Storia di Anna Borsa, vittima di femminicidio
Recensione di Francesca Pica

Rubrica a cura di Francesca Pica e Samuela Moro
TRAMA
Il primo marzo 2022 a Pontecagnano (SA) Anna Borsa, una giovane donna di 30 anni, viene uccisa dal suo ex compagno. Quella mattina l’assassino si reca nel salone dove lei lavorava come parrucchiera, la segue nello sgabuzzino nel quale era andata a lavarsi le mani e le spara un colpo di pistola alla tempia.
Nel 2024 Vincenzo Borsa, fratello di Anna, fonda l’Associazione Anna Borsa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere e per mantenere vivo il ricordo della sorella. In questo libro è Anna stessa a raccontare la sua storia in un monologo fatto di narrazioni, pensieri, ricordi, di parole dette e non dette.
Il 1° marzo 2022 Anna Borsa viene uccisa dal suo ex compagno nel salone di parrucchiera dove lavorava. È stato un femminicidio annunciato, poiché subito dopo la fine della loro relazione Alfredo Erra aveva iniziato a perseguitare la ragazza, che però non ha mai formalizzato nessuna denuncia nei confronti dell’ex compagno.
Mi chiamo Anna, ho 30 anni… e li avrò per sempre.
Avevo gli occhi belli. Storia di Anna Borsa è un libro che si muove su un equilibrio delicato: raccontare un femminicidio senza ridurre la protagonista al suo epilogo. La forza del testo sta proprio qui. Anna non è mai solo “la ragazza uccisa dall’ex”, ma una donna con una quotidianità riconoscibile, fatta di lavoro, affetti, progetti e desiderio di libertà.
Il racconto ricostruisce la sua vita con attenzione quasi ostinata, come a voler contrastare l’annullamento che la violenza porta con sé.
Lo stile narrativo è sobrio, essenziale, privo di retorica. Non cerca la commozione facile e, proprio per questo, emoziona di più. La scrittura è diretta, asciutta e, per tale ragione, colpisce con forza. Ogni dettaglio serve a ricostruire una vita normale, simile a quella di molte donne, e a mostrare come la violenza non arrivi mai all’improvviso, ma cresca lentamente dentro dinamiche di controllo, possesso e silenzi spesso sottovalutati.
La narrazione in prima persona, sotto forma di diario, accentua il coinvolgimento e trasporta il lettore nel mondo di Anna… molto spesso si ha la sensazione che sia proprio la sua viva voce a condividere aneddoti, sogni e progetti futuri.
Poi arrivò lui. Ci conoscemmo davanti al bar della mia amica Rosaria, anche se già lo avevo visto in giro qualche volta.
È in questi dettagli che emerge la progressiva escalation della violenza, mai urlata ma sempre presente e molto spesso normalizzata, o meglio scambiata per “gelosia”, “carattere difficile”, “amore troppo intenso”.
Nessuno può punire una scelta sbagliata con la morte. Può finire un amore, non la vita.
Un altro elemento centrale è il rifiuto del concetto di “raptus”. Il testo insiste nel demolire questa narrazione, sottolineando come l’omicidio di Anna sia il risultato di una dinamica di possesso, di una cultura che fatica ad accettare l’autonomia femminile e il diritto di dire no.
In questo senso, la storia individuale si allarga a una riflessione collettiva: Anna diventa simbolo, ma senza perdere mai la sua identità.

Valentina Iannaco
Nata a Salerno nel 1986, mi occupo di Comunicazione sul Web dal 2005, anno di iscrizione all’università.Anche se la passione per la scrittura mi ha accompagnata da sempre!Ho iniziato a scrivere su carta poesie, diari, appunti.
Poi ho scoperto il Web e mi sono appassionata alle rivoluzioni di Google.Poi ho scoperto il Web Copywriting e ho iniziato la mia formazione in questo settore.Senza mai smettere…
È così che il libro della Iannaco acquisisce il suo vero ruolo: non lo schematico racconto di un femminicidio, ma la restituzione di Anna come persona, come donna e poi come vittima.
Il titolo ha un peso specifico enorme. “Avevo gli occhi belli” è una frase che suona quasi disarmante nella sua semplicità, e proprio per questo è devastante.
Richiama ciò che resta quando tutto il resto viene tolto: l’umanità, lo sguardo, la presenza. È un modo per restituire dignità, per ricordare che dietro i numeri e le statistiche ci sono persone reali.
Uno dei punti di forza del libro è lo sguardo più ampio sul contesto sociale. Non si limita a raccontare “cosa è successo”, ma invita a riflettere sul perché continui a succedere: le responsabilità individuali, certo, ma anche quelle collettive, culturali, istituzionali.
La lettura lascia addosso rabbia e dolore, ma anche un senso di urgenza, come se voltare pagina senza interrogarsi fosse impossibile.
Non è un libro facile, né dovrebbe esserlo. È una lettura dura, necessaria, che chiede attenzione e rispetto. Serve a ricordare Anna Borsa non come un nome in un titolo di giornale, ma come una donna con una vita, uno sguardo, e sì, degli occhi belli che meritavano futuro.Inizio moduloFine modulo
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