Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara
TRAMA
Dopo il successo di Bunny, Samantha è diventata una scrittrice di culto, ma la fama ha un lato oscuro. Durante il tour promozionale, le sue ex amiche-nemiche ― le enigmatiche Bunny ― la rapiscono, decise a vendicarsi per come sono state raccontate nel suo romanzo. Prigioniera nella soffitta dove tutto è iniziato, Samantha è costretta ad ascoltare la loro versione dei fatti.
Una dopo l’altra, le Bunny riscrivono il passato tra ossessione, rivalità e rituali inquietanti, rivelando segreti sempre più disturbanti sulle origini del loro legame e delle loro misteriose “creazioni”.
Con ironia tagliente e atmosfere surreali, We Love You, Bunny di Mona Awad è una satira feroce sul mondo letterario, l’ego creativo e le relazioni tossiche ― un viaggio oscuro e visionario da cui è impossibile uscire indenni.
We love you, Bunny è il secondo, strabiliante capitolo della serie di culto creata da Mona Awad.
A dirla tutta, l’autrice non aveva pianificato un sequel per il suo fortunatissimo Bunny. Questo ritorno nel Bunny-verse è nato sull’onda del travolgente amore dei lettori e delle lettrici di tutto il mondo. Per stessa ammissione della Awad, ci troviamo davanti a un romanzo gotico contemporaneo, una sorta di “Frankenstein che incontra Heathers”.
È, a tutti gli effetti, la storia viscerale della creatura e del suo creatore.
Se non avete letto il primo libro o se i dettagli vi sfuggono, nessun problema. Le Bunny amano raccontarsi, anche a costo di perdersi in lungaggini. Ma in questo universo, diciamolo, di realmente noioso non c’è nulla.
Le quattro Bunny “originali” prendono la parola una ad una, alternando i propri punti di vista per dare forma al romanzo. Senza anche solo una di loro, l’opera perderebbe il suo senso profondo. Ecco perché ogni digressione viene perdonata.
Il nucleo di tutto risiede in un legame simbiotico e inquietante.
Il succo è che voi siete insieme. E ciò che fate insieme non si può fare da sole.
Il rancore delle Bunny – e degli artisti in generale – nei confronti della giovane scrittrice Samantha Mackey nasce da un libro: il romanzo d’esordio di Sam, diventato un bestseller, che non è altro che un resoconto fin troppo esplicito del bullismo inflittole quando frequentavano lo stesso corso di scrittura alla Warren University.
Cogliendo l’occasione al balzo durante una tappa del tour promozionale, le Bunny la rapiscono e la costringono ad ascoltare la loro versione della storia, tenendola sotto il ricatto di un’ascia puntata alla gola.
We love you, Bunny vanta una trama decisamente bizzarra, eppure mai così assurda da spingere a mollare la lettura.
Sotto la patina horror pop, il romanzo è una critica spietata, fiammeggiante e satirica al mondo accademico.

Mona Awad
Mona Awad è nata a Montréal e vive negli Stati Uniti dal 2003. Laureata alla York University di Toronto, il suo romanzo di debutto, 13 modi di vedere una ragazza grassa (Bompiani), ha vinto l’Amazon Canada First Novel Award 2016, il Colorado Book Award ed è stato selezionato per il Premio Giller.
Scritti di Mona Awad sono stati pubblicati su Time Magazine, Mc- Sweeney’s, VICE e L.A. Review of Books. Ha conseguito un Master in Fiction presso la Brown University, dove ha vinto i premi Feldman e John Hawkes. Per Fandango Libri sono usciti Bunny (2020), Tutto è bene (2022) e Rouge (2024). Sia Bunny che Rouge sono in fase di adattamento cinematografico.
Scovarne il sottotesto è immediato, specie se si pensa alla stessa Mona Awad, che conosce bene quell’ambiente per aver insegnato scrittura creativa all’università.
Dopotutto, se c’è qualcuno che ha il diritto di fare ironia su questi personaggi, sul loro elitarismo e sulla loro folle realtà, è proprio lei.
La narrazione scivola progressivamente nel surreale quando la violenza e il sangue diventano l’unica normalità possibile. L’ascia si trasforma nell’arma d’elezione sia per le Bunny sia per Aerius, il primo iconico “bunnyman”, il mostruoso e ingenuo golem-fidanzato nato dai loro macabri rituali. Nel bel mezzo del caos e dei delitti, emerge la vera voce di Aerius, una creatura nata per amare ma costretta a fuggire in un mondo che lo vuole morto. Arrivare ad Aerius non sarà semplice ma ne vale decisamente la pena.
Alla fine, la carneficina e i corpi che cadono sotto i colpi d’ascia non sono che un rumore di fondo, un prezzo accettabile da pagare sull’altare dell’arte.
Perché in We love you, Bunny, l’omicidio non sarà mai scandaloso quanto la ricerca ossessiva e cannibale dell’ispirazione.
Mona Awad ci trascina per le orecchie dentro una tana del bianconiglio fatta di velluto rosa, sangue caldo e glitter, dove l’amicizia femminile diventa una fusione psichica totale e letale. È un romanzo che costringe ad abbracciare il mostro che abbiamo dentro, sussurrando all’orecchio che la letteratura non è un esercizio di stile, ma un rito pagano.
Pronti allora a squartare il vostro peluche preferito per dare vita al capolavoro?
Abbandonate la sanità mentale ed entrate nel club. We love you, Bunny. We davvero love you, anche se forse qualche pagina in meno poteva starci.
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