Il tempo non aspetta nessuno di Salvo Barone

Il tempo non aspetta nessuno Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

Nella Milano degli aperitivi, dei rooftop e dei cuori solitari, il commissario Biondo e l’agente Giusy Garofalo indagano su tre improbabili suicidi. Le vittime appartengono ad ambienti diversi e nulla fa pensare all’esistenza di un collegamento, se non la presenza di una sottile corda sulle scene dei ritrovamenti.

Un tango figurato dove vittime e carnefice intrecciano passi disperati. Biondo, risucchiato nel buco nero di un triste déjà-vu, per garantire la sicurezza della sua preziosa collaboratrice sarà pronto a violare le regole. Ma questo sarà solo uno dei dilemmi che dovrà affrontare, e neanche il più doloroso.

In Il tempo non aspetta nessuno protagonista è una Milano che luccica tra i tavolini dei bar all’aperto e degli aperitivi affacciati sui Navigli, accesi dai tramonti.

Poi c’è quella che si muove furtiva, nell’ombra, tra solitudini che niente e nessuno può nascondere:

quella Milano operosa dove iniziativa e mancanza di scrupoli s’intrecciano in un abbraccio perverso.

È in questa parte della città che si muove il commissario Biondo, protagonista di un’indagine che parte da tre suicidi, forse non collegati tra loro, ma che ben presto si trasforma in qualcosa di molto più oscuro e personale.

La trama si costruisce attorno a un dettaglio inquietante: una corda, sempre presente sulle scene, quasi fosse una firma.

Non è solo un oggetto, ma diventa un filo teso tra vite sospese, apparentemente lontane tra loro.

Salvo Barone

Salvo Barone è nato a Palermo nel 1956. Bancario, ha vissuto in Sardegna per una decina d’anni e da altri dieci risiede a Como. Laureato in Scienza Politiche con una tesi sui mezzi di comunicazione di massa.

Calciomane incallito, ha una visione manichea della vita. Anche se, ragionandoci sopra, ha dovuto constatare che, più facilmente, il mondo si sostiene sul principio del “tengo famiglia” e del “vediamo di non farci troppo male”. Nel 2010 pubblica Le regole del formicaio e nel 2012 Una giustizia più sopportabile.

Salvo Barone riesce a creare un’atmosfera tesa e, in qualche misura, pittoresca: una sorta di “danza” tra vittime e carnefice, dove ogni cosa sembra già tracciata, come un viaggio verso una meta oscura.

In un equilibrio precario tra controllo e abisso, Biondo non si limita a seguire gli indizi, ma si preoccupa della sua sottoposta, l’agente Garofalo, con cui ha un rapporto particolare — padre-figlia, mentore-allieva — tanto che la decisione di violare le regole per proteggerla matura pagina dopo pagina, quasi fosse un fiore che sboccia.

Il commissario non è un eroe, ma un uomo segnato da cicatrici, timoroso di vederne nascere di nuove negli altri, soprattutto in chi gli sta a cuore.

Questa è la chiave di lettura di Il tempo non aspetta nessuno: il peso morale delle proprie scelte, il limite fino al quale si è disposti a spingersi quando il passato torna con prepotenza:

Il tempo non aspetta nessuno. Io non avevo tempo e volevo lasciare un segno. Mettere qualcosa a posto. Crimini insignificanti ai quali abbiamo fatto il callo e che le coscienze hanno definitivamente derubricato. Non li vediamo mentre scavano dentro le nostre vite.

Un noir che usa Milano come riflesso dei suoi problemi: elegante in superficie, tormentata in profondità. Un romanzo che lascia al lettore una sensazione di irrequietezza, come quando la musica finisce ma si continua a ballare, perché il tempo non aspetta e le scelte non si possono rifare.

Salottometro:

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