Recensione di Sharon Lattanzi
TRAMA
In un paese immaginario dell’Aspromonte, dove il silenzio delle montagne soffoca il grido di aiuto delle sue vittime, quattro reduci di guerra si ritrovano a fronteggiare una nuova minaccia. Ironici, disillusi, ma legati da un vincolo di solidarietà militare, diventano l’ultima linea di difesa tra una famiglia segnata dal coraggio e una cosca mafiosa decisa a cancellarne l’esistenza.
Tra atti intimidatori, giochi di potere e un conflitto che assume i tratti di una vera e propria persecuzione, la loro missione si trasforma in un’indagine nell’ombra della violenza e di una giustizia tradita. Sotto la guida del maresciallo Michele Donati, i protagonisti affrontano un avversario che prospera nell’illegalità, protetto da complici istituzionali e da un sistema collusivo che rinuncia al proprio dovere di tutela.
Un romanzo che intreccia azione e introspezione, dove la giustizia non è mai un diritto garantito dall’ordinamento, ma una scelta individuale di resistenza. Una storia che mette in scena il fallimento dello Stato e la necessità di un’etica personale, in un paese abbandonato al proprio destino da un’intera nazione.
Nessuno fa niente di Riccardo Castelli è uno scontro diretto con la realtà.
In Italia, così come nel mondo, la piaga della mafia è dilagante. Morte, traffico di armi e di persone, spaccio e manipolazione dell’ordinamento giuridico sono solo alcune delle attività illecite di queste organizzazioni criminali che, purtroppo, sono dure a morire.
Riccardo Castelli, con uno stile di scrittura degno di nota, racconta della ’ndrangheta, mettendo in luce aspetti oscuri di un’Italia corrotta fino all’osso.
Nessuno fa niente è un titolo esplicativo, rispecchia ciò che viviamo ogni giorno: la paura della ribellione è forte e tende a nascondere ciò che dovrebbe essere eradicato da troppo tempo.
La scelta dell’ambientazione è efficace: Reggio Calabria fa da sfondo a una storia che potrebbe riguardare tutti noi e che, purtroppo, nella vita quotidiana già esiste. Una terra così bella, baciata dal sole, è oscurata dal male che impervia nelle antiche vie.
I protagonisti, ben caratterizzati, si muovono veloci in una storia che non concede pause. Il lettore non faticherà a empatizzare con loro perché vengono presentati come esseri umani e non come supereroi. Il fatto di non aver concepito i protagonisti come “eroi” li pone su un piano umano importante, capace di entrare nel cuore di chi legge.
La paura della perdita e la rabbia per una corruzione infinita catturano il lettore, suscitando sensazioni di disgusto verso un mondo che fatica a cambiare.

Riccardo Castelli
Riccardo Castelli, classe ‘74, è faentino di origine e vive nella Repubblica di San Marino. Appassionato di fumetto e storia del cinema, le sue letture privilegiano i generi noir e thriller d’azione.
Nel 2010 pubblica dei contributi sull’Almanacco Luttazzi della nuova satira italiana 2010 (Feltrinelli). “Nessuno fa niente” è il suo primo romanzo.
Lo stile di scrittura di Riccardo Castelli è coinvolgente e rapido, in grado di far sentire il lettore protagonista.
Oltre alla storia in sé, il lettore si sente trascinato vicino ai protagonisti, pronto a combattere e a fare il tifo con loro. La lotta contro la violenza è paradossale, ma in alcuni casi inevitabile, e l’autore la racconta con tutta la forza, crudeltà compresa, che riesce a trasmettere.
Attenzione però: non è un libro “sulla mafia”. Non si limita a portare alla luce questa realtà.
È un libro sulle relazioni, sull’omertà, sulla paura e sulla forza di volontà.
Mostra l’immobilità non solo di un Paese, ma di tutti i cittadini, un’immobilità non scelta ma subita. D’altronde, come si può combattere un male che nasce dal ventre di chi dovrebbe proteggere?
Insomma, a conti fatti, Nessuno fa niente è un libro che deve essere letto, assorbito e rielaborato.
Salottometro:


Link d’acquisto

