Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Tutte le famiglie hanno segreti, ogni famiglia gestisce i segreti a modo suo. I Landi li hanno sepolti sotto una coltre di silenzio avvolto nel manto scintillante del successo. La CaseL, infatti, è uno dei colossi italiani della gestione dati. Il merito di quell’ascesa è di una persona sola: Tommaso Landi, il rampollo dal talento purissimo. Genio della matematica, dottorato al MIT, hacker nel crepuscolo digitale di notti insonni, è stato lui a prendere in mano l’azienda sull’orlo del fallimento e a proiettarla nell’olimpo delle Big Tech. Una favola che all’improvviso si trasforma in un incubo.
Un incendio divampa nella villa di famiglia e uccide Tommaso e i suoi genitori. Sopravvive solo la sorella Alice, che sta studiando a Londra. Il fuoco divora corpi, archivi e segreti. Ma ciò che deve restare nascosto non si cancella mai davvero. Cova sotto la cenere, sempre pronto a emergere dall’oblio. Ed è quello che succede un giorno, a Bologna, quando un uomo muore tra le braccia di Gabriele Riccardi. Si chiama Lorenzo Verratti. È un senzatetto. Prima di morire, stava cercando proprio Gabriele. Riccardi ha provato a smettere di fare il poliziotto. Ha lasciato la divisa, ma non ha mai abbandonato la sua idea di giustizia.
Gestisce un locale, vive con Martina, avvocato che difende donne vittime di violenza, e prova a convincersi di aver chiuso con il passato. Ma non è vero. Quando la sorella di Lorenzo gli chiede di scoprire la verità, Riccardi comincia a indagare in una Bologna paesaggio dell’alienazione dove si alternano mense per i bisognosi, parcheggi in cui cova la disperazione e appartamenti chiusi che celano misteri. Ogni risposta apre una crepa. Ogni crepa porta ai Landi. E ad Alice, ora in carcere per aver ucciso il più piccolo dei suoi figli.
Questa è una storia di dolore e di passato. Ed è difficile sopravvivere anche solo a uno dei due.
Ne Le chiavi di casa Patrick Fogli costruisce una storia che intreccia continuamente piani temporali e linee narrative differenti.
Una scelta che, inizialmente, può disorientare il lettore: personaggi che entrano progressivamente in scena, vicende che si intersecano, passato e presente che si alternano senza offrire subito punti di riferimento stabili. È un inizio denso, quasi ingarbugliato, che richiede attenzione da parte di chi legge ma che riflette perfettamente la complessità della trama realizzata dall’autore.
La scrittura, però, contribuisce a mantenere saldo il ritmo: rapida, diretta e incisiva, accompagna all’interno di una narrazione che si sviluppa attraverso punti di vista alternati. In particolare, quando la voce narrativa si concentra su Gabriele Riccardi, il racconto si apre anche a continui ritorni nel passato, permettendo di intrecciare la sua vicenda personale con l’indagine principale
Una volta ero un poliziotto. Un bravo poliziotto, dicevano, se sapessero la verità forse avrebbero un’opinione diversa.
Proprio Riccardi emerge progressivamente come il centro emotivo e morale del romanzo. Il suo disincanto attraversa tutta la narrazione: non è più disposto a mettere in pericolo sé stesso e le persone che ama per continuare a combattere battaglie che sembrano rivolte contro “mulini a vento”.
È un personaggio complesso, sfaccettato, segnato dalla consapevolezza dei meccanismi che regolano il potere e dalla difficoltà di opporsi realmente a essi
Sono sceso a patti con l’idea che la vita non sia soltanto io. Proteggere le persone a cui tieni non è una resa. E’ amore. E so che è su questo che contano le minacce, ma mettersi contro i mulini a vento è inutile e senza un arsenale o un esercito diventa pure stupido.
Eppure non riesce a tirarsi indietro e questo descrive la sua grande contraddizione, ma anche la cifra distintiva della sua personalità:
Non posso stare dentro, ma non riesco a starne fuori. E’ sempre la stessa storia.
La caratterizzazione dei personaggi rappresenta uno degli aspetti più riusciti del romanzo.

Patrick Fogli
Patrick Fogli, nato a Bologna nel 1971, si è laureato in ingegneria elettronica. Quando ha qualcosa da dire, tiene un blog e si fa un punto di rispondere a chiunque gli scriva. Ha pubblicato molti romanzi di cui si ricordano: Lentamente prima di morire (Piemme, 2006), L’ultima estate di innocenza (Piemme, 2007), Il tempo infranto (Piemme, 2008), Dovrei essere fumo (Piemme, 2014), Io sono Alfa (Frassinelli, 2015), A chi appartiene la notte (Baldini + Castoldi, 2018), che gli è valso il premio Scerbanenco, Il signore delle maschere (Mondadori, 2019), Così in terra (Mondadori, 2022), Le chiavi di casa (SEM, 2026).
Fogli riesce a definirli attraverso un uso estremamente preciso del linguaggio e attraverso la descrizione di gesti, atteggiamenti e dettagli minimi che finiscono per delinearne la personalità con efficacia quasi chirurgica
La Mengoli ha tolto gli occhiali da sole. Per condividere il dolore servono gli sguardi, e la donna che mi sta di fronte – ferita, resistente, testarda, coraggiosa – sa bene quanto me che per i sopravvissuti il passato non va mai in prescrizione.
Anche i personaggi secondari contribuiscono ad arricchire il quadro narrativo, dando profondità a una storia corale e stratificata.
L’indagine prende forma attorno a una catena di morti sospette, apparentemente scollegate ma unite da legami sotterranei che emergono progressivamente. Sullo sfondo si intravedono organizzazioni criminali, pirateria informatica, rapporti opachi tra criminalità e istituzioni
Quando suona il telefono e dall’altra parte c’è il ministro dell’Interno, quello che dico io non conta più niente.
fino ad arrivare a una riflessione più ampia sulle infiltrazioni mafiose nello Stato e sulle pressioni esercitate per manipolare o nascondere verità scomode
Sto ricevendo molte pressioni, e non ho più il potere e la forza per resistere.
In questo senso, Le chiavi di casa assume anche i contorni
di un romanzo di denuncia.
Il racconto scava nei rapporti tra potere, controllo e criminalità organizzata, mostrando le zone grigie in cui interessi politici, economici e mafiosi finiscono per sovrapporsi
Una costante, a queste latitudini, che le guardie e i ladri abbiano interessi in comune.
È proprio il potere, insieme alla necessità di conservarlo, il perno attorno a cui ruotano le scelte dei personaggi, fino a determinare chi è disposto a uccidere, chi a sacrificarsi e chi a sopravvivere.
Anche l’ambientazione contribuisce in modo significativo alla costruzione dell’atmosfera: Bologna emerge in modo frammentato ma costante, insinuandosi nella narrazione attraverso dettagli e scorci che restituiscono una presenza concreta e riconoscibile senza mai sovrastare la vicenda principale
San Luca in lontananza e un cielo grigio cenere
Superato il naturale spaesamento iniziale dovuto alla molteplicità dei fili narrativi, la storia acquista progressivamente compattezza. L’intreccio si fa via via più serrato, coerente e coinvolgente, mentre il lettore impara gradualmente a conoscere Riccardi e a fidarsi del suo sguardo, lasciandosi guidare tra le pieghe di una vicenda complessa, attuale e ricca di spunti di riflessione
Quando diventi così grosso quello che nascondi si trasforma in nebbia.
E che si fotta la giustizia.
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