Recensione di Katya Fortunato

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara
TRAMA
A Mahingan Falls, i coniugi Spencer credono di aver trovato il luogo perfetto per ricominciare. Olivia è un volto noto della televisione, Tom un autore teatrale scottato da un recente insuccesso. Stanchi del caos di New York, hanno mollato tutto e si sono trasferiti in una remota fattoria del New England immersa nella natura.
Il rifugio ideale dove crescere i loro fi gli e ritrovare il giusto ritmo. O almeno così pensano. La quiete sembra spezzarsi una notte, quando Olivia, mentre il resto della famiglia dorme, sente un rumore provenire dal corridoio: forse un pianto lontano, o un gemito soffocato. Quando si alza per controllare non trova nessuno, eppure si sente osservata, come se nel buio della casa ci fosse qualcun altro.
E non è l’unico strano evento che avviene in città: incidenti, scomparse e morti inspiegabili si susseguono come brutti scherzi di un destino che improvvisamente pare aver preso di mira Mahingan Falls. Quando Tom scopre nel solaio alcuni vecchi quaderni impregnati di polvere e umidità, le oscure leggende di stregoneria legate alla fattoria smettono di sembrare solo superstizioni. Indagando, si addentra in un territorio dove il confine tra razionale e paranormale si assottiglia pericolosamente.
E la verità che emerge è molto più spaventosa di qualsiasi incubo. Maxime Chattam torna con un romanzo teso e magnetico, capace di trascinare il lettore in una trama complessa e in un’ambientazione cupa e perturbante che catturano i lettori fino all’ultima pagina.
La famiglia Spencer lascia New York per trasferirsi a Mahingan Falls, una piccola cittadina del New England immersa nei boschi.
L’idea è quella di cambiare ritmo, rallentare, respirare. Una casa grande, una natura rigogliosa, una comunità apparentemente tranquilla: tutto sembra promettere un nuovo inizio. Ma fin dall’arrivo qualcosa non torna.
Il cane scappa terrorizzato dal bosco, la casa scricchiola come se respirasse, e gli abitanti del luogo lasciano intendere che quella zona custodisce storie che è meglio non raccontare.
Chattam gioca con uno dei meccanismi più classici dell’horror: il contrasto tra l’idillio e la minaccia.
La campagna, che dovrebbe rappresentare libertà e pace, diventa invece uno spazio ambiguo, dove la natura sembra osservare gli uomini e dove ogni dettaglio – un rumore nella notte, una luce in lontananza, un segnale radio – può trasformarsi in presagio.
La forza de Il segnale sta soprattutto nell’atmosfera.
L’autore costruisce un crescendo di inquietudine quasi impercettibile, fatto di piccoli segnali, episodi isolati, storie parallele che lentamente si intrecciano. Le sparizioni, le leggende locali, le anomalie tecnologiche e le presenze nel bosco alimentano una tensione che cresce pagina dopo pagina, fino a far capire che Mahingan Falls non è solo una cittadina: è un luogo contaminato da qualcosa di antico e incomprensibile.

Maxime Chattam
Maxime Chattam, conosciuto anche come Maxime Williams (entrambi pseudonimi di Maxime Guy Sylvain Drouot) scrive romanzi thriller e polizieschi; consapevole del tipo di conoscenza necessario per scrivere questo genere di libri Chattam ha studiato per un anno criminologia all’università di Sant Denis dove ha imparato le basi della psicologia criminale, delle scienze forensi e della medicina legale. Definito lo Stephen King europeo, ha venduto oltre sette milioni di copie in tutto il mondo.
Interessante anche il modo in cui Chattam alterna i punti di vista.
Non c’è solo la famiglia Spencer: attorno a loro gravitano adolescenti
Gemma aveva l’impressione che accettassero con meno difficoltà di lei l’esistenza di una realtà terrificante, popolata da creature indicibili. Invidiava la resilienza, la capacità di adattarsi e l’apertura mentale dei più giovani.
vicini di casa, poliziotti e abitanti del posto, ognuno con la propria prospettiva su ciò che sta accadendo.
…nessun uomo corre più veloce dei suoi fantasmi.
Dal punto di vista narrativo, Il segnale mescola più generi: il romanzo corale alla Stephen King, il thriller investigativo e l’horror paranormale.
“Come dire che in Europa non ci sono fantasmi?” fece Corey.
Tom rispose con un sorrisetto divertito.
“Ma sì, tanto quanto, solo che hanno avuto diversi millenni a disposizione, mentre noi abbiamo fatto tutto in quattro secoli!”
Il che punta meno sullo spavento immediato e più su un senso di inquietudine persistente che vi possiamo garantire è piuttosto forte, tanto da farvi sussultare al minimo rumore fuori posto.
“Ciò che voglio farle comprendere” insiste Martha sporgendosi verso di lui sopra lo scrittoio, il volto alterato dal fumo d’incenso, “è che l’uomo costruisce le sue paure, dà forma ai suoi miti e anche ai suoi mostri”.
La domanda che attraversa il romanzo è semplice: cosa succede quando la realtà smette di comportarsi secondo le regole che conosciamo?
Quando i segnali che riceviamo (dalla tecnologia, dalla natura, dalle persone) sembrano provenire da qualcosa che non dovrebbe esistere?
E se quei segnali non fossero mai stati un errore, ma un tentativo di contatto? Perché il vero terrore, suggerisce Maxime Chattam, non è scoprire che non siamo soli nell’universo. Il vero terrore è capire che forse non lo siamo mai stati.
Il segnale si diffonde. Ovunque. Con una rapidità superiore alle più ottimistiche aspettative.
È proprio qui che Il segnale colpisce nel segno. Il modo in cui trasforma una tranquilla cittadina americana in un buco nella realtà. E quando quel buco si allarga, il lettore capisce che non tutte le porte andrebbero mai spalancate.
Alla fine resta una sensazione difficile da scrollarsi di dosso: quella che, da qualche parte, un segnale continui ancora a pulsare. E che qualcuno, o qualcosa, sia sempre in ascolto.
…dalle megalopoli alle campagne sperdute, il mondo interconnesso compone la sua rete sempre più rapida e vasta. Dappertutto onde. Onnipresenti.
Fameliche di progresso.
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