parte della domenica nei boschi circostanti l’area del festival.

Mary Burton

Mary Burton è un’autrice bestseller del New York Times e di USA Today di oltre quaranta romanzi thriller e suspense che hanno venduto più di un milione di copie nel mondo. Si immerge profondamente nelle menti dei serial killer adottando un approccio di ricerca pratico: che si tratti di intervistare professionisti, partecipare a seminari forensi o approfondire la raccolta e l’analisi delle prove, non lascia nulla di intentato nella sua ricerca di autenticità.

Ha avuto una nomination all’International Thriller Writer Award 2023 e tre nomination al RITA Award da parte della Romance Writers of America. Membro dell’International Thriller Writers, Sisters in Crime e Mystery Writers of America.

Uno degli aspetti più efficaci del romanzo di Mary Burton è proprio la costruzione dei personaggi, che non appaiono mai come semplici strumenti della trama investigativa, ma come figure con fragilità, paure e motivazioni ben definite.

Questo contribuisce a dare maggiore profondità emotiva alla storia e rende il percorso verso la verità più coinvolgente. Lo stile narrativo è fluido e quasi cinematografico, le descrizioni sono funzionali e non appesantiscono l’azione, ma anzi rafforzano la sensazione costante di tensione. La narrazione alterna momenti più riflessivi ad altri ricchi di suspense, mantenendo un ritmo equilibrato che accompagna il lettore fino alla conclusione.

«Lo si vedeva passeggiare nei boschi vicino alla fattoria. Passava molto tempo al Depot, come se aspettasse il ritorno di Patty o Debra.»

Nel suo insieme, L’ultima cosa che ha visto riesce a mantenere una buona tensione narrativa, ma non è esente da criticità. L’intreccio, pur efficace nella costruzione del mistero, a tratti risulta prevedibile per chi ha dimestichezza con il genere, seguendo dinamiche e sviluppi piuttosto convenzionali.

Alcune soluzioni narrative appaiono infatti già viste e non sempre riescono a sorprendere come ci si aspetterebbe da un thriller psicologico.

Anche il ritmo, seppure generalmente equilibrato, in alcuni punti tende a rallentare e a diluire la suspense con passaggi descrittivi meno incisivi.

Nonostante ciò, la storia mantiene comunque un discreto livello di coinvolgimento, grazie alla curiosità di scoprire la verità finale e alla struttura che alterna passato e presente, elemento che aiuta a sostenere l’interesse fino alla conclusione.

Non riuscivo a dare un nome alla sensazione che si stava impossessando di me. Una rabbiosa amarezza.

Salottometro:

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