Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
Mojácar, Andalusia, 1952. Un uomo viene brutalmente assassinato sulla spiaggia. A indagare è chiamato il giovane caporale Javier Bermejo della Guardia Civil, ma quello che potrebbe apparire come un delitto passionale si rivela qualcosa di molto più complicato. Per cominciare, chi era la vittima, il barone Ino von Rolland, ricco e misterioso uomo d’affari tedesco ritiratosi nella cittadina spagnola? Forse un nazista sfuggito alla giustizia dopo la fine della guerra? O un ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento? Non sembrano due ipotesi compatibili…
Jorge Díaz recupera dai meandri della storia del Novecento l’affascinante e ambigua figura posta al centro di questo romanzo, e si occupa di riempire i buchi lasciati dalle fonti. Ci trasporta così nella Barcellona del 1917, in cui servizi segreti tedeschi e britannici lavorano per procurare alle proprie forze navali il predominio nel Mediterraneo; tra le due guerre ci fa visitare Berlino, e di nuovo la Spagna durante la Guerra civile; poi i campi di sterminio, il Portogallo, l’Argentina. Fino all’Andalusia degli anni Cinquanta, quando la vicenda storica smarrisce le tracce dell’enigmatico personaggio lasciando all’autore la libertà di inventarsi il finale.
La spia, grandissimo successo in Spagna, è uno strepitoso intreccio di romanzo storico e thriller: per i lettori, un’emozionante avventura di mezzo secolo e di mezzo mondo.
Con La spia, Jorge Díaz confeziona un thriller storico ambizioso, avvincente e ricco di sfumature, che accompagna il lettore attraverso alcuni dei momenti più drammatici del Novecento europeo.
Jorge Díaz è uno dei tre scrittori che si celano dietro lo pseudonimo di Carmen Mola, fenomeno editoriale che ha conquistato migliaia di lettori grazie a thriller di grande successo, come La Bestia e la serie dell’ispettrice Blanco In La spia si ritrovano molte delle qualità che hanno reso celebri i romanzi firmati Carmen Mola, messe al servizio di un romanzo storico e di spionaggio di ampio respiro.
La vicenda prende avvio nell’Andalusia del 1952, dove il misterioso barone tedesco Ino Von Rolland viene assassinato sulla spiaggia di Mojácar, nella provincia di Almeria. L’omicidio si trasforma presto in un’indagine complessa e affascinante.
Chi era davvero la vittima? Un nazista sfuggito alla giustizia? Un ebreo sopravvissuto all’Olocausto? O qualcosa di ancora più enigmatico?
Attraverso le indagini del giovane caporale Javier Bermejo, Díaz costruisce un puzzle narrativo che attraversa decenni e continenti, intrecciando fatti storici, spionaggio e vicende personali.
Il vero protagonista del romanzo è Ino Von Rolland, personaggio realmente vissuto, la cui storia l’autore mescola abilmente tra realtà e finzione. Attorno alla sua figura si sviluppa infatti tutto il racconto attraverso un lungo viaggio che copre oltre trent’anni di storia, dal 1917 al 1952.
Jorge Díaz ne ricostruisce l’esistenza tra attività di spionaggio, affari commerciali e relazioni internazionali, delineando un personaggio enigmatico e sfaccettato, capace di muoversi con disinvoltura tra i grandi eventi che hanno segnato l’Europa della prima metà del Novecento.
La sua identità, i suoi segreti e le sue scelte rappresentano il cuore pulsante del romanzo.
Accanto a lui troviamo il caporale Javier Bermejo della Guardia Civil, incaricato di indagare sull’omicidio di Von Rolland. Giovane, inesperto e lontano dall’immagine del detective infallibile, Bermejo si trova improvvisamente coinvolto in un caso molto più grande di lui.
Attraverso il suo sguardo il lettore scopre gradualmente una rete di intrighi, menzogne e segreti che affondano le radici nei decenni precedenti. La sua crescita personale e professionale accompagna l’evoluzione dell’indagine, rendendolo uno dei personaggi più empatici dell’opera.
La vera sostanza di Ino Von Rolland risiede però soprattutto nella sua ambiguità morale.
Per gran parte della sua vita non appare guidato da ideali politici, patriottici o religiosi, quanto piuttosto da un istinto di sopravvivenza e da una costante ricerca del vantaggio personale. Attraversa quasi quarant’anni di storia europea adattandosi ai mutamenti del mondo che lo circonda, cambiando alleanze, identità e perfino appartenenze quando le circostanze lo richiedono. In più occasioni arriva a rinnegare o tradire le proprie origini pur di garantirsi un futuro migliore.
A completare quello che, di fatto, costituisce il triangolo narrativo attorno al quale ruota gran parte del romanzo c’è Isabel Arévalo, una delle figure più affascinanti e misteriose create da Díaz.
Figlia di una donna legata in passato a Von Rolland, Isabel porta con sé il peso di una storia familiare segnata da assenze, dolore e segreti mai completamente chiariti. La sua straordinaria bellezza e il suo carattere determinato esercitano un forte fascino sia sul vecchio barone sia sul giovane Caporale della Guardia Civil, diventando un elemento di tensione che accompagna buona parte della storia.
Dietro il suo fascino si nasconde una personalità complessa, forgiata dalle ferite del passato e dalla ricerca di risposte che sembrano sfuggirle continuamente.
Díaz la introduce con discrezione, lasciando che il lettore ne scopra gradualmente le motivazioni e il legame con gli eventi che hanno segnato la vita di Von Rolland.
La sua presenza aggiunge alla storia una dimensione emotiva che si intreccia perfettamente con l’indagine e con la ricostruzione storica, contribuendo a rendere il mosaico narrativo ancora più ricco e coinvolgente.
Uno degli aspetti più affascinanti di La spia è la scelta narrativa compiuta da Jorge Díaz. Fin dalle prime pagine, infatti, il lettore viene messo a conoscenza dell’identità degli autori materiali dell’omicidio di Ino Von Rolland e comprende che il delitto è stato commesso per denaro. Ciò che rimane nell’ombra è invece la questione fondamentale: chi ha ordinato l’assassinio e per quale motivo.
È proprio da questo apparente paradosso che nasce la forza della narrazione.

Jorge Díaz
Jorge Díaz Cortés (Alicante, 1962), scrittore e sceneggiatore, è noto a livello internazionale soprattutto in quanto membro, con Agustín Martínez e Antonio Santos Mercero, del terzetto di autori che si cela dietro al nome di Carmen Mola.
La spia è il suo quinto romanzo. In Italia è già comparso La collezionista di lettere (Piemme, 2015).
Anziché puntare sul semplice colpo di scena finale, Díaz trasforma l’indagine in una progressiva ricerca della verità, costruendo un meccanismo narrativo raffinato e coinvolgente.
Ogni risposta genera nuove domande, ogni scoperta apre scenari inattesi, mentre il passato di Von Rolland emerge poco alla volta in tutta la sua complessità.
La trama si sviluppa così su due livelli perfettamente intrecciati. Da una parte troviamo il romanzo storico, che attraversa oltre trent’anni di vicende spagnole e internazionali.
Dalla Barcellona della Prima guerra mondiale alla Guerra civile spagnola, dall’ascesa dei totalitarismi europei fino alle conseguenze del secondo conflitto mondiale, Díaz ricostruisce gli eventi con grande accuratezza e rigore documentario.
Lo fa senza mai assumere il tono dello storico o del giudice, limitandosi a mostrare uomini e donne immersi nelle contraddizioni del proprio tempo e lasciando che siano i fatti e le scelte dei personaggi a parlare.
Dall’altra parte c’è il racconto di spionaggio, fatto di agenti segreti, operazioni clandestine, identità multiple, doppi giochi e alleanze che cambiano continuamente.
Díaz tesse una tela narrativa sempre più fitta che, pagina dopo pagina, avvolge il lettore. Le vicende personali di Von Rolland si intrecciano con quelle dei servizi segreti e dei grandi sconvolgimenti politici del Novecento, dando vita a una storia in cui nulla è davvero come appare.
A cucire insieme questo due aspetti, Diaz inserisce gradualmente la parte legata al mistero dell’omicidio di Von Rolland che probabilmente non è strettamente legato alla sua vita di spia.
Anche quando sembra aver rivelato le informazioni essenziali, l’autore riesce a mantenere alta la tensione.
Il vero mistero non riguarda tanto chi abbia premuto il grilletto, quanto chi fosse realmente Ino Von Rolland e quale ruolo abbia giocato nei grandi eventi della sua epoca. È questa continua ricerca della verità, più che la soluzione di un semplice omicidio, a rendere La spia una lettura avvincente fino all’ultima pagina.
Lo stile di Jorge Díaz è scorrevole, elegante e fortemente cinematografico. Non è un caso: prima di dedicarsi alla narrativa, l’autore ha lavorato a lungo come sceneggiatore televisivo, esperienza che emerge nella costruzione delle scene e nella capacità di mantenere costante il ritmo narrativo.
Pur muovendosi all’interno di una complessa ricostruzione storica, Díaz evita il rischio dell’eccesso di documentazione e non appesantisce mai la lettura.
Le informazioni storiche sono integrate naturalmente nella trama, mentre i personaggi restano sempre al centro del racconto. Anche quando affronta temi delicati come l’identità, il collaborazionismo, la sopravvivenza e la memoria storica, l’autore preferisce raccontare piuttosto che giudicare, lasciando al lettore il compito di elaborare una propria interpretazione.
Con La spia, Jorge Díaz costruisce un avvincente romanzo storico e di spionaggio che attraversa quarant’anni di storia europea attraverso gli occhi di personaggi complessi e moralmente ambigui.
Un libro in cui il mistero di un omicidio diventa il pretesto per raccontare le cicatrici lasciate dal Novecento sulle vite di chi lo ha attraversato, cercando di sopravvivere, di capire o di ottenere giustizia.
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