Recensione di Samuela Moro
TRAMA
Un fiume, una famiglia, una vendetta. L’attesissimo ritorno dell’autore di Blackwater con una storia di misteri e presenze che si fanno letali nella luce fredda della luna. Babylon, Florida, 1980. Il caldo soffoca la città, le superstizioni tormentano i pavidi, i serpenti uccidono gli incauti. Un fiume oscuro corre, rapido e letale, tavolta reclamando la sua libbra di carne.
Quando la giovane Margaret Larkin scompare, è come se quelle acque volessero tornare alla sorgente, restituire chi non avrebbero mai dovuto inghiottire. Mentre una fredda luna si leva, accecante, sui peccati e le colpe di Babylon. Nessuno vuole avvicinarsi al fiume Styx, che lambisce la cittadina di Babylon, Florida. Solo i Larkin vivono in quelle terre paludose, che sono la loro fonte di sostentamento.
Eppure il fiume non è sempre stato benevolo con loro e, quando anche l’ultima dei Larkin scompare, tutti si convincono che c’è del marcio a Babylon. Ma la maledizione che sembra funestare quelle rive è poca cosa rispetto alla cupidigia e alla brutalità degli uomini. La danza macabra tra i vivi e i morti è appena cominciata.
Con L’impronta del lupo, Jo Nesbø torna a dimostrare perché il suo nome rappresenti, per molti lettori di crime, una certezza narrativa capace di coniugare tensione, profondità psicologica e complessità morale.
Il romanzo si inserisce perfettamente nella traiettoria stilistica dell’autore norvegese: una scrittura asciutta, ruvida, priva di consolazioni, che non concede scorciatoie emotive e costringe chi legge a muoversi in territori eticamente instabili.
Ambientato tra la Minneapolis del 2016 e quella del 2022, quindi prima e dopo due eventi spartiacque come la pandemia e il caso Floyd, L’impronta del lupo costruisce un impianto narrativo solido che intreccia piani temporali e punti di vista.
La struttura alterna la terza persona dedicata ad alcuni personaggi a una prima persona riservata al protagonista, soluzione che amplifica il coinvolgimento e genera una tensione costante.
Questa voce diventa uno strumento di destabilizzazione morale: il lettore viene trascinato dentro una specifica logica, costretto a comprenderla, talvolta persino a condividerne la prospettiva. Ed è qui che emerge uno dei tratti più riconoscibili della narrativa di Nesbø: l’impossibilità di distinguere nettamente tra bene e male.
I personaggi incarnano con forza questa ambiguità. Bob Oz, detective segnato da un passato doloroso e da un carattere ingestibile, appartiene alla tradizione del poliziotto tormentato.
La sua stessa ammissione
ho un problema con la rabbia
sintetizza un’identità costruita su fratture e caos interiore.
Accanto a lui si muove Kay Myers, investigatrice determinata e lucida, guidata da un saldo senso di giustizia. Il loro rapporto, osservato quasi da lontano, introduce una dinamica significativa: Bob riconosce la superiorità investigativa di Kay, ma il suo sguardo obliquo resta per lei una risorsa preziosa.
Sul piano tematico, L’impronta del lupo dialoga con alcune ossessioni tipiche del crime americano: commercio di armi, disuguaglianze sociali, violenza urbana, corruzione istituzionale.
Non si tratta di tematiche di sfondo: esse agiscono come forze capaci di modellare i personaggi e orientarne le scelte. Emblematica è una delle riflessioni sulla mobilità sociale:
negli ultimi cento anni tutti i presidenti tranne uno erano stati dei milionari
osservazione che, insieme ad altre presenti nel romanzo, incrina il mito del sogno americano.
Anche le descrizioni dei quartieri più poveri e del vissuto di alcuni personaggi in tali ambienti, dove
dopo il tramonto i parchi diventavano vere e proprie trappole
contribuiscono a costruire un’ambientazione viva e tangibile.

Jo Nesbø
Cantante, chitarrista e scrittore, in patria e non solo è stato insignito di numerosi premi letterari. Prima di votarsi completamente alla scrittura, ha fatto il calciatore di Seria A, il giornalista free-lance e il broker di borsa. Il pettirosso è il suo primo libro, votato in Norvegia come migliore crime novel. Ha scritto una serie con protagonista il detective Harry Hole.
Inoltre, ha dato alle stampe con Salani la serie per ragazzi Il dottor Prottor.
Altre sue pubblicazioni Einaudi sono: Scarafaggi, Sole di mezzanotte, Sete, L’uomo di neve, Macbeth, Il coltello, Gelosia, L’intruso e La casa delle tenebre.
La scrittura di Nesbø possiede una qualità fortemente visiva: la storia scorre come una pellicola, ma il lettore non resta spettatore passivo.
Al contrario, viene coinvolto in un’esperienza in cui ogni rivelazione sposta l’asse morale del racconto. In L’impronta del lupo nessun personaggio è semplicemente ciò che sembra: tutti si muovono in bilico su un filo teso tra giustizia e vendetta.
È proprio questa capacità di mettere continuamente in crisi certezze e giudizi a rendere la lettura magnetica.
I “cattivi” di Nesbø non sono mai mostri gratuiti, ma individui generati da circostanze e contesti; allo stesso modo, i “buoni” portano con sé zone d’ombra che impediscono qualsiasi idealizzazione.
Ed è in questa zona grigia, dove giustizia e colpa smettono di avere contorni netti, che Nesbø continua a dimostrare perché tornare ai suoi libri significhi sempre ritrovare quella tensione morale da cui non si esce indenni… anche lontano dal suo iconico Harry Hole.
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