Jimbo di Algernon Blackwood

Jimbo Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara

TRAMA

«Troppo sottile, forse, per una precisa classificazione fra i racconti dell’orrore, tuttavia più veramente artistica in senso assoluto, è la delicata fantasia di Jimbo. Blackwood raggiunge in questo romanzo un accostamento aderente e palpitante alla più profonda sostanza del sogno e spazza via le barriere convenzionali tra realtà e immaginazione».

Così H.P. Lovecraft descrive il romanzo di debutto di Algernon Blackwood. Jimbo si rivolge in apparenza a un pubblico molto giovane. Spetta però al lettore scoprire e giudicare se e quanto la storia del piccolo protagonista sia una semplice fantasia dal taglio favolistico, un romanzo di formazione dal sottotesto esistenzialista e non scevro di riferimenti esoterici, oppure materia pienamente ascrivibile al genere weird.

Quel che è certo è che in esso ritroverà la poetica delicatezza tipica dell’autore, abile nel tratteggiare con tocco magico paesaggi naturali, che prendono vita e parte attiva nella genesi della meraviglia, dell’incredulità e dell’orrore sinistro che caratterizzano gli avvenimenti narrati. Il soprannaturale che, paradossalmente, giace e agisce “sotto” il naturale.

Possono le parole di un adulto scalfire per sempre la mente di un bambino?

Chiedete ad Algernon Blackwood e scoprirete che non solo è possibile ma, addirittura, irreversibile. La Biblioteca di Lovecraft pubblica Jimbo — quello che è stato definito il romanzo di formazione di Blackwood — nella consueta veste grafica super accurata, fornendo una risposta alla nostra domanda iniziale.

Non potendo più rispondere Blackwood in persona, per ovvi motivi, lasciamo che siano le sue parole del 1909 a parlare per lui.

Jimbo è un ragazzino tutto fantasia e introversione. Gioca con l’immaginazione e vede oltre. Oltre qualsiasi cosa.

Sai papà, l’inverno è come attraversare un lungo tunnel nero. È tutto in discesa fino a Natale, naturalmente, ma poi è tutto in salita fino alle vacanze estive … è tutto ghiaccio e ombre, così… così vado via e penso a ciò che mi piace, e ad altri posti.

Le sue, però, sono visioni “buone”: Pellerossa sconfitti e mandati “in esilio” nella Casa Vuota. Niente mostri, niente paure, finché un adulto, ingenuamente, rovina tutto. Miss Lake. Vorresti bloccarla mentre parla a Jimbo e ai suoi fratelli, ma tu della storia non fai parte, sei solo uno spettatore. Ti tocca darle della sciocca da dietro le pagine del libro e aspettare, impotente, ciò che sarà.

…struggendosi in silenzio come solo le piccole anime sanno struggersi, la malinconia del suo cuore salì in volo a incontrare il chiaro di luna.

Ciò che segue è una netta accelerazione nel ritmo e negli eventi.

Algernon Blackwood

Algernon Blackwood (1869-1951) autore prolifico ha scritto numerose opere tra cui spiccano i classici I saliciIl Wendigo e John Silence. Detective dell’occulto, ormai considerati capisaldi della letteratura fantastica e soprannaturale.

Da questo momento, Blackwood cambia registro e trascina gradualmente il lettore negli abissi della paura e della mente, costruendo un’atmosfera gotica capace di ammaliare chiunque si ritrovi al cospetto di Jimbo.

Non è un caso che gli Echo & the Bunnymen, pilastri del post-punk, abbiano dedicato un brano proprio a “Zimbo” (o Jimbo). Se il racconto di Blackwood descrive un’anima che tenta di levarsi dal corpo durante il sonno, Zimbo ne è la perfetta colonna sonora: il suono di quel volo inquieto.

Così le avventure che seguirono trovarono ispirazione negli eventi descritti, e vi fu un parallelismo singolare tra il Jimbo sdraiato sul letto nella camera dei bambini e l’altro Jimbo, che vagava libero nelle regioni dell’incoscienza e del delirio.

Libro per ragazzi? Per adulti? È difficile inquadrarlo, persino a distanza di così tanti anni dalla sua pubblicazione.

Jimbo è il testo ideale per chi desidera esplorare i limiti e il potere della mente; il romanzo perfetto per chi lotta con i “mostri” della propria esistenza, tanto da sveglio quanto nel sonno.

Blackwood ha dato vita a un’opera universale, capace di essere letta a diversi livelli: dal più immediato, come puro viaggio nell’onirico, al più profondo, inteso come scoperta del soprannaturale che giace e agisce silenzioso sotto la superficie della realtà.

Che si tratti di piccoli o di grandi, una certezza rimane: non si può volare dritti verso l’abisso. Bisogna radunare le forze e volgere lo sguardo alle stelle. Qualsiasi destino è preferibile all’essere ghermiti e incatenati per sempre da Paura.

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