Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara
TRAMA
La settima uscita de “La Biblioteca di Lovecraft” propone cinque storie di Tod Robbins (1888-1949), sceneggiatore e scrittore americano, noto in particolare per racconti di genere horror e mystery. Freaks è quello che ispirò il film “maledetto” di Tod Browning del 1932, bandito in molti Paesi (in Inghilterra per oltre trent’anni) e trasmesso dalla nostra televisione solo nei primi anni Ottanta. Lo affiancano due novelette e due racconti brevi, alcuni dei quali inediti, anch’essi ripescati dalle riviste pulp dell’epoca, di cui H.P. Lovecraft fu appassionato lettore e collaboratore: Il ritratto vivente, I giocattoli del Destino, Odio eterno e Assenzio!.
La macabra fiaba sulla diversità di Freaks, dall’esito beffardo, trova degna compagnia in queste quattro escursioni nel soprannaturale, dai toni ora più canonici per il weird (tra fantasmi vendicativi e quadri animati), ora bizzarri e giocosi, ma solo in apparenza (tra vecchi morbosamente attratti dai giocattoli e neonati curiosamente avvezzi all’alcol). L’edizione include le illustrazioni originali delle prime pubblicazioni, è introdotta da Harden Harrison (membro fondatore della thrash band texana Rigor Mortis, che a Freaks dedicò un omonimo EP) ed è arricchita da una postfazione di Walter Catalano.
La Biblioteca di Lovecraft conferma la sua capacità di selezionare testi che hanno segnato la letteratura dell’insolito, offrendo traduzioni curate e apparati critici che arricchiscono l’esperienza di lettura.
Arriva così nelle librerie italiane, in un volume esteticamente curato, Freaks di Tod Robbins in una raccolta curata da Jacopo Corazza e Gianluca Venditti.
Se il nome di Tod Robbins non vi suona familiare, lo è sicuramente la sua eredità culturale. Robbins è stato il maestro indiscusso del “cruel tale” (il racconto crudele), un autore capace di mescolare il macabro con una satira sociale tagliente e priva di pietà.
La sua fama è legata indissolubilmente al racconto che servì da base per il leggendario e controverso film Freaks del 1932, qui accompagnato da altre quattro novelle pubblicate su riviste di settore. Nelle sue storie Robbins non si limita a usare le deformità fisiche per spaventare; al contrario, ribalta la prospettiva, mostrando come la vera mostruosità risieda spesso nell’avidità e nel cinismo delle persone “comuni”.
Mostruosità e follia alla mercé di Padre Tempo.
In fin dei conti la follia è come un fungo della mente, che per crescere esige un terreno adatto: è la malattia di una fervida immaginazione.

Tod Robbins
Tod Robbins (pseudonimo di Clarence Aaron Robbins, 1888-1949), scrittore e sceneggiatore statunitense la cui opera è ancora in larga parte da scoprire in Italia, fu autore di diversi romanzi e di antologie di racconti, molti dei quali pubblicati su riviste e pulp magazine dell’epoca.
Nelle sue opere, soprattutto nella narrativa breve d’impronta sovrannaturale, emerge l’influenza di scrittori come Oscar Wilde e Robert W. Chambers. Il suo romanzo The Unholy Three (1917) fu adattato due volte per il grande schermo (in entrambi i casi con Lon Chaney nei panni del protagonista), e il racconto Spurs fu utilizzato dal regista Tod Browning come base per il film scandalo Freaks (1932), divenuto negli anni un horror movie di culto.
Parlare di Tod Robbins significa addentrarsi in uno degli angoli più bui e affascinanti della letteratura pulp e grottesca del primo Novecento.
Nonostante uno stile poco cosmico e più terreno, Robbins fu molto apprezzato dai suoi contemporanei per la capacità di generare un senso di disagio persistente. Quel disagio che a distanza di anni continua a scorrere nelle vene dei suoi lettori. Il linguaggio è sempre asciutto e, come dicevamo, molto terreno ma è proprio questa la chiave del vero terrore.
Vecchi che giocano con le sorti del mondo. Dipinti animati. Uomini deformi. Veleni e odi eterni. Immaginazione?
Eppure, quanto pochi sono coloro che riescono a vedere la verità, anche quando viene loro mostrata! Per esempio, sentiamo da tutte le parti frasi come “quel dipinto ha vita, o questo libro vivrà”. Ciò nonostante, chi di noi crede davvero che queste affermazioni siano vere?
Tod Robbins è un autore che merita assolutamente una riscoperta, specialmente per chi ama le atmosfere freaks.
In questa raccolta si trovano i racconti Il ritratto vivente, I giocattoli del destino, Assenzio (per la prima volta su carta in Italia), Odio eterno e Freaks, tutti corredati dalle illustrazioni originali. Un lavoro di scoperta o riscoperta da apprezzare senza se e senza ma. Una di quelle pubblicazioni che ti fanno venire voglia, non solo di andare alla ricerca del celebre film e vederne finalmente le differenze marcate con la scrittura originale, ma soprattutto di vedere la realtà per quella che è: un insieme di mostri che giocano alla vita o, per dirla con le parole di Gianluca Venditti nella prefazione del volume:
il messaggio finale non è tanto un retorico “anche i mostri sono esseri umani” quanto – questo sì, realmente inclusivo – “tutti gli esseri umani possono essere dei mostri”. E va bene così. Perché sappiamo che è così.
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