Un podcast ha deciso di rovinarmi la vita di Amy Tintera

Un podcast ha deciso di rovinarmi la vita Salotto Giallo

Recensione di Francesca Pica

TRAMA

Lucy da ore spulcia ricette per preparare un “pollo di scuse” ed è anche convinta che a momenti il capo la chiamerà per darle il benservito; il pollo, invece, è per il fidanzato, al quale non ha mai detto di essere la principale sospettata per l’omicidio della sua migliore amica, avvenuto cinque anni prima. D’altra parte, chi poteva immaginare che il podcast true crime del momento, Oltre la bugia, avrebbe proposto agli ascoltatori proprio il delitto irrisolto che la vede al centro di quei fatti?

È bastato il primo episodio per strapparla dall’anonimato e rovinarle la vita. Ma la verità è che la sua vita si è rovinata la notte in cui Savvy è stata uccisa e Lucy è stata trovata in stato confusionale con il vestito sporco del sangue dell’amica. Nemmeno il fatto che la sua memoria sia andata in cortocircuito ha giocato a suo favore. Per questi motivi, seppur in mancanza di prove schiaccianti, gran parte degli abitanti della cittadina texana di Plumpton aveva dato per scontata la sua colpevolezza.

A cinque anni da quella notte, Lucy è costretta a tornare nel posto dove aveva giurato di non mettere più piede, in un agosto che sembra diretta emanazione dell’inferno, per festeggiare gli ottant’anni dell’adorata nonna. Lì entra in collisione con l’odioso – ma sexy – podcaster Ben Owens, con una comunità ostile e con gli stessi affetti di sempre, ormai cambiati. Di fronte ai quali potrà solo contrapporre, nella sua ricerca della verità, l’arma più affilata di cui dispone: il suo irriducibile sarcasmo sul fondo del quale resta, tuttavia, il doloroso timore di scoprire che sono state le sue mani a far del male a Savvy

Un podcaster ha deciso di rovinarmi la vita, quindi comprerò un pollo.

Un podcast ha deciso di rovinarmi la vita è un thriller brillante, tagliente e sorprendentemente profondo, che deve gran parte della sua forza a una protagonista semplicemente memorabile: Lucy.

Amy Tintera costruisce una storia che gioca con i meccanismi del true crime, ma è nella voce della protagonista che il romanzo trova la sua vera anima.

Lucy è ironica, intelligente, inaffidabile, schietta quel tanto che basta da risultare irresistibile e, al tempo stesso, insopportabile.

Una donna che porta addosso il peso di un passato oscuro e di un’accusa mai davvero scacciata, e che ha imparato a difendersi dal mondo con sarcasmo e lucidità.

Non cerca di piacere al lettore, non chiede comprensione: racconta, provoca, devia. Ed è proprio questo a renderla così autentica. Ogni suo pensiero è una lama sottile che scava tra senso di colpa, rabbia, autodifesa e una verità che forse nemmeno lei è pronta ad affrontare.

L’ironia della protagonista è nera, difensiva, spesso spiazzante.

Serve a tenere a distanza il trauma, ma anche a destabilizzare il lettore, che non può mai abbandonarsi a una lettura passiva. La narrazione gioca deliberatamente con l’inaffidabilità della voce narrante: ciò che viene raccontato è filtrato da memoria, paura e risentimento, e questo rende la tensione psicologica ancora più efficace di quella puramente investigativa.

La verità non conta.

Per quanto riguarda la storia, il punto di partenza è semplice, ma allo stesso tempo potentissimo: un podcast true crime decide di riesaminare un omicidio avvenuto anni prima, un caso che ha segnato per sempre la vita della protagonista.

Amy Tintera

Amy Tintera è un’autrice bestseller del New York Times e di USA Today, nota per Listen for the Lie e per diversi romanzi dedicati ai giovani adulti. Listen for the Lie, il suo primo romanzo per adulti, è stato selezionato dal Good Morning America Book Club, ha vinto l’Audie Award per il miglior audiolibro mystery ed è stato finalista all’Edgar Award per il miglior romanzo, all’ITW Best Audiobook Award, al Book of the Month – Book of the Year Award e ai Goodreads Choice Award come miglior mystery/thriller e miglior audiolibro.

Il romanzo è stato tradotto in oltre venti lingue. Prima di diventare scrittrice, Amy ha lavorato come assistente in un’agenzia di talenti a Hollywood. Ha conseguito una laurea in giornalismo presso la Texas A&M University e un master in media arts/screenwriting all’Emerson College. Cresciuta ad Austin, Texas, ambienta spesso i suoi romanzi nello Stato della Stella Solitaria, ma oggi vive a Los Angeles, dove c’è molta meno umidità, anche se non abbastanza Tex-Mex.

Da quel momento, il romanzo di Amy Tintera diventa una corsa contro il tempo e contro la narrazione pubblica.

Non è solo la ricerca della verità a essere in gioco, ma il diritto della protagonista di esistere al di fuori del ruolo che le è stato imposto: colpevole perfetta, mostro mediatico, personaggio da ascoltare mentre si fa jogging.

La trama procede per rivelazioni graduali, costruite con grande controllo.

Ogni nuovo dettaglio non chiarisce soltanto i fatti, ma aggiunge complessità emotiva, ribaltando alleanze e sospetti. Tintera evita soluzioni facili e punta su colpi di scena che funzionano perché coerenti con la psicologia dei personaggi, non per l’effetto “wow” fine a sé stesso.

Il podcast che riapre il caso è il pretesto narrativo perfetto per smontare la spettacolarizzazione del dolore e l’ossessione collettiva per i colpevoli “interessanti”.

Ma il romanzo non perde mai il controllo: tensione e umorismo convivono in modo impeccabile, e il ritmo resta altissimo fino all’ultima pagina. La struttura è intelligente, la scrittura affilata, i colpi di scena calibrati con grande precisione.

Dal punto di vista stilistico, Un podcast ha deciso di rovinarmi la vita è un esempio riuscitissimo di come il thriller contemporaneo possa reinventarsi dialogando con altri media e stili di scrittura, come il cozy crime.

Tintera adotta una scrittura tagliente, veloce, ricca di dialoghi, alternando la narrazione in prima persona agli estratti del podcast che riapre il caso. Questa scelta non è solo strutturale, ma tematica: la storia si costruisce attraverso voci diverse, versioni parziali, percezioni distorte, mettendo costantemente in discussione l’idea stessa di verità.

Quello che resta, però, è soprattutto lei: una protagonista femminile fuori dagli schemi, complessa, contraddittoria, umana.

Non una vittima passiva né un’eroina tradizionale, ma una donna che prova a sopravvivere alla narrazione che gli altri hanno costruito su di lei — e a quella che lei stessa si racconta.

Nel complesso, il romanzo è una riflessione acuta sulla narrazione del crimine, sul voyeurismo del pubblico e sul modo in cui le storie, una volta raccontate, smettono di appartenere a chi le ha vissute.

È un thriller che intrattiene senza mai essere superficiale, sostenuto da uno stile moderno, consapevole e da una protagonista che guida la storia con una voce impossibile da dimenticare. Un romanzo che intrattiene, fa riflettere e lascia il segno. Cinque stelle meritatissime per una storia che dimostra quanto una protagonista ben scritta possa elevare un thriller a qualcosa di molto più potente.

Salottometro:

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