Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Non chiamatemi fixer. Questa non è HBO. Nella sua professione di “risolutrice di problemi” per i più spietati investitori della Silicon Valley, Mackenzie Clyde è ormai abituata a scommettere cifre da capogiro. Ma questa volta, sembra proprio che si sia cacciata in un guaio molto più grande di lei. Il controverso amministratore delegato della startup tecnologica più in voga del momento è stato appena assassinato. Il risultato?
Miliardi e miliardi di dollari congelati che, secondo il suo testamento, verranno sbloccati solo dopo aver trovato il suo assassino. In qualità di principale investitore dell’azienda, il capo di Mackenzie rischia di perdere una vera fortuna, e con la polizia che annaspa senza sapere che pesci pigliare, spetta a Mackenzie risolvere la situazione. E in fretta.
Essendo un avvocato e non una detective, venire a capo di questo omicidio dovrebbe essere ben al di là le sue capacità, soprattutto per la lunga lista di sospettati che comprende i nomi più influenti della Silicon Valley. Ma Mackenzie è abituata a essere sottovalutata, anzi ci conta. Perché, per come la vede lei, questa non è un’indagine. È un’opportunità. E farà tutto il necessario per sfruttarla al massimo. Qualsiasi cosa.
Per l’ambientazione del suo primo romanzo, La mediatrice, Jakob Kerr sceglie di attingere alle proprie conoscenze professionali e accompagna i lettori in un affascinante viaggio nello spietato mondo delle start-up della Silicon Valley, tra open space scintillanti
La sede centrale di Journy era organizzata secondo lo stile open space che era diventato lo standard a San Francisco.
capitali smisurati e un sistema dominato da ambizione e potere:
… potrebbero non rispettare un distintivo, o il governo, o persino le richieste del proprio direttore operativo. Ma c’è una cosa che rispettano. La seguiranno ogni volta…Il denaro.
L’omicidio del CEO e fondatore di Journy, Trevor Canon,
imprenditore brillante. Instancabile, creativo, audace
costituisce il centro della narrazione, attorno al quale si costruisce una trama ricca e ben congegnata che tocca argomenti di grande attualità:
L’intelligenza artificiale sarà una tecnologia rivoluzionaria, ancora più grande di internet
L’impianto narrativo si fonda su un’alternanza continua tra presente, passato prossimo e passato remoto. I capitoli, relativamente brevi, riportano l’indicazione temporale rispetto all’omicidio, contribuendo a scandire il ritmo e ad accrescere la tensione.
L’autore introduce con scioltezza i numerosi personaggi che entrano in scena in rapida sequenza, caratterizzandoli in modo minuzioso sia fisicamente sia psicologicamente:
…la personalità affabile di Hammersmith lo rendeva solo più temibile. Raramente riusciva a decifrare ciò che pensava realmente. Dietro la risata fragorosa e il guardaroba mal assortito, Hammersmith era astuto e, quando si trattava di affari, assolutamente spietato
Anche le indagini e gli interrogatori diventano strumenti narrativi per costruire le personalità di protagonisti e comprimari, facendo emergere debolezze, pregi e contraddizioni.
La rivelazione, il punto di forza e il vero cuore del romanzo è però Mackenzie Clyde,
direttrice delle indagini dal titolo volutamente vago che ricopre da cinque anni
una protagonista che cresce progressivamente, pagina dopo pagina, fino a prendersi l’intera scena.
I ritorni al passato, alla sua adolescenza, permettono di comprenderne il carattere e le fragilità
In ogni altro contesto, per la sua altezza riceveva attenzioni indesiderate…ma sul campo da basket la sua statura era qualcosa da sfruttare. Il gioco divenne il suo rifugio, ci si dedicò con tutta se stessa
oltre alle motivazioni profonde che l’hanno condotta alla professione attuale.
Mackenzie è brillante e determinata:
Voglio controllare il mio destino…non voglio un posto al tavolo. Voglio costruirmene uno mio
capace di grande controllo emotivo e di notevole abilità nella gestione delle conversazioni.
Il viaggio più entusiasmante che la lettura offre è senz’altro quello nella sua mente: “sono implacabile”.

Jakob Kerr
Jakob Kerr è un avvocato, dirigente delle comunicazioni e scrittore americano. Prima di dedicarsi alla scrittura, Kerr ha lavorato per oltre quindici anni a San Francisco nel settore tecnologico. È stato uno dei primi cinquanta dipendenti di Airbnb, dove ha trascorso dieci anni contribuendo alla crescita dell’azienda da piccola startup a colosso globale.
Il suo primo romanzo, intitolato in originale Dead Money (2025), è stato pubblicato in Italia con il titolo La mediatrice, i cui diritti cinematografici sono stati acquusiti da Paramount Television Studios.
Il linguaggio di Kerr è tagliente, diretto, talvolta volutamente colorito, perfettamente calibrato sui personaggi e sull’ambientazione.
Il tono crudo accorcia le distanze con il lettore e rende l’esperienza di lettura coinvolgente fin dalle prime pagine. Il ritmo cresce insieme all’azione, i colpi di scena sono ben dosati e la struttura a incastri mantiene alta la tensione fino all’ultima pagina, lasciando poche certezze e molte domande. Ambizione, autodeterminazione, manipolazione e controllo attraversano l’intera narrazione, insieme a una costante ambiguità morale: i “buoni” e i “cattivi” ne La mediatrice non sono mai completamente tali.
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VOTO: 4,5

