I morti hanno sempre ragione di Raul Montanari

I morti hanno sempre ragione Salotto Giallo

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

Autunno 2024: Andrea, ventottenne, riceve la notizia della morte improvvisa dei genitori, che da qualche tempo si sono trasferiti da Milano in un paesino di montagna. Non crede a un incidente e va a vivere nella stessa casa dei suoi per scoprire cosa è veramente accaduto, senza immaginare quali conseguenze avrà questa decisione.

L’indagine privata di Andrea si trasforma ben presto in qualcosa di diverso, come se il suo scopo originario si smarrisse nel groviglio di crudeltà, violenze e reciproche sopraffazioni che dal condominio in cui abitavano i genitori si allargano a tutto il paese. Nell’avventura che attende il protagonista non mancano squarci di serenità, momenti di tenerezza e umorismo, incontri capaci di attraversare l’arcobaleno delle relazioni umane, dai colori cupi a quelli luminosi: Luca, Miriam, il prete don Carlo, i misteriosi ragazzi del bosco.

L’ultimo colpo di scena sorprenderà il lettore e il caso verrà risolto nel modo più inatteso, ma solo a libro chiuso verrà meno l’inquietudine di essersi affacciati su una voragine di cui non si scorge il fondo.

Qualcosa di familiare, quasi scomodo, si nasconde nel paesino senza nome in cui è ambientato I morti hanno sempre ragione, l’ultimo romanzo di Raul Montanari.

Potrebbe essere un borgo dell’Appennino, potrebbe essere una frazione alpina che d’autunno si chiude su se stessa. Oppure potrebbe non esistere affatto. Ed è proprio qui l’abilità dell’autore: costruire un luogo talmente generico da diventare universale, uno specchio in cui qualunque lettore possa riconoscere la propria provincia, il proprio condominio, il proprio vicinato.

La storia prende le mosse da una morte, anzi da due. Autunno 2024: Andrea, ventottenne, apprende che i suoi genitori sono morti in quello che viene liquidato come un incidente. Funghi velenosi.

Una “disgrazia”, come la chiamano lì.

Andrea non ci crede, e decide di trasferirsi nella casa dei genitori per scoprire cosa è successo davvero. La sua indagine privata, priva di mandato o metodo, si trasforma presto in qualcosa di più largo e più oscuro: dal condominio si allarga all’intero paese, e il caso di cronaca si dissolve in un affresco corale dove crudeltà, segreti e sopraffazioni si accumulano porta dopo porta.

Uscii, scesi le scale che erano ridiventate silenziose, le porte chiuse dietro le quali si celavano le angosce, le trame, l’odio, stati d’animo diversi per ciascuna celletta dell’arnia in cui vivevamo.

L’umanità del paesello è descritta senza sconti ma anche senza compiacimento: vicini depressi, maniaci, persino un gruppo di satanisti, che popolano le scene con una leggerezza quasi comica che contrasta volutamente con la materia nera che le sottende.

Raul Montanari


Raul Montanari, (Bergamo, 1959) ha pubblicato una trentina fra romanzi, saggi e libri di racconti. Fra i più noti, i romanzi La perfezione (1994, premio Linea d’Ombra), Chiudi gli occhi (2004), L’esistenza di dio (2006), La prima notte (2008), Strane cose, domani (2009, Premio Bari, Premio Siderno e Premio Strega Giovani), Il regno degli amici (2015, premio Vigevano), La vita finora (2018, premio Provincia in giallo), Il vizio della solitudine (2021, premio Como), Il disegno magico (2023) e il saggio Il Cristo zen (2012).Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto Nelle galassie oggi come oggi (2001), insolito bestseller nel campo della poesia.

Ha firmato opere teatrali, sceneggiature e traduzioni dalle lingue classiche e moderne, da Sofocle a Shakespeare, da Poe a Cormac McCarthy.Dirige una famosa scuola di scrittura creativa. Nel 2012 ha ricevuto il premio istituzionale della città di Milano, l’Ambrogino d’Oro.

Montanari bilancia con mestiere i toni: accanto alle scene più cupe trovano spazio tenerezza, umorismo e una sensualità concreta mai edulcorata.

L’amore, in tutte le sue forme — carnale, filiale, amicale — e l’odio attraversano il libro come una corrente sotterranea.

In fondo noi diciamo amore, amore, ma ce ne sono tante forme diverse. Non c’è un amore che assomigli a un altro, perché ogni persona è un mondo a sé.

Uno dei nodi più riusciti è il rapporto di Andrea con i genitori morti, trattato senza la reverenza che spesso ci si aspetta, né con la ribellione urlata del figlio incompreso. Rimane fermo, in un limbo ambiguo:

Non erano stati dei cattivi genitori – cattivi a livello di cronaca nera, voglio dire! Soltanto due persone straordinariamente limitate non solo nell’intelligenza e nella cultura ma perfino nei sentimenti.

Sullo sfondo, la malattia mentale come tabù piccolo-borghese, tema attualissimo, reso senza retorica. E poi c’è la solitudine di Andrea, o meglio la sua non-appartenenza:

Io non appartenevo a un luogo, non appartenevo a una persona […] e non facevo parte di nessuna comunità

È da lì che parte la sua discesa nel paese, ed è forse lì che trova, suo malgrado, qualcosa a cui tenersi.

Il finale non è scoppiettante: nessun colpo di teatro, i nodi si sciolgono e ogni cosa torna al proprio posto.

Quello che resta, a libro chiuso, è un senso di inquietudine che va oltre il singolo caso, toccando temi come la decenza, la lealtà e la menzogna,

«tutto lo schifo e tutta la grazia che un essere umano poteva mettere nel suo modo di stare nel mondo».

I morti hanno sempre ragione è un romanzo che usa la struttura del giallo per parlare d’altro: del peso dei genitori, della malattia mentale, dell’amore e dell’odio, della provincia italiana come microcosmo spietato e grottesco.

La voce di Andrea, ironica, ferita, ostinata, tiene insieme questi temi senza che nessuno prevalga sugli altri.

Montanari conosce bene i meccanismi del genere e sa anche quando metterli da parte, restituendo una storia che non cerca soluzioni definitive ma lascia spazio a una riflessione più ampia sui rapporti umani.

Salottometro:

4
I morti hanno sempre ragione Salotto Giallo

Link d’acquisto

Cartaceo
Ebook

,

Scopri di più da SALOTTO GIALLO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere