Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Florence conosce bene il fallimento. Dopo la fine disastrosa della sua carriera in una girl band degli anni 2000, si trascina per West London, single, al verde e insoddisfatta. Le uniche cose di cui è orgogliosa sono le sue scelte sempre più elaborate di nail art e suo figlio di dieci anni, il sensibile e intelligentissimo Dylan. Ma quando Alfie Risby, il bullo della classe e giovane erede di un impero alimentare di surgelati, scompare misteriosamente durante una gita scolastica,
Dylan diventa il principale sospettato. Florence deve rimettersi in carreggiata, trovare il ragazzino scomparso e scagionare suo figlio, o rischiare di perderlo per sempre. L’unico problema? Non ha alcuna abilità investigativa, non è esattamente popolare tra le altre mamme della scuola e ha appena trovato lo zaino di Alfie nascosto sotto il letto di Dylan…
In Tutte le altre mamme mi odiano, romanzo d’esordio di Sarah Harman, la protagonista Florence Grimes rappresenta perfettamente quegli adulti che sembrano vivere con la sindrome di Peter Pan.
Florence un tempo era la voce di una girl band proiettata verso il successo; ora invece vive in uno spazio sospeso tra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è diventata: una madre single costretta a portare ogni mattina il figlio Dylan in una scuola privata a cui sente di non appartenere.
Sarah Harman tratteggia un ritratto realistico e impietoso di una parte della buona società londinese, fatta di persone che frequentano luoghi esclusivi e che vivono all’interno di un microcosmo sociale rigido, dominato da regole non scritte, sorrisi di circostanza e una sostanziale mancanza di empatia.
Durante una gita scolastica, Alfie, il ricco e odioso compagno di classe di Dylan, scompare. Lo stesso giorno Florence trova il suo zaino nella stanza del figlio.
Invece di parlare con Dylan o chiedere spiegazioni, decide però di mandarlo in campagna dal padre e di non riferire nulla alla polizia.
Da questo momento il thriller prende una piega particolare, determinata da una precisa scelta narrativa dell’autrice: l’uso del black humor.

Sarah Harman
Sarah Harman è un’autrice americana. Recentemente ha lavorato come corrispondente estera per NBC News, realizzando servizi televisivi per Today, Nightly News e MSNBC. Si è laureata alla Georgetown University di Washington, D.C.
Il suo romanzo d’esordio, Tutte le altre mamme mi odiano (Harper Collins, 2026), ha vinto il Lucy Cavendish Fiction Prize nel 2023
Harman punta molto sull’ironia e sul sarcasmo per ridicolizzare le convenzioni sociali, finendo però, in alcuni passaggi, per indebolire la stessa tensione della trama.
Florence non partecipa davvero alle indagini, ma entra piuttosto in uno stato di negazione totale: difende il figlio a ogni costo, arrivando persino a ricorrere a piccoli stratagemmi pur di sviare i sospetti da lui.
Nella storia emerge una ricerca quasi ossessiva di leggerezza che, unita all’ambiguità morale della protagonista e al suo continuo minimizzare un fatto grave come la scomparsa di un bambino, potrebbe urtare la sensibilità di alcuni lettori.
È anche vero, però, che Florence utilizza l’ironia come una forma di difesa. Per lei minimizzare diventa un modo per non crollare.
C’è comunque qualcosa in Florence che spinge il lettore a empatizzare con lei: la paura di essere una cattiva madre, l’angoscia di non essere all’altezza e il desiderio di dimostrare che, in fondo, vale qualcosa.
Tutte le altre mamme mi odiano è un thriller psicologico che parla di fallimento e di tentativi di rinascita, senza cercare a tutti i costi la simpatia del lettore.
Al centro c’è una protagonista imperfetta, spigolosa, a tratti sorprendentemente autentica. Il romanzo ricorda che l’amore materno può essere disordinato, perfino egoista, ma resta comunque un motore potentissimo: un esempio di ciò che una madre può arrivare a fare per il proprio figlio.
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