Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Blake Porter sta vivendo il momento migliore della sua vita: una brillante carriera, una recente promozione e un futuro tutto da costruire con la sua fidanzata, Krista. Finché, all’improvviso, tutto cambia. Accusato ingiustamente di aver danneggiato la sua azienda, Blake viene licenziato e si ritrova con una reputazione distrutta. E così, incapace di pagare il mutuo del nuovo appartamento dove vive con Krista, è costretto a trovare un modo per tirare avanti. Ed ecco che arriva Whitney.
Bella, affascinante, alla mano, e in cerca di una stanza in affitto. Sembra la soluzione perfetta per Blake. O forse no. Perché qualcosa non torna. I vicini iniziano a comportarsi in modo strano. Un odore di decomposizione invade la casa, nonostante le pulizie. Rumori inquietanti lo svegliano nel cuore della notte. E Blake comincia a temere che qualcuno conosca i suoi segreti più oscuri… Il pericolo si nasconde tra le mura di casa, e quando se ne rende conto è troppo tardi. La trappola è già scattata.
…non è chi pensavo che fosse.
È questa la frase che racchiude il fulcro de L’inquilina di Freida McFadden: un romanzo costruito sull’ambiguità e sul continuo ribaltamento delle certezze.
Come spesso accade nelle sue storie, infatti, nulla è davvero come sembra e ogni personaggio finisce per rivelare lati inattesi e disturbanti.
A guidare la narrazione è la voce in prima persona di Blake, il protagonista:
Sono piuttosto alto, sul metro e ottanta, con i capelli castani che porto sempre molto corti perché hanno la fastidiosa tendenza ad arricciarsi; ho una lieve fossetta sul mento e occhi castani forse un po’ troppo vicini, anche se sono stati definiti “intensi”.
Rispetto ai precedenti romanzi dell’autrice, la prospettiva è interamente maschile, una scelta che contribuisce a dare un taglio diverso alla storia.
La voce di Blake, inizialmente ironica e brillante, accompagna il lettore con leggerezza, ma si incrina progressivamente man mano che gli eventi si fanno più inquietanti, fino a mettere in discussione il suo stesso equilibrio mentale:
sto perdendo la ragione a cui tenevo tanto
La prima parte del romanzo, per struttura e dinamiche tra i personaggi, richiama da vicino schemi già visti nella produzione dell’autrice, in particolare Una di famiglia, risultando a tratti prevedibile per chi conosce già il suo stile.

Freida McFadden
Freida McFadden è un’autrice statunitense. Ha all’attivo numerosi romanzi che hanno riscosso un enorme successo sia tra la critica che tra i lettori, aggiudicandosi anche svariati premi, tra cui l’International Thriller Writer Award for Best Paperback Original e il Goodreads Choice Award for Best Thriller. Con la Newton Compton ha pubblicato Una di famiglia, Nella casa dei segreti, Non mentire, Finché morte non ci separi
Tuttavia, grazie a una scrittura incisiva, scorrevole e magnetica, McFadden riesce comunque a mantenere viva l’attenzione, intrecciando introspezione e suspense in modo sempre più avvolgente.
È soprattutto nella seconda parte che il romanzo trova il suo ritmo migliore: i colpi di scena si fanno più serrati
Cosa mi sta facendo Whitney?
gli equilibri si ribaltano e la narrazione si apre finalmente a più punti di vista. L’alternanza delle voci, introdotta dopo la metà, rappresenta uno degli elementi più efficaci del libro, contribuendo a rafforzare sia la tensione narrativa sia la caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Un altro aspetto distintivo è rappresentato dalla componente più cruenta della storia. La scia di violenza lasciata dal colpevole, accompagnata da descrizioni dettagliate e talvolta macabre, si discosta da quanto ci si aspetterebbe da un thriller psicologico o da un domestic thriller, aggiungendo una dimensione più cupa e spiazzante.
L’inquilina conferma l’abilità di Freida McFadden nell’esplorare i lati più oscuri della mente umana, anche se non raggiunge pienamente il livello delle sue opere più riuscite. Tuttavia, pur presentando diversi punti di contatto con i suoi romanzi più celebri, resta una lettura scorrevole e coinvolgente, capace di tenere alta l’attenzione fino all’epilogo, anche grazie a una costruzione narrativa che gioca costantemente con le aspettative di chi legge.
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