Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Mentre io e le mie amiche sorseggiamo vino e ci confidiamo segreti alla luce tremolante delle candele nel nostro rifugio isolato tra le colline scozzesi, siamo tutte d’accordo: avevamo davvero bisogno di questa pausa. Ogni mattina nuoteremo nei laghi gelidi e cammineremo fino a spiagge remote, e ogni sera berremo vino e ci racconteremo storie, accoccolate accanto al fuoco. Sarà una vacanza che nessuna di noi dimenticherà mai.
Ma dietro il mio sorriso caloroso, nel mio cuore c’è solo gelo. Una delle mie amiche è l’amante di mio marito, e non passerà molto tempo prima che io scopra chi è. Lei crede di ingannarmi, ma non è l’unica ad avere dei segreti.Non lascio trasparire nulla, ma più mi avvicino alla verità, più diventa chiaro che, tra queste colline scozzesi isolate, lontane da qualsiasi aiuto, qualcuno pagherà le proprie bugie con la vita…
Chiunque ha dei segreti; non sappiamo mai cosa succede nella vita degli altri.
È proprio attorno ai segreti che Jess Ryder costruisce l’intera narrazione di L’amante di mio marito, thriller psicologico che gioca costantemente sull’ambiguità e sui non detti.
I segreti appartengono ai due protagonisti, Sophie e Ryan, ma sono anche lo strumento attraverso cui l’autrice costruisce la tensione, scegliendo di mantenere nascosta l’identità dell’amante.
Sei donne accomunate dalla passione per il nuoto:
Sono di diverse età, provengono da contesti differenti e si frequentano da meno di un anno. L’unica cosa che hanno in comune è la passione per le nuotate settimanali nell’acqua gelida.
Un segreto.
Un luogo isolato, senza possibilità di comunicare con l’esterno:
La zona è il paradiso degli escursionisti: torrenti gorgoglianti, cascate nascoste ed è possibile avvistare cervi e aquile. Nessun negozio, nessun pub. Nessun vicino nel raggio di chilometri. Solo loro sei, insieme: a nuotare, camminare, cucinare, mangiare, bere…
Sono questi gli elementi che definiscono fin da subito l’atmosfera del romanzo, dove la suspense non nasce tanto dall’azione quanto dall’ambientazione e dalla costante sensazione di incertezza.
Ryder presenta le sei donne al lettore ma sceglie di non rivelare chi tra loro rappresenti una minaccia per Sophie, ponendolo così sullo stesso piano della protagonista, immerso in un clima di sospetto continuo.
Eppure, nonostante questa costruzione, non è immediato entrare in sintonia con Sophie.
La sua figura appare sfuggente, ambigua, difficile da decifrare:
la sua mania di perfezionismo, la tendenza all’assolutismo, la sua difficoltà a perdonare
Vittima o manipolatrice?
È una domanda che accompagna gran parte della lettura e che contribuisce a generare una distanza emotiva, probabilmente voluta dall’autrice per mantenere costante la tensione.
La protagonista, confusa e contraddittoria, finisce per disorientare anche chi legge, almeno fino alla parte finale, quando il suo personaggio sembra trovare una direzione più chiara e determinata:
Sophie non si riconosce più, questa situazione la sta trasformando in una persona che non le piace e lo detesta.

Jess Ryder
Jess Ryder è autrice di cinque thriller psicologici: “The Ex Wife”, “Lie to Me”, “The Good Sister”, “The Dream House” e il suo ultimo romanzo, pubblicato il 20 marzo 2020, “The Girl You Gave Away”. Tutti i titoli sono pubblicati da Bookouture. Scrive anche con lo pseudonimo di Jan Page, con numerosi libri pubblicati, tra cui “Selina Penaluna”.
Con una lunga esperienza come sceneggiatrice, ama guardare le serie televisive poliziesche. Jess è una lettrice appassionata e apprezza in particolare i thriller. Vive con il suo compagno a Londra, nel Regno Unito, e ha quattro figli adulti.
Per buona parte del romanzo di Jess Ryder la narrazione si muove in una dimensione di attesa: si percepisce che qualcosa di drammatico sta per accadere, mentre nel frattempo vengono approfonditi i rapporti tra i personaggi e, soprattutto, le crepe nel matrimonio tra Sophie e Ryan:
Ultimamente è molto più facile avere dei segreti; nulla di ciò che gli nasconde potrebbe essere tanto grave quanto il suo tradimento.
È solo nelle ultime pagine, a circa un centinaio dalla conclusione, che il ritmo accelera, l’intreccio subisce una svolta più netta e la tensione, fino a quel momento trattenuta, trova finalmente uno sbocco più concreto e in linea con il thriller.
Tuttavia alcuni sviluppi risultano prevedibili, soprattutto per un lettore appassionato ed esperto del genere, elemento che incide parzialmente sull’effetto sorpresa. Nonostante questo, la scrittura scorrevole, l’intreccio ben costruito e la caratterizzazione dei personaggi rendono comunque la lettura piacevole e coinvolgente.
Nel complesso, L’amante di mio marito si configura come un thriller psicologico che punta più sull’atmosfera e sulla tensione latente che sull’azione, costruendo una narrazione fatta di sospetti, silenzi e verità parziali.
Pur con qualche prevedibilità nello sviluppo, il romanzo riesce a mantenere viva l’attenzione grazie a una struttura solida e a un gioco costante di ambiguità, offrendo una lettura coinvolgente soprattutto per chi ama le storie in cui nulla è davvero come sembra.
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