Il barattolo dei pastelli di Barbara Cortinovis

Il barattolo dei pastelli Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

Rubrica a cura di Claudia Pieri

TRAMA

Renata è una donna fragile, ma tenace. Adora collezionare piccole cose senza importanza e godere del piacere semplice che le suscitano. Fa le pulizie in casa di una donna anziana, ma il suo lavoro non è sempre stato questo. Prima era bidella in una scuola, un lavoro che amava, la quotidianità a contatto con i ragazzi le piaceva. E le piaceva anche Alessio, professore d’Arte enigmatico, con il quale aveva stretto più di un’amicizia. La scuola le calzava come un guscio imperfetto che rappresentava una famiglia.

Poi un giorno, quel maledetto giorno, è cambiato tutto. Renata si è ritrovata nell’atrio della scuola con in mano una pistola ancora calda, incapace di ricostruire gli eventi che forse aveva previsto, ma che non era riuscita a evitare. Il barattolo dei pastelli esplora la fragilità umana, il valore del vissuto, la forza delle relazioni. Con un linguaggio delicato e trasparente, che intreccia memoria ed emozioni, Barbara Cortinovis svela gradualmente minuscoli, cruciali dettagli per ricostruire l’accaduto nella sua completezza.

Il barattolo dei pastelli è un racconto intimo e frammentato, affidato alla voce in prima persona di Renata

Mi chiamo Renata. Di lavoro facevo la bidella, in una scuola media. Non posso dire bidella, in realtà non si dice più (…) perché sembrava che fare un lavoro umile fosse lo stesso che fare un lavoro umiliante.

La sua è una narrazione che assume la forma di un flusso di coscienza, in cui il tempo si spezza e si ricompone attorno a un evento preciso, “quel giorno”, che diventa uno spartiacque netto tra passato e presente, una sorta di diga che tenta invano di contenere il flusso dei ricordi

Quel giorno è un ricordo in cui inciampo senza volere. Una buca nella strada che vedi all’ultimo minuto, un piede messo storto.

In questo movimento continuo, sono i colori a dare forma alle parole, a tenere insieme i frammenti e a restituire senso a ciò che inizialmente appare confuso e sfuggente.

Il racconto procede infatti per immagini, sensazioni, associazioni, richiedendo al lettore un abbandono totale alla voce narrante: come accade in ogni flusso di coscienza, non è sempre immediato orientarsi, ma è altrettanto impossibile sottrarsi alla forza di una scrittura empatica, immersiva e profondamente sensoriale

Mi piace sentirti descrivere i colori. Perché fai questa collezione? Perché mi raccontano tante cose su di voi (…) Gli azzurri e i gialli mi raccontano la vostra felicità. Si consumano in un baleno e il barattolo si riempie di quelli. Tutti gli altri colori si accorciano a metà (…) mentre i neri e i grigi mancano del tutto. Se siete innamorati si accorcia il rosa. E anche il turchese, lo smeraldo, il polvere.

A rendere ancora più coinvolgente la costruzione narrativa è la presenza di un interlocutore: il flusso non è mai completamente chiuso su sé stesso, ma si configura anche come un dialogo, una risposta a domande che guidano, seppure in modo discreto, il percorso della memoria.

Dalla iniziale nebulosità, i ricordi prendono progressivamente forma e direzione, conducendo il lettore nel cuore della vicenda: l’ambiente scolastico e il tema del bullismo, affrontato con grande sensibilità ma senza mai cedere a semplificazioni o edulcorazioni

Fin dall’inizio dell’anno, aveva subito cattiverie e ricatti senza rendersi conto che il confine delle vigliaccate gli si stringeva addosso in cerchi concentrici.

Il romanzo restituisce con lucidità un sistema in cui gli adulti faticano a intervenire: genitori che minimizzano o spostano la responsabilità, insegnanti che non riescono ad arginare il fenomeno

Non era forse lavoro degli insegnanti educare i ragazzi? (…) In fondo Riccardo non era un cattivo ragazzo, era stata poco più che una bravata, forse addirittura punita troppo severamente.

È però nella dimensione interiore che il racconto trova la sua forza più autentica. I tormenti di Renata emergono con una tale intensità da risultare difficili da ignorare: non vengono mai enfatizzati in modo artificiale, ma si impongono attraverso la loro stessa verità, costruendo una vicinanza emotiva profonda con chi legge

Lo so che succede, ma quando succede a te, ti senti l’unica persona nell’universo ad aver mai provato una cosa del genere.

Le schegge di memoria si ricompongono poco a poco, restituendo non solo la vicenda personale della protagonista, ma anche il legame con Alessio, che si inserisce con naturalezza in questo mosaico emotivo.

Sa, alle volte, è proprio un momento, uno solo in cui tutto è completo. L’occasione, il coraggio, il trattenere il respiro.

È una ricostruzione che non segue una linearità tradizionale, ma che trova coerenza proprio nel suo progressivo ricomporsi.

Barbara Cortinovis

Barbara Cortinovis, nata a Bergamo, è specialista in Anestesia e Rianimazione. Ha studiato e lavorato per alcuni anni in Canada, prima di trasferirsi a Lissone dove vive con Nicola e Mia.

Ha frequentato i Corsi di scrittura creativa di Raul Montanari. Proprio da uno spunto narrativo elaborato durante uno dei corsi, nasce Il barattolo dei pastelli.

Il barattolo dei pastelli di Barbara Cortinovis è un romanzo breve, ma estremamente denso, che richiede una lettura lenta, capace di accogliere senza resistenze le emozioni – anche quelle più scomode – che attraversano la narrazione.

Non è un testo da “capire” immediatamente, quanto piuttosto da vivere in simbiosi con la voce narrante.

Ed è forse proprio qui che risiede la sua forza: Renata continua a esistere anche oltre le pagine, resta nei pensieri, spinge a tornare alla sua storia

Nella mia testa torno e ritorno a quel momento e cerco di cambiarlo.

Le emozioni filtrate attraverso questo caleidoscopio di colori e ricordi danno vita a personaggi che acquistano consistenza, diventano presenza viva.

Barbara Cortinovis esordisce con un romanzo potente, capace di lasciare un segno duraturo e di continuare a risuonare anche dopo la fine

A volte, mia sorella mi deve tenere per mano.

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