Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Una notte di novembre, avvolta dalla nebbia milanese, due uomini vengono crivellati da una raffica di proiettili. Uno muore sul colpo, l’altro – Benedetto Cicogna, il Nero – resta in bilico tra la vita e la morte. Per l’investigatore privato Franco Reali scoprire chi ha premuto il grilletto non è solo un caso da seguire: è una questione personale. Al suo fianco, volente o nolente, c’è ancora una volta Olga Cazzaniga Peroni, brianzola ironica, testarda e irriverente, decisa ad avere sempre l’ultima parola, anche quando sarebbe meglio tacere.
Una compagna d’indagine ingombrante che Reali considera più un ostacolo che un aiuto, ma che sa sorprendere con intuizioni tanto inaspettate quanto preziose. A Milano c’è il mare è la terza avventura che li vede protagonisti: un giallo che intreccia tensione e sarcasmo, azione e battute fulminanti, amicizia e sospetto. Perché a Milano il mare forse non c’è, ma le onde possono travolgerti lo stesso.
Ci sono libri che raccontano una storia, altri che fanno sorridere, altri ancora che fanno riflettere.
E poi ci sono quelli che, oltre a racchiudere tutte queste caratteristiche, riescono a portare il lettore dentro un’atmosfera.
A Milano c’è il mare è uno di questi.
Fin dalle prime pagine il lettore viene avvolto nella nebbia, che pervade i vestiti e i pensieri, e quando partono i colpi di pistola si ha subito la sensazione che sarà qualcosa di molto personale.
Quando Benedetto Cicogna, detto il Nero, rimane gravemente ferito, per Franco Reali la ricerca della verità non è un lavoro, ma qualcosa che gli scava dentro. Il Nero è per lui come, e forse più, di un fratello, e Reali è uno di quei personaggi che, quando decide di andare fino in fondo, lo fa anche a costo di pagarne le conseguenze.
Se poi a fargli da spalla — o da supporto indesiderato — c’è Olga Cazzaniga Peroni, ecco che l’atmosfera si surriscalda.
Ironica, testarda, irritante ma anche capace di intuizioni, dovrebbe essere l’elemento di disturbo: quella che parla troppo, che si intromette, che complica i piani.
Abiti proprio davanti alla Rotonda della Besana, e io da dove arrivo?
La scoppiettante bionda brianzola è, in realtà, l’anima imprevista del romanzo, l’ago che fa pendere la bilancia a seconda di come si sposta.
Trasloco. Domani trasloco.
Il rapporto tra lei e Reali è uno dei punti più riusciti della storia: battibecchi, frecciate, silenzi che dicono più delle parole.
“Quando distribuivano la simpatia eri assente ingiustificato, vero?”, osserva piccata la rotonda di Besana. In Brianza.
C’è sarcasmo, sì, ma anche complicità, e un corollario di battute talmente sagaci, vivaci e intelligenti da far invidia a qualsiasi comico che si rispetti.
Quello che risulta davvero impegnativo è il viaggio che le due donne si trovano ad affrontare. Già, perché tra il traffico, le indicazioni ignorate e la tendenza di Olga a fare di testa sua, tanto che a un certo punto il navigatore cambia addirittura voce, da femminile a maschile, il percorso si rivela una via crucis. Un viaggio dantesco tra i gironi dell’inferno stradale.
Ciò che colpisce è l’equilibrio tra tensione e leggerezza. L’azione non manca, l’indagine tiene alta l’attenzione del lettore, ma c’è sempre un dettaglio, una battuta, uno sguardo che riporta la storia a una dimensione viva.
Milano non è solo uno sfondo: è un personaggio silenzioso.
Le sue strade, la sua nebbia, il suo ritmo frenetico fanno da contrappeso a una vicenda che parla di lealtà, di sospetto e di scelte capaci di cambiare tutto in un attimo.
Il titolo è un omaggio allo scrittore Andrea Pinketts e insieme una provocazione: a Milano il mare non c’è, è vero. Ma le onde di persone che la popolano sì.
Ci sono poi altre onde: quelle delle conseguenze, dei segreti che tornano a galla, dei colpi che non arrivano mai per caso; e quando arrivano rischiano di travolgere.

Cristina Aicardi
Cristina Aicardi vive e lavora in Brianza. Leggere e viaggiare sono le sue passioni. Caporedattore del web magazine letterario MilanoNera da dieci anni, scrive articoli e recensioni.
Difficilmente etichettabile, A Milano c’è il mare di Aicardi e Pastori è un giallo–cozy crime che si legge con piacere ma che lascia anche qualcosa dopo l’ultima pagina.

Ferdinando Pastori
Ferdinando Pastori, piemontese di nascita e milanese d’adozione, ha pubblicato due raccolte di racconti e i romanzi “No Way Out”, “Euthanasia”, “Nero imperfetto”, “Il Vizio di Caino”, “Rosso Bastardo” e “L’ultimo respiro della notte”. Suoi racconti sono presenti in diverse antologie e collabora con MilanoNera
La sensazione di aver camminato e vissuto un’avventura accanto a personaggi imperfetti, vivi, capaci di sbagliare ma sempre pronti a sorprendere.
Salottometro:


Link d’acquisto

