Tornare al Cairo di Denise Pardo

Tornare al Cairo Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

Rubrica a cura di Cristina Casareggio

TRAMA

Millenovecentoquaranta. A Kate Lambert bastano pochi giorni al Cairo per innamorarsene perdutamente. Si è lasciata alle spalle una Londra plumbea su cui già soffiano i venti della nuova guerra. La capitale egiziana è luminosa, rifulge perfino di notte del chiarore del deserto, una babele di odori, cibi, lingue, religioni che non conosce barriere né diffidenza, solo accoglienza e curiosità. A un primo sguardo, Kate è come molte donne inglesi, gli occhi azzurri, i capelli dorati, i lineamenti fini. La sua fame di vita però la rende diversa.

I luoghi prediletti dalla comunità cosmopolita, come il Shepheard’s Hotel e la Pasticceria Groppi, sono magnifici, ma lei preferisce perdersi nei vicoli polverosi, respirare il profumo di gelsomino e di legno di Agar, camminare lungo la Corniche del Nilo. Crede nella libertà dei suoi vent’anni che si spalancano davanti a lei come una promessa. Fino all’incontro con Hafez. Di lui non sa nulla se non ciò che vede, gli abiti occidentali, l’accento di Oxford, anche se percepisce qualcosa di sfuggente e misterioso.

Non sa ancora che Hafez ha un profondo legame con Gamal Abd el-Nasser, quel Nasser che trama insieme a un gruppo di ufficiali per rovesciare re Farouk e restituire l’Egitto agli egiziani. Che fomenta il sentimento antibriannico e l’antisemitismo dilaganti per sancire la fine del colonialismo e il nuovo corso del Levante. L’amore tra Kate e Hafez è un terremoto che li trova impreparati e li distoglie dal loro destino.

Da Londra al Cairo, da Alessandria a Beirut, arriverà il tempo della scelta fra la loro unione o l’Idea più grande che potrebbe distruggerla.

In Tornare al Cairo la dimensione privata e quella pubblica procedono intrecciate senza soluzione di continuità: le vicende personali dei protagonisti si riflettono e si scontrano con la storia politica dell’Egitto del dopoguerra, in un romanzo che fa dell’intreccio tra sentimenti e ideali uno dei suoi nuclei più forti.

La travagliata storia d’amore tra Hafez e Kate attraversa tutto il libro e diventa lo specchio delle controversie storiche e culturali dell’epoca, l’occasione per esplorare le profonde diversità sociali che alimentano tanto la ricchezza cosmopolita del Cairo quanto le tensioni destinate a sfociare nella rivoluzione. I due appartengono a

due mondi che stavano andando lentamente verso un conflitto sempre più ampio, politico e culturale, ben al di là della loro storia

e proprio questa distanza rende il loro legame potente ma al tempo stesso fragile.

L’amore tra Hafez e Kate è una forza dirompente, ma segnata fin dall’inizio da una frattura insanabile.

Gli ideali politici di lui, l’ambizione e il sogno di un Egitto libero e migliore si frappongono al sentimento, trasformando Kate in una complicazione più che in una compagna. È difficile empatizzare con Hafez: il suo maschilismo, esplicitamente riconosciuto nel romanzo:

Hafez era un egiziano maschilista

e l’idea che il bene della nazione giustifichi sacrifici privati e mancate decisioni rendono il personaggio complesso ma spesso respingente.

Cresciuto come fosse un re, affascinante e intelligente, Hafez incarna una contraddizione irrisolta: capace di sognare un futuro diverso per il suo Paese, ma incapace di riconoscere fino in fondo l’autonomia della donna che ama.

Kate emerge come una figura fuori dagli schemi, distante dai modelli femminili tradizionali:

tutto quello che rendeva felici le ragazze della sua età la lasciava completamente indifferente

Dotata di intelligenza acuta e spirito di osservazione,

mostrava di possedere carattere e di non temere il pericolo

caratteristiche che la rendono inadatta a un rapporto fondato sul possesso o sul sacrificio unilaterale. La loro relazione è attraversata dalla consapevolezza che

a volte sono le cose profondamente sbagliate a farci perdere la testa

e proprio questa consapevolezza ne segna il destino.

Se i personaggi sono tratteggiati con attenzione, il vero protagonista del romanzo resta però Il Cairo.

Più che semplice ambientazione, la città è un organismo vivo, un affresco storico e politico che prende forma rigo dopo rigo fino a imporsi come centro pulsante della narrazione. Metropoli cosmopolita e multietnica, capace di accogliere e amalgamare differenze, Il Cairo viene descritto come uno spazio in cui

la condivisione e l’unione delle diversità erano non solo normali, ma addirittura auspicabili

È una città in cui

chiunque poteva aprirsi un varco e trovare i propri simili

e dove la pluralità culturale rappresenta al tempo stesso una ricchezza e una tensione latente.

Le descrizioni svolgono un ruolo fondamentale: suoni, colori e profumi restituiscono il fascino del Medio Oriente e il caleidoscopio sociale della capitale egiziana.

Quartieri come Garden City, con i suoi contrasti visivi e umani, o le immagini delle dune di sabbia

vellutate, seducenti, ingannevoli nella loro compattezza, colorate di sole al calare della sera

contribuiscono a creare un’atmosfera densa e sensoriale, che invita a una lettura lenta e immersiva, da assaporare senza fretta.

Denise Pardo

Denise Pardo è una giornalista e scrittrice italiana. Nata al Cairo, vive in Italia dal 1961. Lavora come inviata e rubrichista del settimanale L’Espresso.

Nel 2011 ha vinto il Premio Satira Politica Forte dei Marmi per il giornalismo. Tra i suoi romanzi pubblicati da Neri Pozza, La casa sul Nilo (2022), Tornare al Cairo (2025).

Tornare al Cairo di Denise Pardo è dunque una grande storia d’amore, ma non solo.

È anche una galleria di umanità varia e credibile e, soprattutto, una ricostruzione accurata dell’Egitto del dopoguerra fino ai primi anni Cinquanta, attraversato da fermenti politici, scontri culturali e aspirazioni di libertà:

Il sentimento nazionalista misto a quello antibritannico si stava allargando senza controllo nelle caserme come nelle università

Un romanzo ricco, in cui si entra in punta di piedi grazie a una scrittura elegante e dettagliata, capace di restituire la complessità di un’epoca e di una città che, nella sua capacità di accogliere e trasformare, diventa simbolo di un mondo in bilico tra passato e futuro.

Salottometro:

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