Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
A Capriata, attorniato dalle montagne del Trentino, Stefano Mattivi vive con la figlia Betty e la fedele amica Viola, una pecora del Camerun dalle orecchie sbilenche, circondato da amici e paesani che frequentano il suo bar. Il passato di Stefano bussa alla sua porta tutte le notti, tormentate da sogni che al risveglio gli lasciano solo un forte senso di vuoto.
Ed è una mattina come tante che scopre dal suo amico pastore dell’inspiegabile morte di alcune capre al Maso Ueller. La notizia diventa presto di dominio pubblico, ma Stefano non si aspetta che insieme a quella novità ritorni dal passato l’evento che più gli ha sconvolto la vita: la scomparsa della moglie Erica, avvenuta vent’anni prima.
La questione si ingigantisce ulteriormente quando una giornalista locale, Pamela Gigli, rispolvera con un articolo in prima pagina l’assassinio di una tredicenne del posto, Aldina Renzi, rimasto senza un colpevole.
Attraverso le indagini dell’amico maresciallo, soprannominato Sergente Garcia, Stefano si ritroverà costretto a fare i conti con qualcosa che aveva ormai sepolto dentro di lui.
Basterà la tenacia del maresciallo Bortolotti a riportare la tranquillità a Capriata? Ma soprattutto, l’equilibrio che Stefano aveva conquistato con tanta fatica ne uscirà definitivamente sconvolto?
Sesto volume de I delitti di Capriata.
Le atmosfere sono quelle rarefatte e silenziose del Trentino, ma che non ci si aspetti la solita cartolina bucolica.
Milka Gozzer, con una penna che sa essere affilata come un freddo vento di montagna, ci porta a Capriata, un borgo dove il passato non è mai davvero passato.
Il protagonista di Brutti sogni, Stefano Mattivi, è un uomo sospeso. Gestisce il suo bar, si prende cura della figlia, ma convive con un’assenza che pesa più di una presenza: quella della moglie Erica, sparita nel nulla vent’anni prima. È proprio qui che la Gozzer scava con maestria: nel dolore che diventa routine, nei “brutti sogni” che danno il titolo al libro e che non lasciano scampo.
La quiete apparente si spezza quando il Sergente Garcia riceve una sfida dal passato: una lettera anonima legata a un vecchio delitto irrisolto, quello della piccola Aldina Renzi.
Da qui parte un’indagine a doppio binario che scuote le fondamenta della comunità, intrecciandosi con misteriosi episodi di avvelenamento di bestiame che aggiungono un senso di minaccia tangibile e ancestrale.

Milka Gozzer
Milka Gozzer scrive da sempre e da sempre le piace raccontare storie. Per tanti anni ha fatto la reporter – è giornalista professionista – ha lavorato nei giornali di carta occupandosi di inchieste, di cronaca, di cultura. Vive quasi sempre in Trentino, nel bosco, con un coniuge e una cagnolina di nome Iaba. Per Giunti ha scritto Voci dal territorio una guida agli ecomusei del Trentino. Poi in Self Publishing ha pubblicato Le radici del muschio (2016), MeL (2019) Racconti di viaggi Racconti di vita (2020), Il gatto di Depero (2020).
Nel 2021 ha iniziato la serie “I delitti di Capriata” con Torna a casa, Viola! (Vol.1), Occhio per occhio (Vol.2), Fango Rosso (Vol.3), Gelosia Canaglia (Vol.4), Trattativa riservata (Vol.5). Sempre nel 2023 comincia in contemporanea una nuova serie “La versione di Cornelia” che ha all’attivo due volumi: Cercasi fantasma (2023), Morte allo specchio e Accesso negato (2025).
Lo stile della Gozzer è uno dei punti di forza del romanzo.
La scrittura è asciutta, precisa, priva di autocompiacimento. Usa frasi brevi che danno ritmo alla lettura e sa dosare perfettamente i termini locali e dialettali, che non risultano mai una macchietta ma donano autenticità e “odore” di terra alla narrazione.
Il ritmo è incalzante nella ricerca della verità, ma capace di rallentare per lasciare spazio alla psicologia dei personaggi. Il testo è estremamente curato. Non si inciampa in refusi o sbavature; la cura editoriale riflette la solidità della struttura narrativa.
Brutti sogni è soprattutto atmosfera. Cupa quanto basta,
ma profondamente umana.
Non vi sveleremo dove portano i fili tesi dal Sergente Garcia, ma sappiate che la risoluzione è coerente e amara, come solo i migliori noir sanno essere. È un libro che parla di colpe sepolte e di come la verità, alla fine, trovi sempre il modo di risalire in superficie, anche tra i boschi più fitti.
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