Ai confini della metropoli di Paolo Roversi

Ai confini della metropoli Salotto Giallo

Sette indagini di Enrico Radeschi

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

Una raccolta che mette in fila alcuni racconti scritti da Paolo Roversi tra il 2007 e il 2022 per antologie, quotidiani, ebook e riviste, mai pubblicati prima in volume. I lettori ci troveranno una Milano che passa dai telefoni a gettoni alle dirette sui social network, mentre crescono palazzi di vetro dietro la Madonnina, arrivano l’Expo e la pandemia e i bar di Lambrate si popolano di hipster che sorseggiano birre Ipa con la stessa disinvoltura con cui Radeschi svuota boccali di Doom.

E ovviamente incontreranno molti dei personaggi che hanno imparato ad amare: il vicequestore Loris Sebastiani; Diego Fuster, giovane assistente con la faccia da cherubino e la testa piena di citazioni; l’ispettore Mascaranti; Sciammana, memoria storica della malavita locale, che distribuisce mezze verità in cambio di banconote stropicciate; senza dimenticare Buk, il labrador dagli occhi dolci e la fedeltà assoluta, e Rimbaud, il chihuahua che comanda su tutto e tutti nell’appartamento di via Venini.

Sono figure che tornano, si rincorrono, invecchiano ma non smettono mai di girare intorno a Enrico e alle sue cronache. Come se, in fondo, il vero protagonista fosse sempre quel microcosmo che si portano appresso, un universo dove il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato si confonde, tra un’arrotolata di Amsterdamer, un clic e un delitto.

Milano oggi è una giungla di vetro, un bosco verticale, la patria delle app che ti consegnano anche l’aria a domicilio.

Eppure, nel sottobosco di questa metropoli frenetica, c’è chi si muove ancora con il passo del cronista d’altri tempi, una giacca nera e un taccuino sempre in tasca. Enrico Radeschi è tornato, e con lui quella strana miscela di fumi di scarico, caffè corretto e il rombo inconfondibile di una vecchia Vespa gialla.

Con la nuova raccolta Ai confini della metropoli, Paolo Roversi non celebra solo un personaggio, ma un intero modo di intendere il noir. Vent’anni di carriera non sono pochi. Nel mondo del giallo, il rischio di invecchiare precocemente o di restare incastrati in schemi ripetitivi è altissimo. Ma Radeschi, l’hacker-giornalista dal cuore in mano, sembra immune al passare del tempo.

Questa raccolta di sette storie (già edite ma finalmente riunite in un unico volume) non è una semplice operazione nostalgia. È, piuttosto, una mappa dell’evoluzione del noir metropolitano.

Attraverso queste pagine, lo stile di Roversi si rivela nella sua maturazione: la scrittura si è fatta più asciutta, il ritmo più serrato, ma l’ironia resta quella firma inconfondibile che i lettori hanno imparato ad amare fin dai tempi de La mano sinistra del diavolo.

Paolo Roversi

Paolo Roversi è nato il 29 marzo 1975 a Suzzara (Mantova). Scrittore, giornalista, sceneggiatore e podcaster, vive a Milano.

Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per il cinema e per serie televisive, spettacoli teatrali e cortometraggi. Tiene corsi di scrittura crime per la scuola Holden di Torino.

Ne Ai confini della metropoli di Roversi ritroviamo i pilastri del mondo di Radeschi.

C’è la Milano dei contrasti. Descritta con la precisione di un chirurgo, la città oscilla tra uffici luccicanti e bische di periferia, zone d’ombra dove sarebbe meglio non infilare le mani.

Troviamo l’immancabile Vespa Gialla che più che un mezzo di trasporto è una compagna di vita che sfreccia tra i bit del deep web e la nebbia di Lambrate.

Infine troviamo il binomio tecnologia-istinto che ha reso celebre e amato il personaggio creato dalla penna di Roversi. Enrico Radeschi risolve i casi con il mouse, ma li “sente” con la pancia, spalleggiato dal fido e burbero vicequestore Sebastiani.

C’è un’amarezza di fondo che attraversa queste storie, quella consapevolezza che ogni cronista di nera impara a conoscere sulla propria pelle. Come ha dichiarato lo stesso Radeschi, intervistato da SalottoGiallo:

Io e Sebastiani risolviamo i casi, lui sbatte qualcuno dietro le sbarre, ma il male resta lì, sedimentato sotto il pavé, e i morti non tornano certo in vita per ringraziarti. La scoperta più spaventosa è che spesso arrivare alla verità è inutile per chi ha già perso tutto.

È proprio questa profondità umana a rendere Radeschi lo specchio di una Milano che cambia pelle continuamente ma che, nel profondo, resta la stessa: cinica, frenetica e terribilmente affascinante.

Se avete letto la nostra recente intervista a Enrico Radeschi proprio qui sul sito, sapete già che il nostro hacker preferito non è un tipo da ufficio e scrivania.

Per i fan storici, Ai confini della metropoli, è l’occasione per vedere come Roversi abbia affinato la sua penna, rendendo il personaggio un’icona intramontabile. Per i nuovi lettori, è la porta d’ingresso perfetta, un “assaggio” concentrato della filosofia di vita di un uomo capace di muoversi tra il fumo di un sigaro e i codici di sicurezza più inviolabili.

Salottometro:

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Ai confini della metropoli Salotto Giallo

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