Gli uomini di piombo
Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
Sonny Blake non è il poliziotto da avere dalla tua parte. È l’uomo che ti vende per salvarsi. Quando Nicolaj Sobaka gli presenta il conto, Sonny fa l’unica cosa che conosce: scappa dove crede di essere al sicuro. A Plummen, cittadina costiera dove è nato e ha lasciato legami sfilacciati — e l’amico di sempre, Kurtys Chandler, ex militare depresso e annoiato.
Plummen però è in fermento per il concerto del redivivo Ronnie LaBorde, icona folk degli anni Settanta: musica alta, folla, il rumore perfetto per coprire vecchi debiti. Il ritorno di Sonny rischia di passare in secondo piano… finché i guai non bussano anche alla porta degli altri.
Tra battute al vetriolo, risse, inseguimenti, menzogne e piani mal riusciti, Plummet men – gli uomini di piombo attraversa una provincia americana disincantata, solitaria e insieme accorata, dove rancori antichi si mescolano ai nuovi e dove vittime e carnefici finiscono per darsi la caccia senza più distinguersi. Sonny se la caverà da solo o trascinerà tutti a fondo?
Il rapporto tra Plummen e Sonny Blake era qualcosa di viscerale, odio e amore che si contorcevano tra loro fino a inghiottirsi a vicenda come in una spiradi serpenti.
In Plummet Men, Sonny Blake torna a Plummen con il pretesto di partecipare alla festa di compleanno di Ronnie LaBorde, icona folk degli anni Settanta.
Al Bar Desert, il vecchio Mickey decide di realizzare qualcosa di memorabile, organizzando un concerto che celebri il passato e coinvolga l’intera comunità. L’evento diventa così un momento di confronto, capace di far emergere le fratture tra chi è rimasto e chi è riuscito ad andarsene da una città che porta ancora i segni del declino, dove le fabbriche abbandonate e gli edifici fatiscenti raccontano ogni giorno la memoria di un passato che non smette di pesare sul presente.
I lavori di allestimento ripresero a pieno regime, ovviamente privi dell’apporto di Chris, e di Sonny, che si grattò a lungo l’ispida barbetta sul mento prima di chiedere, “A proposito, si può sapere chi è sto Ronnie LaBorde?
La cittadina di Plummen nasce da una storia che rispecchia lo spirito americano, la visione di un piccolo imprenditore che si realizza nella creazione di soldatini di piombo, trasformando un’idea in un mondo concreto.
La fabbrica, all’inizio semplice luogo di lavoro, diventa presto il cuore pulsante della comunità, accogliendo centinaia di operai e le loro famiglie. Con il passare delle generazioni, gli abitanti si allontanano dalle origini, ma rimangono profondamente legati alla terra che li ha visti crescere e a un’identità condivisa.
Essere “uomini di piombo” significa far parte di una storia comune, fatta di radici profonde, memoria collettiva e orgoglio di appartenenza.
Theodore Knoks era il titolare della tavola calda, e oltre ad essere un signor cuoco era forse l’unico abitante di Plummen, dell’era post Robert Plum, a possedere una sorta di spirito imprenditoriale.
Sonny Blake è un poliziotto che torna a Plummen con il pretesto di partecipare alla festa, ma in realtà ha un obiettivo ben preciso, rivolgersi a Kurtis, suo amico d’infanzia, l’unica persona di cui può ancora fidarsi per uscire dalla spirale in cui è precipitato.
Due uomini così legati e, allo stesso tempo così distanti, perché i legami più forti nascondono rancore quando il passato resta irrisolto: scelte diverse, silenzi mai colmati e il peso di ciò che uno ha lasciato e l’altro è stato costretto a subire.
Sonny Blake è un poliziotto corrotto e in fuga, un uomo che ha venduto più di una volta la propria coscienza per salvarsi la pelle.
Intervenne Kurtys, “Sobaka l’ha rintracciato, l’ha ricattato, gli ha detto di portargli cinquantamila dollari come risarcimento danni, o in caso contrario avrebbe fatto rivalsa su di te!
Plummen si configura come un paesaggio d’ombre, in cui ogni personaggio porta inscritta su di sé una colpa.

Daniele Casumaro
Daniele Casumaro è nato a Livorno e vive in Toscana, dove gestisce un’attività commerciale. Scrittore notturno per necessità e per scelta, coltiva da sempre una forte passione per la lettura e una naturale affinità con autori marginali ma profondamente introspettivi.
Ama le storie che scavano nell’animo dei personaggi sbagliati, fragili, mai del tutto redenti. Tra i suoi riferimenti letterari spiccano Joe R. Lansdale e John Connolly, maestri di una narrativa capace di mescolare violenza, umorismo e malinconia. Plummet Men – Gli uomini di piombo è il suo romanzo d’esordio, primo volume di una saga noir ambientata in un’America ruvida e periferica, in cui la salvezza è sempre a un passo dal baratro.
La scrittura di Casumaro è asciutta, di forte impronta cinematografica, e si confronta con il miglior noir americano, pur mantenendo una radice profondamente italiana.
I dialoghi sono affilati; i silenzi, ancora più densi di significato. Il racconto alterna momenti di tensione narrativa a pause riflessive che invitano a riflettere sulla colpa, sull’amicizia e sul fatto che il cambiamento possa essere reale oppure solo apparente.
Il ritmo del racconto non resta sempre teso, ma alterna momenti di calma e riflessione, concentrando la sua energia nel finale e trovando equilibrio grazie alle introspezioni dei personaggi, senza mai perdere coerenza.
Per quattro minuti scarsi, persino Sonny e Kurtys, che se ne stavano appoggiati al bancone con la birra in mano, ebbero nostalgia di ciò che erano stati l’uno per l’altro.
Niente è lasciato al caso, dalle ambientazioni ai personaggi, alle emozioni che questi riescono a trasmetterti.
È una storia dura, sporca, realistica, dove non trovi investigatori perfettini, i protagonisti sono temerari, disillusi, cinici, spesso mezzi falliti, ma con un loro codice morale, che guida le loro azioni anche quando la situazione precipita.
Da lì non può che peggiorare, con una serie di eventi che innescano una reazione a catena magistralmente scritta.
Alla fine tutto si ricompone, tutto si incastra, e qui non si può che dare i dovuti meriti a Casumaro.
Ma quale russo, faceva finta di essere russo, tutti quelli che in quegli anni bazzicavano il carcere di Northern New, entravano da americani e uscivano che erano diventati russi!
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