Un’indagine dell’avvocato Contrada
Recensione di Samuela Moro
TRAMA
Dopo Come si uccide un gentiluomo, Tullio Avoledo torna con un giallo che non teme di guardare a fondo nelle debolezze umane, per raccontarcele poi con penna ironica e feroce, piena di inaspettata tenerezza. È un inverno insolito quello in cui l’avvocato Vittorio Contrada è costretto a guardare in faccia il suo passato. E quel passato ha gli occhi azzurri, la pelle morbida e l’incedere elastico di Claudia, compagna di liceo che Vittorio non vede da oltre vent’anni.
Ex barricadera dai forti ideali, Claudia ora è sposata con Eugenio Morlacchi, imprenditore green dall’incredibile successo. Ha casa a Milano, un palazzetto sul Canal Grande a Venezia, gioielli, un autista, ma soprattutto Claudia ha una figlia, Ada, e Ada ha un problema grave. Qualcuno la minaccia, uno stalker, un possibile rapitore, qualcuno che potrebbe avere un conto in sospeso col Morlacchi.
Ma a Contrada basta poco – parlarne con la sua squadra ormai rodata, la socia Gloria Almariva e il ruvido tuttofare Ciuffo, al secolo Andrea Benati – per capire che le cose non stanno affatto come Claudia gli ha raccontato fra le lacrime. Che la giovane Ada forse non è una ventenne indifesa di fronte alle brutture del mondo. Che quando le luci fuori si spengono e nel buio delle stanze si accendono gli schermi di computer e cellulari, Ada si trasforma.
Il suo segreto è di quelli che non si confessano a cuor leggero, la sua doppia vita farebbe vergognare una ragazza perbene, ma le sue ragioni sono adamantine, incomprensibili per gli adulti che la circondano e, di certo, pericolose. Salvare Ada sarà per Vittorio e i suoi un tuffo in ricordi agrodolci e insieme una corsa verso un orizzonte sempre più minaccioso. Mentre sulla città scende – lievissima, incurante – la neve.
Con Ultimo valzer di una ragazza perbene, Tullio Avoledo torna a raccontare l’universo di Vittorio Contrada, confermando e approfondendo il percorso avviato con Come si uccide un gentiluomo.
Il risultato è un giallo che rafforza l’identità della serie e mette al centro, ancora una volta, le fragilità umane prima ancora del mistero.
Vittorio Contrada è chiamato a fare i conti con un passato mai del tutto sepolto, incarnato dal ritorno di Claudia, compagna di liceo e simbolo di una stagione di ideali e battaglie.
Il loro rapporto irrisolto, segnato da ciò che è stato e da ciò che non potrà più essere, diventa uno dei fulcri emotivi della vicenda.
Accanto a loro si muove Ada, la figlia di Claudia, personaggio inquieto e lontano da ogni rappresentazione rassicurante della giovinezza. La sua doppia vita, fatta di segreti, scelte estreme e zone grigie, mette in crisi lo sguardo degli adulti che la circondano e alimenta una riflessione sul controllo, sull’incomprensione generazionale e sulla difficoltà di distinguere vittime e carnefici.
Il gruppo che ruota attorno allo studio legale appare ormai consolidato.
Gloria Almariva si conferma una presenza fondamentale: lucida, risoluta, capace di riportare Contrada alla realtà senza smussarne le contraddizioni. Tra i due si muove un equilibrio fatto di rispetto, tensione e silenzi, segnato da un passato che pesa e che entrambi faticano a nominare:
entrambi nervosi e sempre sulla difensiva, sopravvissuti a guerre di cui non parlano.
Andrea Benati, detto Ciuffo, completa il quadro con la sua ruvida schiettezza. È un personaggio costruito per contrasto (l’atteggiamento hardboiled si contrappone all’aspetto minuto), ma capace di spostare l’equilibrio di una scena con poche battute.
I dialoghi, che coinvolgono l’intero nucleo dei personaggi, funzionano come un vero e proprio motore narrativo: rapidi, sarcastici, spesso affilati, accompagnano la storia con leggerezza senza smorzarne la tensione.

Tullio Avoledo
Tullio Avoledo è nato a Valvasone (Pordenone) nel 1957. Ha esordito nel 2003 con il fortunatissimo L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi e poi Einaudi) e ha pubblicato altri quindici romanzi per Sironi, Einaudi, Chiarelettere e Marsilio.
Ha vinto il Premio Scerbanenco 2020 con Nero come la notte (Marsilio 2020) e ha partecipato al “Metro 2033 Universe”, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitrij Gluchovskij. I suoi titoli sono stati tradotti in varie lingue.
Avoledo intreccia il giallo con temi fortemente contemporanei – dall’industria del porno alle criptovalute, dalla mercificazione dei corpi alla devastazione degli ecosistemi – inserendoli con naturalezza nella trama.
Le ambientazioni, tra Milano, Venezia e Budapest, fanno da sfondo a un viaggio nelle contraddizioni del presente, mentre le passioni di Contrada (la musica, il whisky, una certa idea di eleganza fuori dal tempo) restano punti saldi di appoggio emotivo. Al centro del romanzo rimane però la sua visione disincantata dell’esistenza:
A quarant’anni passati, Contrada non crede più alla felicità. Crede semmai nell’equilibrio, nel tenere la rotta anche quando il vento della vita ti vuol portare da tutt’altra parte. Crede nell’amicizia.
Il finale, intenso e misurato, a tratti struggente, ricompone con precisione i frammenti di una storia complessa, lasciando emergere una malinconia profonda ma coerente.
Ultimo valzer di una ragazza perbene è un giallo elegante e consapevole, che affida ai personaggi il compito di raccontare un presente inquieto, confermando Vittorio Contrada come una figura interessante e umanamente contraddittoria, destinata (ci auguriamo) a proseguire il proprio cammino narrativo.
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