Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
In una terra arsa e modellata dal vento, percorsa da profughi, assassini e peccatori in cerca di riscatto, un uomo prova a fare giustizia per un innocente. Ma la verità ha un prezzo e sono in molti a volerla nascondere. Giuseppe Galliani riporta i gesti umani alla loro radice primordiale in un esordio di purezza feroce, che esplora il confine tra violenza e grazia.
Il tenente della Forestale Ian Dabrowski è arrivato da un anno in una delle ultime steppe d’Europa, fra l’Altopiano Murgiano e la Fossa Bradanica, e ha imparato presto che la frontiera promessa può trasformarsi in un campo di battaglia. Nel pieno di un inverno nevoso, il dodicenne Gheorghe Bunget viene ritrovato senza vita. Il caso è archiviato come suicidio, ma il forestale non è convinto. Inizia così la sua indagine ufficiosa per scoprire che cosa è davvero accaduto, mentre il fratello del ragazzo, accecato dal dolore, è determinato a vendicarsi.
Le loro strade incrociano quelle di individui senza scrupoli, giunti da ogni parte per prendersi ciò che resta di un miraggio di libertà. Sullo sfondo di un paesaggio che è specchio e palcoscenico del destino, si consuma una tragedia in cui non c’è salvezza possibile, solo il riconoscimento dell’ordine profondo delle cose.
Un romanzo teso come un crime, in cui il linguaggio diviene dimora dell’anima, atto di redenzione del mondo attraverso la bellezza.
Questa feroce bellezza è un romanzo intenso e stratificato, in cui i personaggi si intrecciano profondamente con un paesaggio aspro, arcaico e carico di memoria.
Il titolo ci riporta ad una bellezza che non consola, ma ferisce, scava, mette alla prova.
La storia si svolge in un territorio selvaggio e dimenticato, lontano da ogni rappresentazione rassicurante.
Sull’Altopiano Murgiano e nella Fossa Bradanica, tra Puglia e Basilicata, e l’autore volutamente non da alcun nome di luoghi o città, perché è l’altopiano il vero e proprio protagonista.
In quei luoghi selvaggi e dimenticati si intrecciano traffici di droga e il racket del riciclaggio e dello smaltimento illecito di scorie tossiche, gestiti da spacciatori italiani e albanesi e protetti da collusioni con settori del potere e delle forze di polizia.
Un sistema criminale compatto, destinato a incrinarsi quando una guerra improvvisa scoppia tra le cosche locali e un gruppo di afghani, trasformando il paesaggio in uno spazio di violenza diffusa e quotidiana.
Quel territorio desolato, selvaggio e abbandonato da molti, diventa una terra dove si svolgerà una lotta crudele e sanguinaria per il controllo dello spaccio.
I criminali che agiscono sul campo appaiono duri e spietati, ma Galliani chiarisce presto che non sono loro a detenere il vero potere. Come recita un passaggio chiave del romanzo:
“Chi gestisce Branco? – Persone avide. Indossano giacca e cravatta e farebbero qualunque cosa per denaro e potere.”
I protagonisti della violenza diventano così soldatini sacrificabili, mossi da un potere economico e istituzionale che resta nascosto pur essendo sempre presente.
Al centro della narrazione si colloca Ian Dabrowski, protagonista complesso e irrequieto, straniero in una terra ostile, subito all’inizio della storia sappiamo che sta lottando contro una malattia maligna.
È combattuto tra il desiderio di restare e mettere radici e la disillusione di vivere in un luogo dove la convivenza si fa sempre più difficile e il malaffare appare pervasivo, talvolta più che nelle periferie dimenticate delle grandi città.
La sua è una condizione di sospensione, che riflette quella di molti altri personaggi segnati da abbandoni, partenze forzate, esili interiori.
È proprio Dabrowski a imbattersi nel corpo senza vita di un ragazzo rumeno, Gheorghe, un caso archiviato troppo in fretta come suicidio. Intuendo che si tratta di un omicidio, nonostante sia solo un tenente della Forestale, avvia un’indagine che è anche un percorso morale, indagine che lo condurrà sempre più vicino al cuore oscuro del sistema criminale.
Il romanzo è strutturato in due parti.
La prima è tesa, quasi febbrile: il territorio domina la scena e i personaggi sembrano muoversi in funzione del paesaggio, un luogo splendido e dimenticato dove regnano spacciatori e sfruttatori.
Questo furore iniziale, volutamente spigoloso, può rendere la lettura più impegnativa, ma restituisce con forza il senso di oppressione e disordine.
Nella seconda parte, invece, il racconto si fa più controllato.
I personaggi emergono con maggiore nitidezza, le loro storie acquistano profondità e la ricerca dei colpevoli della morte del ragazzo prende quota, rendendo la storia più lineare e incisiva. Il finale, visionario e quasi cinematografico lascia poi spazio ad una narrazione che potrebbe continuare.
Accanto alla dimensione noir e sociale, Questa feroce bellezza è anche una storia di sofferenze condivise e di abbandoni della propria terra, ma soprattutto di amicizia profonda, di quei legami che nascono solo quando il dolore è estremo e comune.

Giuseppe Galliani
Giuseppe Galliani è nato in Puglia, dove insegna e coltiva in silenzio. Questa feroce bellezza (Einaudi 2026) è il suo primo romanzo.
In un mondo segnato dalla violenza e dalla solitudine, Galliani mostra come l’amicizia diventi l’unico spazio possibile di resistenza e umanità.
L’ambientazione resta un elemento centrale: la Murgia e la Fossa Bradanica non sono semplici sfondi, ma luoghi che assorbono e restituiscono le fratture interiori dei personaggi, amplificando il senso di fatalità e di bellezza crudele.
Questa feroce bellezza segna l’esordio narrativo di Giuseppe Galliani, un debutto ambizioso e tutt’altro che timido, che si confronta fin da subito con temi complessi e con una struttura narrativa articolata, è un romanzo che unisce noir, romanzo sociale e racconto umano, capace di parlare di potere e criminalità, ma anche di legami, perdita e appartenenza.
Giuseppe Galliani consegna al lettore una storia dura, che non offre consolazioni facili, ma lascia una traccia profonda.
Salottometro:


Link d’acquisto

