La forma delle ombre di Andrea Magrì

La forma delle ombre Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

Nel tranquillo borgo di Belvedere, adagiato alle pendici dell’Etna, il commissario Matteo Ferrante conduce un’esistenza appartata nel tentativo di lasciarsi alle spalle un recente passato che ancora brucia. Ma la pace viene subito spezzata dal furto di una vecchia bara dal cimitero locale con, al suo interno, i resti di un’anziana signora morta e sepolta venticinque anni prima.

Affiancato dalle intuizioni brillanti di Carlo Rivoli, integerrimo comandante della Polizia Locale, Ferrante ben presto comprende che quel furto – un gesto folle e apparentemente insensato – nasconde in realtà molto di più: una pista che porta a una ragazza scomparsa nel nulla, un omicidio irrisolto e segreti che qualcuno cerca di riportare a galla. Tra pettegolezzi di paese, il ritrovamento di un vecchio diario e personaggi ambigui, che si muovono come ombre mutevoli sospese tra passato e presente,

Ferrante si troverà a inseguire una verità sfuggente, in una caccia nel buio dove ogni indizio potrebbe essere un inganno, e ogni sussurro un avvertimento. Perché il tempo, a volte, non cancella. Restituisce.

Quello che colpisce di La forma delle ombre è l’atmosfera che Andrea Magrì riesce a costruire con la sensibilità di un pittore.

Belvedere non è solo una città, ma una presenza viva, a tratti soffocante: un paesino di provincia apparentemente tranquillo, dove il commissario Ferrante ha deciso di stabilirsi per ripartire e lasciare il passato alle spalle.

Nel piccolo cimitero del paese avviene un furto: viene rubata la bara di un’anziana signora deceduta da tempo.

Un gesto bizzarro come incipit, che incuriosisce e allo stesso tempo inquieta, e che rappresenta in modo figurativo il fulcro della storia proposta da Magrì: colpe rimaste sepolte troppo a lungo e mai riparate.

Il commissario Ferrante è un uomo che tenta di andare avanti indagando sul passato altrui per non soffermarsi sul proprio e, insieme all’altro protagonista, Carlo Rivoli, comandante della polizia locale, dà vita a una coppia interessante, fatta di contrasti, intuizioni, umanità e silenzi che pesano come macigni.

Mentre prendono avvio le indagini sulla bara trafugata, emerge la pista della sparizione di una ragazza, Erika, avvenuta più di vent’anni prima e mai chiarita. Un caso che si trasforma in omicidio e che, se da una parte attrae Ferrante come una falena verso la luce, dall’altra lo costringe inevitabilmente a confrontarsi proprio con quel passato da cui cerca di fuggire.

I piccoli paesi e i borghi come Belvedere appaiono come oasi di quiete, luoghi in cui agli abitanti storici si mescolano alle famiglie arrivate da altrove.

Andrea Magrì

È nato a Catania il primo maggio 1984, dove vive e lavora. Ha una formazione scientifica, con una laurea in Chimica Biomolecolare e un dottorato in Biotecnologie. Attualmente è Ricercatore presso l’Università di Catania e si occupa di Biologia Molecolare e Neuroscienze.

Grazie al suo lavoro, ha potuto viaggiare molto e trascorrere lunghi periodi lontano da casa, in particolare negli Stati Uniti e in Israele. È da sempre un appassionato lettore di narrativa, in particolare di thriller, di musica e di cinema. Il suo romanzo preferito è Il pendolo di Foucault di Umberto Eco. Ha scoperto la passione per la scrittura qualche anno fa, nel 2018, quando quasi per gioco ha scritto il suo primo romanzo.

In La forma delle ombre di Magrì convivono siciliani emigrati al nord, lombardi e stranieri che hanno compiuto il percorso inverso: una sorta di mini “melting pot” che riflette il mondo contemporaneo.

Questa mescolanza, insieme ai numerosi personaggi secondari, contribuisce a mantenere un clima solo apparentemente sereno, mentre all’orizzonte iniziano a delinearsi ombre inquietanti.

Il risultato è una tensione costante che tiene il lettore in sospeso, come in un gioco in cui nessuno è davvero innocente e i ricordi diventano pericolosi. Sullo sfondo si avverte la presenza del vulcano, l’Etna, forza silenziosa pronta a ricordare che ciò che sembra sepolto può tornare in superficie all’improvviso.

I faraglioni neri come la pece che si ergevano fieri dall’azzurro mare cristallino, disegnando lo skyline inconfondibile dell’Acitrezza di verghiana memoria. Alle loro spalle, a’ Muntagna

Durante le indagini vengono rinvenuti i diari di Erika, una ragazza diciottenne che sognava il futuro e provava a raccontarlo al mondo sotto forma di fiaba:

una libellula si librò nell’aria, volando più lontano di quanto non avesse mai fatto prima di allora, e nel bosco si perse. Rimase immobile ammirando i colori del tramonto, fin quando un elegante animale le apparve davanti.

Pagine dense di immagini poetiche che, a una lettura superficiale, celano il suo mondo interiore.

La forma delle ombre è un noir che conduce il lettore in un labirinto di attese, silenzi, connivenze e verità taciute, scavando sotto la superficie delle persone e trasformandole. Ricorda che anche quando si sceglie di ignorare i fatti, questi non scompaiono, ma restano nell’ombra, pronti a riaffiorare quando meno ce lo si aspetta. Il messaggio che emerge con forza è che non sempre il tempo guarisce ogni ferita: a volte le conserva intatte, quasi fissate nella naftalina, per poi restituirle con gli interessi.

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