Quattro presunti familiari di Daniele Mencarelli

Quattro presunti familiari Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle. Questi poveri resti sono finiti nella macchia molti anni prima, solo la fatalità e le particolari condizioni ambientali hanno potuto salvaguardarli. A occuparsi del caso sono i carabinieri di Latina, nella persona del maresciallo Damasi e dell’appuntato Circosta, un giovane senza tante pretese né qualità, ma con una fame insaziabile di esperienza.

Bisogna dare un nome a quelle ossa, per questo vengono convocate quattro persone, quattro presunti familiari. In tutto tre famiglie che hanno denunciato, in epoca compatibile con lo stato dei resti, la scomparsa di un loro caro. Chi avrà lo stesso DNA recuperato dallo scheletro vincerà una lotteria lunga anni di speranze e ricerche vane. Potrà finalmente piangere il proprio congiunto sparito nel nulla.

Daniele Mencarelli in questo romanzo fa qualcosa di nuovo e forse di inaspettato.

Attorno a un enigma che agita nei personaggi parole segrete risvegliando spettri di dolori irrisolti, ci mostra un mondo nerissimo, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. A raggrumarlo, a cementarne le fondamenta, c’è un’energia che viene da lontano, che mai è scomparsa e sempre si trasforma, cristallizzata nelle strade, nell’architettura, nella storia di una città, Latina, che per alcuni continua a chiamarsi Littoria.

Un’energia che entra nei corpi e nelle menti, diviene pulsione odiosa, deflagrazione di virilità frustrata, gesto feroce e autorità implacabile, divisa d’ordinanza e consuetudine alla sopraffazione, scansione di ordine e gerarchia. In queste oscurità si muovono le anime che Mencarelli come pochi sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla disperazione, intossicate da errori e sogni.

Dentro diloro si annida il tesoro più prezioso, la luce di una redenzione e di un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità, senza vincoli e coercizioni.

Lo scheletro era poggiato dentro un’insenatura della roccia, mischiato all’erba.

In Quattro presunti familiari la vicenda è ambientata in un paese della provincia di Latina, dove il rinvenimento di uno scheletro apre un’indagine volta all’identificazione del cadavere.

L’inchiesta è affidata ai carabinieri di Latina, in particolare al capitano Damasi e all’appuntato Circosta, giovane militare alle prime esperienze operative. Tra i presenti sul luogo vi è anche il brigadiere Liberati. I quattro presunti familiari sono i congiunti della probabile vittima ritrovata nel bosco, convocati per sottoporsi agli esami genetici necessari all’attribuzione di un’identità allo scheletro. L’esito delle analisi del DNA consentirà a uno di loro, dopo molti anni dalla scomparsa, di piangere finalmente il proprio caro.

I quattro presunti familiari della vittima iniziarono, con modalità diverse e più o meno decoro, a piangere e a chiedere.

Il protagonista e io narrante è il giovane carabiniere Emanuele Circosta, insicuro e sensibile, che fatica a integrarsi con colleghi prevaricatori e arroganti, talvolta violenti e poco rispettosi delle regole.

Il suo punto di riferimento morale è il maresciallo Damasi, di indole discreta, riservato e taciturno, ma profondamente orientato al rispetto della legge e della giustizia. Circosta è succube del collega violento e corrotto Liberati, che lo tratta con disprezzo e in modo apertamente ostile.

Il maresciallo Damasi era un buon maresciallo, buono nel senso che non soffriva d’esaltazione o cattiveria. Era uno schivo, il senso di questa parola l’ho capito veramente grazie a lui.

La narrazione mette al centro quattro figure legate da un apparente legame familiare, che si rivela più formale che affettivo.

Ciò che emerge non è una situazione anomala, ma una condizione sorprendentemente diffusa: far parte di un gruppo identificato come “famiglia” senza sentirsi realmente riconosciuti.

Mencarelli, con una scrittura intensa, scarna e profondamente morale, capace di interrogare l’esperienza umana nei suoi momenti di massima fragilità, introduce già nel titolo uno dei nuclei tematici centrali del romanzo: la famiglia non come dato biologico o istituzionale, ma come costruzione incerta, talvolta provvisoria e spesso fragile.

I quattro presunti familiari della vittima sembravano i personaggi di un presepe senza bambinello, di quei personaggi meccanici che compiono sempre la stessa azione.

Daniele Mencarelli

Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974. La sua produzione poetica si afferma soprattutto grazie alla raccolta Bambino Gesù, Edizioni Nottetempo.

È autore di cinque romanzi, tutti pubblicati da Mondadori: La casa degli sguardi (2018, Premio Volponi, premio Severino Cesari Opera Prima, premio John Fante Opera Prima), Tutto chiede salvezza (2020, Premio Strega Giovani, da cui è tratta per Netflix la serie omonima), Sempre tornare (2021, Premio Flaiano per la narrativa), Fame d’aria (2023, Premio Clara Sereni) e Brucia l’origine (2024, Premio Ugo Riccarelli).

La prosa di Mencarelli possiede una profonda capacità di esplorare l’animo umano in tutte le sue sfaccettature, emozioni, contraddizioni, zone d’ombra, e la costante alternanza tra bene e male.

Non teme di mostrare la meschinità più cruda, incarnata qui dal Brigadiere Liberati, né la disperazione dei quattro presunti familiari che, a tratti, assume tinte grottesche e disturbanti, rivelando pienamente la loro fragilità. Questi ultimi non sono semplicemente legati da vincoli ambigui, sono figure simboliche, ciascuna portatrice di una ferita, di un’assenza o di una colpa che sfugge a ogni definizione.

Il signor Martelli sembrava rinfrancato da quello sfogo, le sue guance avevano ripreso il colore rosso contadino di sempre.

Le descrizioni sono sempre suggestive e cariche di autenticità, mentre il ritmo della narrazione è ben calibrato nell’alternanza di capitoli più o meno brevi. La ricerca dell’identità della vittima si trasforma così in una spasmodica competizione emotiva tra i quattro presunti familiari, ciascuno di loro brama di porre fine alla sofferenza devastante dell’incertezza e non mostra pietà per gli altri, con i quali condivide lo stesso destino, quello di non poter piangere fino in fondo la morte del proprio caro.

«Anch’io non posso fare altro che augurarvi un po’ di tranquillità, so che è difficile per voi, ma dovete pensare al domani»

Oltre alla storia individuale, Mencarelli esplora temi universali, quali l’elaborazione del lutto, la solitudine e il sottile equilibrio tra egoismo e solidarietà.

Il linguaggio è diretto e preciso, le descrizioni ricche e mai ridondanti, e ogni dettaglio riflette con delicatezza l’animo umano.

Gli occhi del signor Martelli mi guardavano come fosse la prima volta, ebbi la stessa sensazione che provai di fronte a quelli bellissimi di Lucio Marini.

Quattro presunti familiari restituisce dignità narrativa a personaggi marginali o interiormente spezzati, senza mai scivolare nel patetico.

La compassione di Mencarelli non è indulgente, è esigente, e invita il lettore a un coinvolgimento etico oltre che emotivo.

È un libro sulla famiglia, certo, ma soprattutto sulla fragile possibilità di incontrare l’altro, di comprenderlo e di trovare, anche per un istante, un senso di appartenenza condivisa.

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