Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Un nuovo groviglio da sciogliere per l’avvocato penalista più irrisolto e più abile di sempre. Alessandro Gordiani è caduto in una crisi profonda dopo la tragica conclusione dell’ultima causa di cui si è occupato. Si è ritirato nella sua casa al mare e ha deciso di abbandonare la professione. Dopo varie insistenze, la figlia Ilaria, diventata avvocato come lui, lo convince a tornare sui suoi passi per assumere la difesa di Ernesto Boni, il nuovo compagno di sua madre, accusato di omicidio colposo per violazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro per una morte bianca avvenuta nel suo cantiere.
Un operaio, Giuseppe Cicerchia, è precipitato dal tetto di un capannone mentre eseguiva delle riparazioni di manutenzione e la colpa è stata imputata proprio a Ernesto Boni. Quello che all’apparenza sembra solo un terribile incidente, nasconde in realtà molto di più. Tra indagini serrate, quaderni scomparsi, minacce, tentativi di ricatto e attentati, anche alla vita della stessa Ilaria, Alessandro e i suoi colleghi faranno di tutto perché la verità possa venire a galla. Quella che sembrava solo una causa legale si trasformerà in un’avvincente caccia al colpevole in una storia piena di colpi di scena e rivelazioni inaspettate.
«Mi sono sempre raccontato di essere un uomo di legge, un uomo che combatte per la giustizia. Ma se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni è che la giustizia è solo una bella favola che raccontiamo a noi stessi per non impazzire. La realtà è un’altra. La realtà è che a volte perdi, e quando perdi male non c’è più modo di tornare indietro».
Mi chiamo Alessandro Gordiani e sono un avvocato… e proprio come dicono le parole della canzone che adesso sto storpiando al sax, – sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai-
Torna in libreria con Dalla stessa parte Alessandro Gordiani, personaggio iconico nato dalla penna di Michele Navarra.
Il titolo, preso in prestito dalla celebre canzone di Francesco De Gregori, è già di per sé evocativo della personalità complessa del protagonista e del suo legame profondo con la professione di avvocato: un mestiere che Gordiani vorrebbe talvolta recidere, come se potesse liberarsene, ma che gli resta addosso come una seconda pelle, impossibile da strappare via.
L’ambientazione iniziale all’Argentario riflette l’attuale condizione di vita di Gordiani:
Grigio il cielo, grigia la vita. Almeno la mia, almeno ora. Un’ombra che dura da troppo.
Qui l’avvocato sembra giunto al tempo dei bilanci e dei rimpianti; non è la prima volta che sceglie di scappare, di nascondersi da tutto e da tutti, nel tentativo di mettere distanza tra sé e il peso delle proprie scelte:
Forse non voglio essere salvato. Forse è per questo che ho lasciato la professione, la mia città, i miei affetti, per rifugiarmi in questa solitudine ostinata, in questa prigione dorata.
La narrazione alterna i capitoli in prima persona, affidati alla voce introspettiva del protagonista e alle sue riflessioni, a quelli in terza persona dedicati alla storia al centro del giallo. Sono due i piani narrativi che si intersecano con equilibrio: da una parte la vicenda giudiziaria, incentrata sul tema attuale e delicato della sicurezza sul lavoro; dall’altra la vita personale di Gordiani, con i suoi pensieri, i dubbi, i dilemmi etici su una giustizia che non è mai giusta fino in fondo.
La stessa alternanza si riflette nelle ambientazioni: dall’Argentario a Roma, in uno spostamento che accompagna lo stato d’animo del protagonista.
Non troviamo soltanto le aule di giustizia: Gordiani accompagna chi legge tra i luoghi più caratteristici della capitale,
Villa Borghese ha qualcosa di surreale, come se fosse una bolla al di fuori del tempo e dello spazio
che si contrappongono alle periferie,
…la chiesa di San Cleto, con la sua strana forma che ricorda una tenda in mezzo al deserto. E forse era proprio in quel modo, un deserto, che il progettista aveva immaginato quel quartiere così difficile, incastrato nella periferia nord est della capitale.
È in questo microcosmo di ordinaria criminalità, sempre attuale e riconoscibile, che prende forma il cuore della storia. Ma quei luoghi non sono soltanto scenografia: riflettono il modo in cui Gordiani guarda il mondo e il proprio mestiere.
Questa dimensione lo rende da sempre vicino al lettore, lontanissimo dagli avvocati patinati dei legal thriller americani: Gordiani è prima di tutto un uomo in carne e ossa, un amico, un collega. In queste pagine è anche un padre che si misura con il rapporto con le figlie ormai adulte:
Mia figlia è una ragazza solida, va forte, come sempre. E ce l’ha con me. Mi accusa di essere scappato come un codardo, nel momento in cui aveva più bisogno di me. (…) Ilaria e Alice sono le mie uniche certezze. Le mie figlie, l’unica cosa che nella vita mi è venuta bene, senza se e senza ma…
La trama gialla è ben congegnata: i pezzi del puzzle si compongono lentamente, trovando l’incastro definitivo soltanto alle battute finali e mantenendo alta la tensione.

Michele Navarra
Avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire in prima persona alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica ai fatti della banda della Uno bianca.
Ha inventato la figura dell’avvocato Alessandro Gordiani, personaggio ricorrente nei suoi legal thriller, penalista coscienzioso che si divide tra le pesanti responsabilità della professione e la sua indole ironica e scherzosa. Tra le sue pubblicazioni: Solo Dio è innocente (Fazi, 2020) e Nella tana del serpente (Fazi, 2021).
Lo stile di Navarra è fluido e scorrevole anche nei passaggi più tecnici; i dialoghi sono brillanti e vivaci, attraversati da una disincantata ironia che è cifra distintiva del protagonista.
L’uso talvolta del dialetto contribuisce a radicare la storia nella quotidianità, mentre i frammenti di canzoni che punteggiano le riflessioni di Gordiani funzionano come una sorta di colonna sonora, capace di amplificare emozioni e stati d’animo.
Dalla stessa parte non è soltanto un legal thriller costruito con equilibrio e tensione, ma un romanzo che interroga il lettore sul significato stesso dello “stare dalla parte giusta”.
Per Gordiani, essere dalla stessa parte non significa soltanto scegliere un cliente o sostenere una tesi in aula, ma fare i conti con la propria coscienza, con le proprie responsabilità, con le persone che ama. Ed è forse proprio in questa tensione, tra diritto e umanità, che il personaggio continua a trovare la sua forza e la sua autenticità.
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