Il grande vuoto di Robert Crais

Il grande vuoto Salotto Giallo

Recensione di Katya Fortunato

TRAMA

Traci Beller aveva tredici anni quando suo padre scomparve nella sonnolenta cittadina di Rancha, non lontano da Los Angeles. Né la polizia, né i detective assunti da sua madre riuscirono a trovarlo. Tutto lasciava pensare che Thomas Beller avesse abbandonato la famiglia, ma Traci non ci ha mai creduto. Ora, dieci anni dopo, è un’influencer di enorme successo, con milioni di follower e denaro a sufficienza per assumere un nuovo investigatore, il migliore in circolazione: Elvis Cole.

Riaprire il caso di una persona scomparsa archiviato da dieci anni è quasi sempre una causa persa, ma Cole decide comunque di dirigersi a Rancha, dove scopre che Anya Given, una giovane donna figlia di un’ex detenuta, potrebbe fornirgli una pista su Beller. Quando però viene aggredito da una banda di violenti criminali, quella che sembrava una semplice indagine si trasforma in qualcosa di molto più sinistro e pericoloso. Cole chiede dunque aiuto all’amico ed ex marine Joe Pike, ma persino lui potrebbe non essere in grado di tirarli fuori da questa situazione.

Mentre seguono le tracce di Thomas Beller negli abissi contorti di un male insondabile, il caso si capovolge: le vittime diventano carnefici e i predatori prede. Riuscirà Elvis Cole a salvare tutti da questo incubo? In un’indagine che metterà alla prova la lealtà del leggendario detective verso i suoi clienti, il suo storico partner e anche verso sé stesso, l’unico obiettivo è che la verità venga alla luce, qualunque sia il prezzo da pagare. Per ottenere finalmente giustizia, Cole e Pike dovranno guardare dentro il “grande vuoto”, e affrontarlo.

Nel panorama dell’hard boiled americano, pochi duo letterari sono riusciti a conquistare i lettori come Elvis Cole e Joe Pike, protagonisti della serie creata da Robert Crais: due uomini diversissimi, eppure complementari, uniti da un legame indissolubile che va oltre la semplice amicizia, diventando quasi un patto d’onore.

Cominciando la lettura de Il grande vuoto, ci si ritrova di fronte a un caso quasi “di routine”

Una scomparsa vecchia di dieci anni, una figlia che non ha mai smesso di credere e un detective —il detective più bravo del mondo”, un titolo usato più per sdrammatizzare che per autocelebrarsi — incaricato di riaprire ciò che tutti considerano chiuso.

Ma Crais, come sempre, gioca su un terreno ben diverso: quella che appare come una semplice ricerca diventa presto un viaggio in un territorio oscuro, dove le vittime si confondono con i carnefici e dove la verità è qualcosa di scomodo.

Il grande vuoto di Robert Crais è molto più di un classico thriller investigativo. È, soprattutto, un romanzo che vive e respira grazie al legame tra i suoi due protagonisti, Elvis Cole e Joe Pike.

Elvis Cole è il cuore pulsante della storia. Ironico, brillante, capace di alleggerire anche le situazioni più tese con una battuta o un sorriso, è un personaggio che conquista per la sua umanità. Non è il classico detective duro e impenetrabile: è empatico,

Quando si è prigionieri dei propri pensieri il tempo non passa mai.

coinvolto, profondamente toccato dalle storie che incontra. E quella sua ironia, mai forzata o superficiale, diventa una forma di resistenza contro il buio che lo circonda. Ha un lato solare e un’umanità profonda, che lo portano a entrare in sintonia con le persone, forse anche troppo.

Leggere quello che aveva scritto era doloroso. Continuavo a vedere la giovane donna esile dallo sguardo vuoto che conoscevo e la ragazza che doveva essere stata dieci anni prima.

Accanto a lui c’è Joe Pike, il suo opposto solo in apparenza. Taciturno, essenziale, quasi impenetrabile, Pike è presenza più che parola.

Pike tornò qualche minuto dopo, ma farsi dimettere dall’ospedale era come scavare un tunnel sotto Alcatraz con un cucchiaio. Ci volle un’eternità. «Forse dovremmo scappare» dissi. «Uno di noi cadrebbe» ribatté Pike. Capite? Da sbellicarsi dalle risate.

Alto, muscoloso, corpo scolpito da anni di addestramento militare e disciplina. Il suo tratto più distintivo sono gli occhiali da sole scuri, che raramente toglie, simbolo di un uomo che preferisce osservare piuttosto che essere osservato, insieme alle frecce rosso sange tatuate sui deltoidi.

Pike mi osservò per un attimo e io mi specchiai nelle sue lenti nere scintillanti. «Sei pronto?» sussurrò. «Andiamo.» L’angolo della bocca di Pike si mosse impercettibilmente e lui scivolò via, muovendosi così silenzioso che avrebbe potuto essere nebbia.

Eppure, nel loro rapporto si annida una delle dinamiche più belle e solide della narrativa crime contemporanea: una lealtà assoluta, incrollabile, che non ha bisogno di essere dichiarata.

Non ci fu bisogno di accordarsi o pianificare. Lavoravamo insieme così spesso e da così tanto tempo che sapevamo cosa fare e cosa avrebbe fatto l’altro, e lo facemmo. Come se fossimo una cosa sola.

Insieme, Cole e Pike incarnano due facce della stessa medaglia: ragione e istinto, luce e ombra, parola e silenzio. Elvis rappresenta l’empatia,

«A Ben è piaciuta la fotografia?» Mi sarei messo a piangere. «L’hai fatto felice…»

il desiderio di comprendere l’animo umano; Joe è l’azione, la determinazione, la forza inarrestabile che compensa ogni debolezza dell’amico.

Robert Crais

Crais si è dedicato alla carriera di scrittore dopo aver studiato ingegneria. Ha lavorato come sceneggiatore a Hollywood, firmando diversi telefilm di grande successo, come Miami Vice.

I suoi ultimi romanzi pubblicati da Mondadori sono La sentinella (2013), Deserto di sangue (2014), Il sospetto (2016), La promessa (2019), Un uomo pericoloso (2021) e Luci su Los Angeles (2023). Nel 2014 gli è stato assegnato il Grand Master Award, già vinto da scrittori come Stephen King, Elmore Leonard e Ed McBain.

Nei romanzi di Robert Crais, questo equilibrio dinamico è ciò che rende la serie irresistibile.

Quando Elvis indaga, Joe protegge; quando Joe colpisce, Elvis interpreta. È una danza perfetta tra due personalità opposte, ma unite da un patto di fiducia che nulla riesce a spezzare.

Tra Cole e Pike non servono grandi discorsi. C’è fiducia, rispetto, la consapevolezza che, qualunque cosa accada, l’altro ci sarà. Sempre.

Ma Il grande vuoto non è solo Elvis e Joe. Anche i personaggi secondari riescono a lasciare il segno, grazie alla maestria di Crais: che siano buoni o cattivi, difficilmente si dimenticano. Ognuno porta con sé un bagaglio di sentimenti ed emozioni che arricchisce la trama e, a suo modo, lascia sempre qualcosa.

Il grande vuoto non è solo emozione: Crais costruisce una narrazione tesa, a tratti spietata, attraversata da una forte vena oscura.

Sotto l’indagine, sotto l’azione, sotto il mistero, c’è sempre una domanda più grande: cosa resta delle persone quando tutto il resto viene meno?

E la risposta, in fondo, sta proprio lì: nella capacità di Elvis di restare umano e nel silenzio vigile di Joe, in quella lealtà rara, quasi commovente, che li tiene uniti anche davanti all’abisso. Perché in questo libro l’abisso c’è, ed è anche molto profondo…

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