Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
I Traversa sono una famiglia criminale pugliese che prospera a Milano da decenni. Sono riusciti a superare senza danni gli anni di Piombo e quelli di Tangentopoli. Nel 2005, il vecchio e sanguinario capoclan ha ormai quasi ceduto il comando alla figlia Benedetta, incensurata manager di successo.
Quando il nipote prediletto viene travolto e ucciso da un’auto, però, il vecchio Traversa non sente ragioni e si vuole vendicare di quello che considera un affronto personale. Non crede neppure per un istante che si sia trattato di un incidente. Anche sul fronte della polizia, che cerca da tempo di limitare lo strapotere economico dei Traversa, c’è chi si vuole vendicare.
L’ispettore Delfino ha un conto aperto e reclama il sangue dei Traversa. L’ispettore Brivio cerca di controllare il collega ma fallisce. Anche il capo di Brivio e Delfino, il vecchio commissario Pulvirenti, ha il dente avvelenato con i Traversa. Lo scontro è inevitabile e lascia sul terreno parecchi morti. Ma i Traversa non vengono decapitati. La sfida si chiuderà nel 2014, quando Expo è ormai alle porte; solo allora l’ispettore Brivio salderà il suo debito di sbirro.
Giancarlo Brivio digrigna i denti e sbuffa, ma segue docile il collega e rientra in Questura. Di Barbieri si fida. Conosce il caso quasi quanto lui stesso.
In Debito di sbirro Giacomo Traversa è un criminale potente e temuto, ama profondamente il nipote che porta il suo stesso nome, un ragazzo ancora minorenne, appassionato di auto e affascinato dalle donne.
Il giovane si ritrova coinvolto in una relazione intensa e proibita con Anna, moglie del Governatore della Lombardia, una donna adulta, colta, borghese e lucida, consapevole che non abbandonerà mai il marito né la propria posizione per un impulso dettato dalla passione. Per questo, improvvisamente, decide di troncare il legame.
Invece, alla Governatora, ormai più vicina ai cinquant’anni che ai quaranta, era successo proprio di finire invischiata in una storia di sesso sfrenato e passione travolgente.
Ma Giacomo non accetta la decisione e avvia una persecuzione ossessiva nei confronti di Anna. Spinta oltre ogni limite di sopportazione, la donna decide di porre fine definitivamente a una catena di ricatti e compie un gesto estremo che la trasforma in un’omicida. A dirigere l’indagine viene incaricato l’ispettore Brivio, affiancato dall’ispettore Delfino, chiamati a indagare sul caso e sul complesso intreccio tra la polizia e la potente famiglia criminale dei Traversa.
Non aveva accettato la decisione di Anna e aveva reagito mostrando tutta l’arroganza e l’aggressività di cui era capace.
Debito di sbirro è un romanzo che mescola il genere poliziesco con un’intensa critica sociale.
Vottari ci trasporta in un mondo di corruzione, inganno e giustizia distorta, raccontando le vicende di un poliziotto che si trova a fare i conti con i propri debiti morali e professionali.
Il suo coinvolgimento nella trama diventa sempre più profondo, poiché Brivio, pur avendo le migliori intenzioni, si ritrova intrappolato nei giochi di potere e nella difficile realtà che lo circonda. È un personaggio che, sebbene sembri essere l’ideale rappresentante della legge, non può evitare di essere contaminato dal contesto corrotto in cui opera.
L’ipotesi di omicidio volontario avanzata dal maresciallo Albini non sembra infondata né peregrina all’ispettore Delfino.
I personaggi sono delineati con precisione, ciascuno incarnando un aspetto diverso della società e della legge. Il protagonista, pur con le sue imperfezioni, risulta credibile nelle debolezze e nelle scelte che compie. I suoi dilemmi morali costituiscono il nucleo emotivo del romanzo, mentre i personaggi secondari arricchiscono la trama con vicende intrecciate a quella principale, offrendo prospettive variegate sulla vita nel crimine e sulle sue molteplici sfumature. Anche l’ambientazione, una Milano, grigia e cupa, diventa quasi un personaggio, con le sue strade e i quartieri che amplificano mistero e tensione nella storia.
Giacomo Traversa il vecchio si è convinto che se riuscirà a trovarsi faccia a faccia con il legale troverà anche il modo di usarlo per arrivare rapidamente all’assassina e farla finita con entrambi.

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Giuseppe Vottari
Giuseppe Vottari (Milano, 1967) ha pubblicato i romanzi noir La carne della tela (Robin, 2008), Una tenebra liberatrice (Mauro Pagliai, 2010) e Re di relitti e di rottami (Ensemble, 2019). Ha tradotto il romanzo di Ned Beauman Pugni, svastiche, scarabei (Sironi, 2011). Suoi racconti sono inclusi in Si sente la voce (Cartacanta, 2012), #iostoacasa (Pendragon, 2020) e Venti23 – Un’altra estate (Ensemble, 2023).
Vive a Ferrara e dal 1999 lavora come redattore e docente di Logica per la casa editrice Alpha Test con cui ha pubblicato alcuni volumi di parascolastica di argomento storico-letterario e parecchi libri-concorso con test a risposta multipla. Debito di sbirro ha vinto il premio letterario Ceresio in Giallo 2024, nella sezione Gialli nel cassetto.
Vottari adotta uno stile diretto e crudo, che non concede sconti e rappresenta la realtà senza edulcorazioni.
Il linguaggio, a volte intenso e senza filtri, serve a restituire il contesto duro e spietato in cui operano i protagonisti. La scrittura è lineare e scorrevole, ma permeata da una tensione costante che cattura e mantiene alta l’attenzione lungo tutta la lettura.
E l’ispettore Brivio chiudendo gli occhi nella lurida luce del mezzanino della metropolitana di Rogoredo si dice che finalmente, adesso, ha chiuso il conto con i Traversa e saldato il suo debito di sbirro sia con Delfino sia con Pulvirenti.
Debito di sbirro è un libro che non delude.
Vottari combina abilmente suspense e critica sociale, creando un racconto che cattura il lettore fin dalle prime pagine, pur lasciando spazio alla riflessione su temi complessi. Un romanzo che colpisce per grinta e realismo, senza timore di esplorare gli aspetti più oscuri della vita e della legge, in un mondo dove la giustizia è spesso manipolata.
A cinquant’anni suonati, e per quest’unico aspetto professionale, può ritenersi soddisfatto.
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