Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Hazel ha tutto ciò che ha sempre desiderato. La sua agenzia investigativa è un successo, gli affari vanno a gonfie vele e sta con l’uomo dei suoi sogni. Ma tutto cambia quando la polizia di New York scopre il corpo senza vita di un amato sacerdote di quartiere… accanto a una misteriosa lettera rossa. Hazel accetta di indagare sull’omicidio per fare un favore a una vecchia amica. Ben presto, però, si accorge che il prete non è l’unico ad aver ricevuto una lettera rossa.
Ci sono altre vittime, altre lettere rosse. E una connessione inquietante con un mostro del suo passato, che credeva sepolto per sempre. Lettera dopo lettera, omicidio dopo omicidio, l’enigma si infittisce. Ogni nuovo delitto è più terribile del precedente, e più Hazel si avvicina alla verità, più l’assassino si avvicina a lei.
Così comincia a dubitare di tutto: di sé stessa, delle persone che ama, e delle certezze su cui ha costruito la sua vita. Ma per arrivare fino in fondo, dovrà trovare il coraggio di aprire un’ultima, terribile lettera rossa…
Il volto del male è spesso quello del vicino della porta accanto.
Sarà così anche in Lettere mortali?
L’attesissimo nuovo thriller di Daniel G. Miller, sin dalle prime pagine, grazie a uno stile di scrittura fortemente visivo e immersivo, trasporta il lettore sulla scena e dentro la storia, facendo presagire un lungo viaggio nell’oscurità:
Tutti i tasselli in questo caso sembrano… strani. Un prete ucciso. Un giovane accusato dell’omicidio. Un processo affrettato.
La voce narrante è affidata alla protagonista, l’investigatrice di origine coreana Hazel Cho:
Da buona investigatrice privata, ho imparato a notare ogni particolare.
Espediente narrativo che, in un thriller, si rivela sempre una scelta vincente, perché enfatizza il pathos e rafforza la connessione tra personaggio e lettore.
Una New York camaleontica,
Manhattan è come un essere umano vivo e pulsante. Durante il giorno, è energica e loquace. Quando il sole tramonta, diventa silenziosa e intorpidita. E, dopo mezzanotte o quando il clima cambia, si abbandona al sonno (…) L’unico suono è il vento che mi sibila nelle orecchie.
fredda e piovosa, fa da cornice e sfondo alla storia, riflettendo l’atmosfera cupa che permea l’intera vicenda.
L’ombra della pedofilia e di loschi affari all’interno della Chiesa cattolica,
Tutto quello che posso dire è che padre Kenneally non era poi una brava persona
e il fanatismo religioso,
L’assassino si considera Dio o solo uno strumento di Dio?
sono le colonne portanti e il centro della trama.

Daniel G. Miller
È autore di thriller di successo. Quando non scrive, gli piace contemplare gli “e se” del mondo, viaggiare con sua moglie Lexi e sedersi sul divano a guardare le partite di basket dell’NBA. Attualmente vive a Boca Raton. Con la Newton Compton ha pubblicato L’orfanotrofio sul lago e Lettere mortali.
Miller costruisce un intreccio solido e ben congegnato, che si dipana attraverso le indagini di Hazel, chiamata dalla difesa del principale accusato alla ricerca di prove a discarico.
Il ritmo accelera progressivamente seguendo l’andamento delle indagini e, contemporaneamente, il pathos sale di livello a mano a mano che si delinea il disegno criminale:
C’è uno psicopatico in giro che avvelena le persone e, a giudicare da quanto è stato meticoloso e metodico finora, sono piuttosto sicura che colpirà di nuovo.
L’autore è abile nel rendere la verità inafferrabile fino alla fine, mescolando le carte e seminando dubbi sui diversi personaggi coinvolti, a vario titolo, nella vicenda, anche se alcuni passaggi risultano un po’ affrettati e poco approfonditi.
Nel complesso Lettere mortali ripaga le attese dei lettori, confermandosi un thriller ben orchestrato che fonde psicologia e azione, offrendo la giusta dose di pathos e colpi di scena, e con una protagonista empatica, ben caratterizzata anche nel suo intimo, capace di commuovere toccando corde sentimentali profonde.
Proprio per questo stonano un po’ alcune forzature che emergono nelle battute finali e che rappresentano Hazel più come una “wonder woman” d’acciaio che come una donna fatta di carne, ossa e fragilità.
Ma non vogliamo dire di più, per non togliere al lettore il gusto della scoperta e, perché no, di dissentire con chi scrive.
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