Recensione di Claudia Pieri

Rubrica a cura di Claudia Pieri
TRAMA
Nel romanzo di Marco Sagliocchi, la scrittura diventa rifugio e condanna, specchio fragile di un uomo che ha smarrito sé stesso. Sergio Terra è uno scrittore in crisi, incapace di dare forma alle parole che un tempo lo definivano. In una fuga estiva insieme al figlio Alessio, tra silenzi, segreti e tentativi goffi di ricucire un rapporto mai davvero nato, affiora un viaggio più profondo: quello dentro le proprie paure, i fallimenti e le illusioni.
Tra passato e presente, realtà e immaginazione, “La timidezza delle chiome” è un racconto intimo e sincero sulla fragilità umana, sul bisogno di essere visti e sul coraggio, difficile e necessario, di ricominciare.
«Sai cos’è la timidezza delle chiome?»
«Da qualche parte ho letto che gli alberi che crescono vicini non invadono mai lo spazio l’uno dell’altro; le loro foglie si sviluppano in modo tale da non sottrarre mai luce, pioggia o vento alle foglie dei loro compagni. Magari, certo, le radici si intrecciano, condividono il terriccio, scambiano informazioni, ma le foglie no, mai.»
È una metafora potente delle relazioni umane e del delicato equilibrio tra vicinanza e distanza, un’immagine che racchiude perfettamente il cuore de La timidezza delle chiome di Marco Sagliocchi.
Pubblicato da De Nigris Editore, casa editrice indipendente che dedica particolare attenzione alla narrativa contemporanea come strumento di racconto e interpretazione della realtà, il romanzo si inserisce pienamente nella linea editoriale della casa: una narrazione attenta alle persone, alle relazioni e alle fragilità che attraversano l’esperienza umana.
La timidezza delle chiome è un romanzo breve ma intenso che esplora la fragilità umana attraverso il rapporto inesistente, e tutto da ricostruire, tra un padre e un figlio.
«Tra manoscritti e scrutini mi seccava perdere tre pomeriggi a settimana per seguire Alessio (…) mi sono perso Alessio che cresceva. Che razza di stronzo che sono.»
Sergio Terra è uno scrittore in crisi. La scrittura, alla quale ha dedicato gran parte della propria vita sacrificando affetti e relazioni, sembra averlo abbandonato proprio quando si rende conto di aver perso molto altro lungo il cammino.
«Non mi va più di scrivere… Oggi non funziono, mi sento inutile. Parlare mi pesa. Mi pesa essere come sono.»
Accanto alla crisi creativa emerge così quella personale. Sergio è un padre che si è progressivamente allontanato dal figlio Alessio e che ora deve imparare a conoscerlo, a comprenderlo e, soprattutto, a conquistarne la fiducia.
«Passiamo pochissimo tempo assieme, non ci confrontiamo, non parliamo. In realtà, non conosco mio figlio.»

Marco Sagliocchi
Marco Sagliocchi, classe 1990, ha esordito nel 2017 con il romanzo storico “Habeas Corpus”. Dal 2019 collabora come sceneggiatore e autore di podcast con Podcastory. Con De Nigris Editore ha già pubblicato nel 2024 “Il teorema del tulipano”.
Con questo nuovo lavoro, Sagliocchi conferma la sua capacità di indagare le fragilità umane, raccontando il bisogno universale di ricominciare e di diventare, finalmente, “visibili” agli occhi degli altri.
Il romanzo di Marco Sagliocchi racconta il difficile percorso di un uomo che si confronta con i propri errori, con le occasioni mancate e con la consapevolezza di aver trascurato la propria paternità inseguendo una carriera che adesso sembra averlo tradito.
Parallelamente alla vicenda di Sergio trova spazio anche un’altra storia, altrettanto dolorosa, che porta nella narrazione il tema della violenza domestica e di genere attraverso le figure di Luisa e della figlia Agnese.
«Quella è la prima volta che la picchia, urlando che non può prenderlo in giro…»
Il racconto in prima persona, la struttura narrativa frammentata che alterna passato e presente e il continuo rincorrersi di ricordi, riflessioni e flashback richiedono al lettore un certo sforzo di adattamento. Non è sempre facile entrare nella storia o empatizzare con il protagonista, soprattutto nelle pagine iniziali.
Nelle sezioni dedicate al passato emerge infatti uno scrittore spesso arrogante e concentrato su se stesso; in quelle ambientate nel presente troviamo invece un uomo smarrito, costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte e con la perdita dei propri punti di riferimento.
Una lettura non semplice, come spesso accade nei romanzi che affrontano debolezze, sentimenti, fragilità e contraddizioni dell’animo umano. Sagliocchi costruisce una storia intima e dolorosa che riflette sulla difficoltà di essere genitori, figli e, più in generale, esseri umani.
Pur non essendo una lettura sempre coinvolgente e immediata, La timidezza delle chiome affronta temi importanti con sensibilità e autenticità, trovando nel finale il suo momento più intenso e lasciando al lettore più domande che risposte.
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