Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
Roma, 1822. Marzio è un uomo tormentato dai rimorsi e dai rimpianti. Dopo gli orrori della campagna di Russia, vissuti da giovane chirurgo al seguito dell’armata napoleonica, deve ora nascondere i suoi trascorsi e le sue simpatie politiche in una città oscurantista in cui brulicano le spie pontificie. Membro della confraternita dei Sacconi Rossi, che si fa carico di raccogliere e seppellire sull’isola Tiberina le vittime del Tevere, vi assolve con discrezione il compito di anatomista, stendendo anonime relazioni sulla causa delle morti. Oltre a dargli da vivere, quel lavoro gli permette di portare avanti in segreto gli studi sull’elettricità animale.
Nel periodo al seguito di Napoleone, infatti, Marzio è stato introdotto alle controverse teorie di Galvani e Aldini, e ha intravisto un enigmatico papiro egizio che sembrava anticipare di millenni le scoperte scientifiche più recenti. Da allora, la speranza di poter davvero riportare le anime dall’aldilà non ha mai lasciato i suoi pensieri. Perciò il suo sconcerto è massimo quando, tra i corpi rigurgitati dal fiume in piena per le incessanti piogge autunnali, trova quello di una donna che, invece dei segni di annegamento, reca chiare tracce di folgorazione, proprio mentre in città circolano voci su un carro dei morti che si aggira di notte in prossimità dei cimiteri e lungo le sponde del Tevere.
Qualcuno sta forse sfidando la morte eseguendo esperimenti non sui cadaveri, bensì sui vivi? Aiutato da Martina, orfana ribelle, amante e complice, Marzio si lancia in una ricerca frenetica nel mondo sommerso di Roma, dove tra palazzi signorili e vicoli invasi dal fango, resti di templi e bordelli, convegni di carbonari e retate degli agenti del papa, qualcosa di oscuro e pericoloso, che viene da un passato lontano, sta per compiersi…
L’anatomista delle ombre è uno di quei romanzi che non fanno rumore.
È un giallo storico capace di prenderti piano piano, con lentezza, per lasciarti assaporare il viaggio nella storia che stai compiendo.
Giulio Leoni, questa volta cambia un po’ strada rispetto ai suoi libri più famosi.
Niente Dante detective, niente enigmi letterari. Ne L’anatomista delle ombre Leoni entra nel buio vero, quello fatto di cadaveri, bisturi e sensi di colpa, con un’ambietazione essa stessa protagonista.
Roma e il suo Tevere (ma non solo) non sono solo sfondo della vicenda ma vivono con i personaggi e si impossessano spesso della scena.
Siamo nella Roma del 1822, una città pesante, controllata, dove è meglio non farsi notare troppo. Una città dove fede, superstizione e scienza provano a convinvere generando troppo spesso conflitti irrisolvibili. Il Tevere, si sa, in quegli anni restituisce più segreti che pesci e la scienza è vista come qualcosa di pericoloso, quasi blasfemo.
L’atmosfera de L’anatomista delle ombre è sempre cupa, sporca al punto giusto, e funziona molto bene.
Pagina dopo pagina sembra calare il buio più fitto. Le ombre, non solo quelle della città Eterna, ma anche quelle degli animi umani, si fanno ad ogni pagina sempre più pesanti. Leoni sembra costruire un’atmosfera prima che una storia.
Il protagonista, Marzio D’Alessio, non è il classico investigatore brillante. È un ex chirurgo militare traumatizzato dalla guerra, uno che la morte l’ha vista fin troppo da vicino. Ora seziona cadaveri per i Sacconi Rossi e si porta dietro un’ossessione bella pesante: il galvanismo, ovvero l’idea che l’elettricità possa rimettere in moto un corpo morto.
Lungi da pensare che quella de L’anatomista delle ombre di Leoni sia una lettura distensiva.

Giulio Leoni
Giulio Leoni è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie in particolare alla serie dedicata alle avventure di Dante Alighieri, tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo.
I suoi interessi vanno soprattutto agli aspetti meno conosciuti e più controversi della Storia, elementi che trasporta spesso nei suoi romanzi, dove anche le trame più sorprendenti si sviluppano su uno sfondo storico ricostruito con precisione, e in cui personaggi reali e finzione narrativa s’intrecciano, dando vita a un teatro delle ombre enigmatico e affascinante.
Morte, sapere e ossessioni sono il motore di questo giallo storico in cui Marzio si lancia in una ricerca frenetica nel mondo sommerso di Roma, dove tra palazzi signorili e vicoli invasi dal fango, resti di templi e bordelli, convegni di carbonari e retate degli agenti del papa, qualcosa di oscuro e pericoloso, che viene da un passato lontano, sta per compiersi.
Quando salta fuori un cadavere “strano”, con segni che non tornano, Marzio si ritrova invischiato in un’indagine che non è solo un giallo, ma anche una riflessione su fin dove ci si può spingere in nome della scienza.
E no, non è un Frankenstein in salsa pop. È tutto molto più realistico e disturbante.
C’è anche Martina, che per fortuna non è la solita comparsa romantica, ma una presenza forte, concreta, che tiene Marzio ancorato alla realtà e rende il tutto più umano.
Martina, con tutto il suo candore, la sua ingenuità infantile, e ancora la fiducia in un mondo che pure laveva respinta in fondo al pozzo del vivere civile, che laveva nutrita a malapena di carità e che ora, cresciuta, si apprestava a gettarla sulla strada, poteva trovare solo quello che la strada aveva da offrire. Nessun bravo giovane si sarebbe fatto avanti a sostenerla, nessuno.
Il ritmo non è velocissimo, va detto. Qui non si corre: si osserva, si ragiona, si entra nelle ossessioni del protagonista. L’anatomista delle ombre risulta perfetto per un pubblico sofisticato, amante delle atmosfere cupe, oscure e filosofiche.
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