Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Nel cuore di una Roma oscura e corrotta, Leo Malinverno, audace giornalista investigativo, è pronto a sfidare di nuovo l’abisso. Il Tatuatore è tornato. Sfuggito alla giustizia, questa volta non esita e non sbaglia mira: un attacco brutale riduce Malinverno in fin di vita. Ma il male non attende. Mentre il giornalista lotta per rimettersi in piedi, un nuovo orrore squarcia la capitale: la decapitazione del celebre scrittore Petronio Grigo, maestro dei bestseller e divo mediatico, ma anche burattinaio invisibile di intrighi malavitosi.
E non è che l’inizio: una catena di omicidi si dipana, rivelando ipocrisie letali, invidie, violenze e inganni sepolti nei mutevoli nascondigli dell’animo umano, dove il confine tra vittima e carnefice si dissolve. Tra dolori lancinanti, ferite dell’anima, nostalgie che divorano e assenze che urlano, Malinverno dovrà fronteggiare anche i demoni del suo ambiente: slealtà professionali e rivalità con giovani colleghi affamati di scoop. Riuscirà a riaccendere il fuoco interiore per smascherare la rete di corruzione in cui rischia di smarrirsi?
Per chi ha avuto il piacere di conoscere Leonardo Malinverno con L’inganno dell’ippocastano, la suspense del finale di Primo venne Caino è rimasta impressa.
E forse sarebbe stato meglio non trattenere il fiato: per portare alle stampe il terzo capitolo del giornalista Malinverno, Mutevoli nascondigli, i lettori hanno dovuto attendere a lungo. Ne è valsa la pena? Assolutamente sì.
Grazie a Indomitus, che ha ripubblicato anche i primi due volumi, chi non conosce ancora l’autore ha ora l’opportunità di recuperare tutta la serie.
Chi invece era in attesa si ritrova davanti a un Leo più intenso che mai: colpito nello spirito e nel corpo dal Tatuatore, destabilizzato nella sua missione di giornalista investigativo, ma pronto a riscattarsi con determinazione e passione.
Per quanto fosse esperto e ne avesse vissute, l’agressione del Tatuatore e le conseguenze sanitarie lo avevano lasciato nello sbalordimento di una lepre ferita. Era arrivato il momento di rompere la teca di vetro da cui aveva osservato il mondo. […] Non poteva rimanere attonito e inattivo.

Mariano Sabatini
Mariano Sabatini è nato a Roma, dove vive. Ha scritto per i maggiori quotidiani, periodici e per il web, ha firmato programmi televisivi di successo (“Tappeto volante”, “Campionato di lingua italiana”, “Parola mia”, “Uno Mattina”, etc.) per la Rai e altri network nazionali privati. Ideatore e conduttore di rubriche radiofoniche, continua a frequentare la Tv come commentatore e scrive novelle per riviste popolari.
Ha partecipato a diverse antologie con i suoi racconti. Dopo diversi libri saggistici – tra cui “La sostenibile leggerezza del cinema”, “Trucchi d’autore”, “Ci metto la firma!”, “Scrivere è l’infinito”, “Ma che belle parole! Luciano Rispoli Il fascino discreto della radio e della Tv” – con “L’inganno dell’Ippocastano” (2016), suo primo romanzo, ha vinto il premio Flaiano e il Romiti; “Primo venne Caino” (2018) si è aggiudicato invece tra gli altri il Giallo Ceresio e Premio Città di Como. Entrambi sono tradotti all’estero. Nel 2021 ha proposto il suo primo testo per bambini dal titolo “Una cagnolina non vola mica”.
Sabatini lavora su più livelli: da una parte l’indagine, con una catena di omicidi che svela un sistema di corruzione ramificato; dall’altra il percorso interiore di Malinverno, segnato dal dolore, dalla fatica di rimettersi in piedi e da un senso di isolamento che attraversa il romanzo.
Ne deriva una narrazione che segue il ritmo serrato del thriller, ma scava anche nei punti più fragili dei personaggi.
Il registro narrativo alterna tensione e introspezione con grande equilibrio: momenti taglienti e quasi brutali si alternano a pause di riflessione psicologica o descrittiva, che danno profondità alla storia.
Roma, in questo senso, non è solo uno sfondo: diventa una presenza viva e contraddittoria, capace di riflettere le ambiguità morali dei personaggi.
Roma di notte, con tante strade completamente al buio, ricorda ai suoi residenti come dovesse essere due o trecento anni fa. […] In alcune zone, che non siano il centro, punto di ritrovo dei gaudenti irriducibili, Roma di notte incute timore, mettendo le persone a diretto contatto con le loro inquietudini più profonde.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la costruzione di queste ambiguità.
Dinamiche professionali come rivalità, ambizioni e slealtà contribuiscono a creare un clima di costante incertezza:
Due giovani colleghi, per quanto esperti, rimangono per sempre dei rivali. Lui tendeva a dimenticarlo. La voglia di affermarsi, anche in assenza di talento, è il più grande propulsore di carriera.
Il titolo stesso suggerisce la chiave di lettura: i “nascondigli” sono spazi interiori, zone d’ombra in cui si accumulano segreti, ambizioni e compromessi.
È lì che Sabatini concentra il suo sguardo, scavando sotto la superficie.
Mutevoli nascondigli è un noir solido e coinvolgente, che unisce tensione narrativa e introspezione, portando avanti con coerenza il percorso dei romanzi precedenti e confermando la forza di un protagonista che resta nel cuore del lettore.
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